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ZOMBIE HOSPITAL regia di Elza Kephart

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Invia una mail all'autore del commento tylerdurden73     4½ / 10  17/06/2013 11:00:11Nuova risposta dalla tua ultima visita » Rispondi
Poteva essere un'insolita reinterpretazione della figura dello zombie ed invece è solo un'accozzaglia di intuizioni miscelate male. Il film di Elza Kephart si distingue perché raccontato tramite la soggettiva del "mostro", con zombie intelligenti che oltre all'esigenza di sfamarsi seguendo la classica dieta a base di carne umana provano emozioni e sentimenti. E' il caso dell'infermiera Patsy, sognatrice e bruttina; dopo essere stata contagiata anzichè cominciare a decomporsi si tramuta in un'irresistibile femme fatale a patto di mangiare con una certa frequenza. Con camice cortissimo e autoreggenti in bella mostra irretisce il belloccio (e stupido) medico di cui è da sempre innamorata. Sfortuna vuole che il bellimbusto sia fidanzato e la promessa sposa, all'idea di essere cornificata, passi alla controffensiva.
La rilettura grottesca in chiave horror di melense dinamiche tipiche della soap-opera è spunto non da poco, ma la storia si incaglia presto senza trovare sbocchi interessanti o particolarmente frizzanti. Molto basso il livello di splatter, funziona pochino l'approccio grottesco e le citazioni sono lì più a far colore che altro. Discreta la regia basata su alcune inquadrature ricercate, molto buona la colonna sonora e anche la trovata di girare in bianco e nero. La pessima qualità degli scarni dialoghi sembrerebbe trovare giustificazione nel fatto che la pellicola inizialmente doveva essere muta in onore del cinema dei tempi che furono, omaggiato evidentemente dalla suddivisione in capitoli.
Idee di partenza originali ma noia e povertà di mezzi fanno passare in secondo piano tutte le buone intenzioni.