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SUSPIRIA (2018) regia di Luca Guadagnino

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Macs     7 / 10  19/01/2019 18:42:12Nuova risposta dalla tua ultima visita » Rispondi
Il canovaccio originale viene rispettato, ma poi usato come base di partenza per una riscrittura della sceneggiatura, un suo arricchimento e, mia personale opinione, miglioramento. Miglioramento perché Guadagnino aggiunge elementi di suggestione, sensualità, carica emotiva e persino politica, estranei all'opera argentiana. Per oltre due ore, prima del delirante finale, si assiste a (1) una costruzione d'atmosfera e (2) una ri-costruzione storica affascinantissime. Le musiche aiutano moltissimo il punto (1), Yorke fa uno splendido lavoro discostandosi completamente dal mood che generavano le note dei Goblin, ma non per questo edulcorando il trasporto emotivo generato dalla sua colonna sonora. Riguardo il punto (2), Guadagnino fa un lavoro eccellente e ho avuto per tutto il tempo la sensazione di essere davvero immerso nel 1977 tedesco, nella cupezza di quegli anni bui per la storia e per l'anima dell'uomo. (grande mano in questo data dalla fotografia desaturata). E che dire della scena "gore" finale.. al di là del colpo di scena narrativo, che in definitiva può starci, azzeccatissima è la scelta di editare certi passaggi in slow motion con la musica di Yorke, anche lei al rallentatore, che sottolinea l'ineluttabilità di quello che ci viene mostrato come un rito di passaggio primitivo, ancestrale, potentissimo.
Le attrici (visto che uomini in pratica non ce ne sono) sono bravissime, la Johnson dimagrita e sensualissima recita con una... "sfumatura" di crudeltà perfetta per tutta la durata del film, su cui certamente ha fatto un gran lavoro Guadagnino, anche in vista della preparazione del finale. La Swinton poi è la solita dea del cinema, aiutata già dal suo viso estremamente espressivo, riesce a dar vita a 3 personaggi tutti memorabili.
Il film non è privo di difetti comunque. In primis, alcuni passaggi narrativi sono un po' frettolosi, e appare chiaro che il montaggio in post-produzione ha generato tagli anche sostanziosi - peraltro inevitabili, vista la durata già dilatata della pellicola. Certe scelte di sceneggiatura non sono poi immediatamente comprensibili né comunicate correttamente, e si chiariscono solo a una seconda visione. Apprezzo quando un film fa vivere allo spettatore la seconda visione come un'occasione per cogliere particolari aggiuntivi, riferimenti ad altre opere o anche interni che alla prima visione inevitabilmente sfuggono in quanto l'attenzione dello spettatore si focalizza sui macro-passaggi. Quando però la seconda visione è indispensabile per chiarire passaggi essenziali della sceneggiatura, è indice di una certa imperfezione e nebulosità nel meccanismo narrante.
Comunque avercelo un sequel di questo film / reboot di "Inferno", che vada a materializzare una nuova "trilogia delle streghe" à-la-Guadagnino.