caratteri piccoli caratteri medi caratteri grandi Chiudi finestra

IL SEGRETO DELLA SPADA DEL SOLE regia di Isao Takahata

Nascondi tutte le risposte
Visualizza tutte le risposte
adrmb     8 / 10  08/03/2018 10:21:47Nuova risposta dalla tua ultima visita » Rispondi
Oh, io lo premetto, quando si parla di Takahata sono assolutamente di parte, da qui il voto "alto" per questo lungometraggio d'animazione in grado di scaturire un fascino visivo e una suggestione pazzesca seppur riconosca il fatto che probabilmente non è invecchiato bene-bene-bene.

Importantissimo storicamente come primo, fulgido esempio in Giappone di "animazione per adulti", animazione che si emancipa dai modelli umoristici Disney e incanala le tematiche proprie delle lotte sindacaliste sessantottine, periodo di uscita del film e anzi, frutto stesso delle pretese degli animatori nei riguardi della dirigenza TOEI.

L'ossatura è da fiaba fantastica non particolarmente complicata: l'eroe Hols dopo aver assistito alla dipartita del proprio padre ed aver estratto una spada invincibile salvando un gigante di roccia dovrà difendere un villaggio de angherie dello stregone cattivo di turno (un cuginetto di terzo grado di Chernaborg di 'Fantasia' lol). E' ovvio che partendo da queste premesse l'epilogo non potrà che essere prevedibile, d'altronde non poteva essere altrimenti con i limiti imposti dalla produzione. D'altronde Takahata pur non avendo ancora maturato il pessimismo de 'La tomba delle lucciole'. D'altro canto Takahata non manca certamente di sparare qualche cartuccia più autoriale e degna dello stile che andrà levigando in poi (facendo un paragone, si può accostare questo titolo nella carriera del Maestro a Beautiful Dreamer per Oshii).

Comunque c'è da specificare che anche nei punti di trama meno personali (diciamo la prima mezz'ora) la messiscena è comunque superba per un film d'animazione sessantottino, figurarsi giapponese poi (certo, non è 'Pinocchio', ma il risultato non manca certo d'impressionare) con un uso massiccio del widescreen e profondità di campo per rimarcare la portata visiva dell'opera. Da segnalare in tal senso la scena d'apertura della lotta di Hols contro i lupi e da rimpiangere quella dell'assalto degli stessi al villaggio resa tramite fermo-immagine per mancanza di budget.

Comunque, passati i primi trenta minuti elegantemente diretti (vedasi la scena della morte del pescatore con repentino cambio di cromatura e passaggio da colori caldi al bio malinconico della notte) ecco che compare il personaggio di Hilda e il film acquista una caratura superiore: Takahata non manca certo di soffermarsi sulla psicologia della donzella costruendo un personaggio complesso e complessato, lontanissima dallo stereotipo delle figure femminili dell'animazione americana. Nnella cura dei tanti piccoli gesti della sua persona, nell'enfasi dei suoi repentini cambi d'umore c'è Takahata al 100%, la malinconia che saprà infondere ai suoi personaggi femminili più belli, Clara, Anna, Taeko, non per ultima la principessa splendente (di cui Hilda rappresenta a tutti gli effetti una sua nonnina artistica... lol). Non fatico a pensare che il personaggio di Hilda abbia influenzato profondamente anche le donne di Miyazaki.
E insomma, con la comparsa di Hilda abbiamo una drastica riduzione della componente action e un massiccio concentrarsi sulla sua psicologia, l'ambivalenza tra natura demoniaca e le sue pulsioni e sentimenti umani (l'epilogo anche su questo versante è, ovviamente prevedibile) pur in una dimensione . Bello come sia infusa profondità anche agli animaletti di Hilda (sicura influenza disneyana) facciano uno step ulteriore e diventino specchio di un'autoanalisi che fa Hilda su se stessa nella scena del prato, probabilmente la più psicanalitica del film. Poi lo ribadisco, l'esito di questo conflitto interiore è più che prevedibile, in accordo con la trama principale, tuttavia non può che impressionare la maturità insita in esso in un film animato del '68, con alle spalle solo prodotti ludici per bambini.

Non ho ancora fatto menzione dell'aspetto musicale, indubbiamente curato: notevoli tutte le sequenze di musica diegetica, sia i travolgenti canti corali (stupenda la scena della pesca che le meravigliose esibizioni folk-acustiche di Hilda, lira e voce, gran bei momenti musicali per me valorizzati sempre dallo stile elegante e malinconico di regia.

In generale quindi, una perla assolutamente da riscoprire, in grado di brillare di luce tutta sua. Da marzo sarà disponibile una nuova versione in DVD con il formato corretto e sottotitoli fedeli ai dialoghi giapponesi.