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CLIMAX (2018) regia di Gaspar No

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Jolly Roger     7½ / 10  22/03/2019 11:15:37Nuova risposta dalla tua ultima visita » Rispondi

Molto disturbante, molto intelligente, ma anche un po' troppo manieristico e forzato.

______________________________Spoileroso_____________________________

I punti di riferimento non esistono più.
Gli ideali non esistono più. E, anche laddove ancora esistano, suonano tanto pomposi e tanto urlati da risultare vuoti e falsi – come, ad esempio, la gigantesca bandiera francese, che fa il paio con la frase in sovrimpressione: "un film francese, orgoglioso di esserlo".
Perché oggi anche l'amor patrio, come tante altre cose, è urlato da ignoranti che l'amor patrio manco sanno cos'è, se non una scusa per avercela con qualcun altro, come il tifo per la squadra di calcio, o per sentirsi migliori per nascita, visto che di meriti non se ne vede alcuno.
W la Francia suona qui come sinonimo di W la libertà.
Una libertà pomposa e urlata, tanto da risultare anch'essa vuota, priva di riferimenti e ideali, e falsa – perché, con segno opposto, diventa opprimente come la stessa privazione della libertà. E così, mentre una ballerina ci dice che "E' giusto scegliere se abortire o no", appare una frase in sovraimpressione che dice "il nascituro non può scegliere di nascere un'altra volta". Non mi pare una critica all'aborto (o almeno io non l'ho letta come tale), pare invece una riflessione intelligente sull'aspetto più pericoloso di questa libertà "sfrenata", ovvero la perdita del significato delle cose, del loro valore, il pericolo che l'assenza di (errati) limiti esterni si ripercuota però sulla cancellazione di (idonei) limiti interni, quelli imposti dal buon senso, della morale, dalla nostra stessa umanità. Non quindi una critica alla libertà in sé, ma ai suoi effetti collaterali: una massa di zombi che si muove con apparente sinuosità in balli che, con il procedere della festa, diventano sempre più isolati e spersonalizzati, come se i ballerini fossero automi, animali meccanici, "cose" che si muovono in modo alienato e creando un effetto grottesco, come quello che avrebbero la musica ed il movimento della ballerina di un carillon se il meccanismo partisse improvvisamente in un teatro di guerra.
La telecamera ruota vorticosamente tra i ballerini ad imitare lo stesso movimento vorticoso delle loro anime che, in questa gigantesca placenta, galleggiano vorticosamente superando i limiti di ogni legge o morale, in una spirale discendente che conduce ad un mondo sottosopra, dove tutta la sporcizia interiore, che ribolle in loro - repressa - nella vita quotidiana e che spesso viene sublimata in voglia di sballarsi, sfonda il coperchio e viene a galla, priva ormai di ogni argine.
Viene a galla la rivalità estrema, nascosta sotto orde di reciproci complimenti melensi e smancerie dopo il primo ballo, tra i ballerini che si accusano l'un l'altro di aver drogato la sangria fino a insultarsi, picchiarsi o a uccidersi.
Vengono a galla l'astio e l'invidia, che culminano con l'aborto procurato a calci.
Vengono a galla gli istinti incestuosi di un fratello nei confronti della sorella.
E anche un bambino, in questo mondo distorto e al contrario, può diventare "colpevole", perché con la sua nascita ha "rovinato" la carriera come ballerina di sua madre, un bambino che finisce per essere "nascosto" in uno sgabuzzino per proteggerlo da un mondo alla quale la madre appartiene, senza riuscire a rinunciarne fino in fondo.
La sangria è la chiave che sprigiona i demoni. Ma la sangria è stata realmente drogata con LSD? Oppure no? E se sì, chi avrebbe messo la droga? E soprattutto perché?
Sono domande che non hanno risposta, perché nella vita di tutti i giorni non ce l'hanno. Ognuno vive e vede la sua piccola parte del tutto, così piccola da non poter comprendere più il senso globale, senza più capire il chi, il cosa ed il perché, ed arrivando a smettere di chiederselo nell'impossibilità di avere una risposta. Gli unici punti fermi sono gli uomini della polizia, in piedi ed immobili nell'ultima scena, e il loro cane che sembra un cerbero, stagliato come un'ombra su una porta che si apre su un mondo rosso, straniante e sottosopra, come l'Inferno, dove le anime stanno appese ad un filo e ondeggiano a testa in giù, come pendoli senza senso.

C'è però una scena, alla fine, che mi lascia un forte dubbio.
Una ragazza, in camera, con un libro intitolato "LSD" sul letto, che si mette il collirio negli occhi (probabilmente corretto con la droga). Infatti, il suo sguardo si rivolge al cielo, completamente in estasi – e il suo viso sfuma in un bianco lattiginoso, proprio come se stesse vedendo il Paradiso.
Forse è stata lei a drogare tutti.
E forse non c'è un perché.
Lo ha fatto solo per lo sballo.
Solo per vedere il Paradiso.
Solo perché altri vedessero il Paradiso con lei.
Poco importa se qualcuno, lungo il "viaggio", ci rimette le penne – perché anche "morire è un'esperienza meravigliosa". Sì, anche morire è uno sballo.

Forse, quindi, siamo noi ad accanirci troppo, ogni volta, a cercare un Chi, un Cosa, un Perché.
Spesso abbiamo già tutte le risposte davanti agli occhi e la spiegazione è così semplice, anzi così stupida, che il nostro cervello non riesce nemmeno a categorizzarla e renderla intellegibile, o comunque digeribile.