Recensione lycanthropus regia di Paolo Heusch Italia, Austria 1961
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Recensione lycanthropus (1961)

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locandina del film LYCANTHROPUS

Immagine tratta dal film LYCANTHROPUS

Immagine tratta dal film LYCANTHROPUS

Immagine tratta dal film LYCANTHROPUS
 

Una ragazza di un collegio di rieducazione femminile viene trovata uccisa, assalita si pensa dai lupi, nei dintorni boscosi dell'istituto. Le indagini portano a scoprire una fangosa storia di ricatti. La studentessa non sarÓ l'unica vittima di violenza. Il bel finale del film svelerÓ una sorpresa egregiamente costruita nella sceneggiatura.
Horror gotico di fascino cult, Ŕ la terza pellicola per Heusch (suo pseudonimo, Richard Benson) noto per il suo esordio col film La morte viene dallo spazio, del 1958. La sceneggiatura di Licantropus Ŕ firmata da Ernesto Gastaldi che si sceglie lo pseudonimo Julian Berry.

Il lycantropus o lupo mannaro Ŕ una figura mitica popolaresca ricca di varianti raffigurative a seconda dei tempi e dei luoghi, in questo film sembra funzionare per lo pi¨ come specchio di un male reale che affligge inesorabilmente l'umanitÓ dai primordi della civiltÓ, quale pu˛ essere il sacrificio dell'istinto per il bene comunitario.

La teoria sul disagio della civiltÓ non pu˛ non trovare un legame associativo anche con questo film. L'approfondimento teorico freudiano sul tema ha tracciato percorsi mitici, storici, culturali di estremo rilievo in grado di sostenere tutt'ora come valida l'ipotesi dell'origine della nevrosi a causa della repressione o l'addomesticazione degli istinti, divenuti oggi sul piano della coscienza qualcosa di molto pi¨ sfumato indicabile per esempio con il termine pulsioni ma che nell'inconscio conservano ancora un potenziale di rilievo che pu˛ divenire a seconda delle circostanze molto pericoloso.
La bestia filmica che assale per il gusto di uccidere e non per il bisogno di sfamarsi, oppure che incute paura non per timore di perdere il controllo vitale sul proprio territorio ma per prolungare il piacere, non ha niente di animalesco, si tratta ancora e sempre di un agire umano.
La bestia mitica dei racconti non Ŕ altro che l'uomo stesso ferito nell'istinto desiderante primario pi¨ intimo. L'uomo non poteva e non pu˛ essere solo animale in quanto dotato di un'intelligenza e coscienza esistenziale molto diverse, per mezzo delle quali si vedeva e si vede proiettato inesorabilmente verso la costruzione di un futuro societario diverso, pi¨ complesso di quello animale, pi¨ ricco di sicurezze.
Sono sicurezze che implicavano e implicano sempre pi¨ una tornitura dell'istinto a vantaggio della ragione civile destinata per˛ a dar soddisfazioni pulsionali compensatorie non a tutti i membri della societÓ. Quest'ultimo aspetto comporta conflitti umani immani, stravolgenti, deturpanti i volti e gli sguardi dei perdenti sociali fino a far assumere loro sembianze mostruose, disumane.

Il mostro allora Ŕ la figura umana deformata che dice di come qualcosa del primario istintuale represso ritorna e funziona nel presente, precisamente quando certe cose vanno storte nelle vicende del civile quotidiano, quando traumi e insoddisfazioni di desideri di tipo simbolico raggiungono livelli non pi¨ sopportabili e l'uomo non riesce pi¨ a contenere la spinta che ne deriva, che Ŕ sintomatica, creatrice cioŔ di un piacere spesso criminogeno, perverso e patologico.
Il mostro quindi, come in questo film, diventa una vittima, un paziente, un oggetto di studio, con responsabilitÓ di ci˛ che compie limitate, diventa una testimonianza scomoda di un civile che per molti cittadini fallisce quotidianamente nelle sue funzioni.

Lo sbocco a cui porta il film Ŕ denso di conseguenze, pone le istituzioni di fronte a un bivio drammatico: nascondere il processo primario che Ŕ in atto con tutta la sua potenza criminogena in ogni essere umano fin dalla nascita e che in questo caso comporta la condanna del mostro alla pena di morte o al carcere a vita, oppure dare rilievo scientifico ai crimini compiuti dal mostro e attuare misure di prevenzione e dissuasione dal compiere reati studiando anche il contenente culturale del luogo in cui avvengono i crimini. Questa seconda strada essendo pi¨ costosa e difficile spesso Ŕ abbandonata o appena abbozzata dalle istituzioni.

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Recensione a cura di Giordano Biagio - aggiornata al 10/10/2016 15.32.00

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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