fai bei sogni regia di Marco Bellocchio Italia, Francia 2016
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fai bei sogni (2016)

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locandina del film FAI BEI SOGNI

Titolo Originale: FAI BEI SOGNI

RegiaMarco Bellocchio

InterpretiValerio Mastandrea, BÚrÚnice Bejo, Fabrizio Gifuni, Guido Caprino, Barbara Ronchi, Miriam Leone, Nicol˛ Cabras, Dario Dal Pero, Arianna Scommegna, Bruno Torrisi, Manuela Mandracchia, Giulio Brogi, Emmanuelle Devos, Roberto Di Francesco, Fausto Russo Alesi, Pier Giorgio Bellocchio, Piera Degli Esposti, Roberto Herlitzka

Durata: h 2.14
NazionalitàItalia, Francia 2016
Generedrammatico
Tratto dal libro "Fai bei sogni" di Massimo Gramellini
Al cinema nel Novembre 2016

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Trama del film Fai bei sogni

E' la storia di una difficile ricerca della veritÓ e allo stesso tempo la paura di scoprirla. La mattina del 31 dicembre 1969, Massimo, nove anni appena, trova suo padre nel corridoio sorretto da due uomini: sua madre Ŕ morta. Massimo cresce e diventa un giornalista. Dopo il rientro dalla Guerra in Bosnia dove era stato inviato dal suo giornale, incontra Elisa. La vicinanza di Elisa aiuterÓ Massimo ad affrontare la veritÓ sulla sua infanzia ed il suo passato.

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Voto Visitatori:   6,30 / 10 (5 voti)6,30Grafico
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Voti e commenti su Fai bei sogni, 5 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

wicker  @  16/03/2017 19:32:32
   6½ / 10
l'elaborazione del lutto secondo Bellocchio ,non in modo sacrale e religioso ma in modo laico e razionale come infatti il personaggio non casualmente giornalista di Mastrandrea è.
Film a tratti difficile anche da seguire per via di tanti flashback fatti di silenzi taciuti e verità negate .. sostenuto da un grande Valerio che da solo ormai vale il prezzo di ogni suo film !

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  12/03/2017 21:53:03
   6½ / 10
Un giornalista di successo, dalla fama crescente, ma nonostante questo porta con sé l'irrisolto della sfera domestica legata alla sua infanzia. La morte di sua madre che non ha mai superato, perchè non ha mai saputo il perché e il come era morta. Come nell'ora di religione, ancora la figura materna al centro di questo dramma che riaffiora a galla senza soluzioni di continuità, diventando ormai una costante a cui gradualmente il personaggio di Mastrandrea si avvicina. Il tempo scorre in avanti senza aver fatto i conti con il proprio passato. La famiglia che nasconde la verità per proteggerlo da piccolo, la famiglia che nasconde la verità fino all'età adulta. Ed è una prospettiva diversa, infanzia e vita adulta. Il film mi ha suscitato qualche perplessità in alcuni momenti, ma è solido nella sua essenza e nella sua ricerca ossessiva di un senso apparentemente sfuggente.

76mm  @  14/11/2016 13:15:17
   6 / 10
Bellocchio deve aver visto nel romanzo autobiografico di Gramellini gli spunti giusti per firmare un nuovo capitolo del suo discorso sulla famiglia, istituzione notoriamente poco amata dal regista piacentino, concentrandosi in particolare sul rapporto più viscerale e ombelicale che possa esistere fra esseri umani, ovvero quello madre/figlio – figlio/madre, e del modo in cui lo spezzarsi prematuro di questo legame, quando non completamente metabolizzato, possa ripercuotersi per tutta una vita.
Il regista si mette al servizio della storia e confeziona, caso raro nella sua ultracinquantennale filmografia, un film per tutti i gusti, quasi per famiglie mi verrebbe da dire, rinunciando alla rabbia e al furore che ne hanno contraddistinto una lunga parte di carriera e che si sono andati sempre più affievolendo nel corso degli anni, così come anche alla consueta galleria di personaggi grotteschi di cui di solito i suoi film pullulano, con la parziale eccezione di quello interpretato da Gifuni che però è più caricaturale che altro e poco funzionale per la narrazione.
Il film risulta pertanto corretto e scorrevole ma poco personale, Bellocchio non è riuscito a farlo suo, forse per paura di tradire lo spirito del romanzo (che non ho letto).
I personaggi non riescono a lasciare il segno, a parte il sempre bravo Mastandrea, che però fa sempre lo stesso ruolo da anni, come se in Italia fosse l'unico in grado di interpretare i personaggi malinconici e tormentati (un po' come succede per Margherita Buy per quelli nevrotici)…la Leone è puramente decorativa e non si capisce l'utilità del suo personaggio, la Bejo rappresenta l'improbabile stereotipo della dottoressa da film, giovane, bella, comprensiva e con un sacco di tempo a disposizione per ascoltare gli sfoghi del primo sconosciuto complessato che le si rivolge (quanti di voi nella realtà si sono imbattuti in un personaggio del genere girando per ospedali?), e anche il prete di Herlitzka è un po', come dire, annacquato, considerando la nota avversione di Bellocchio per la religione e i suoi rappresentanti.
Il finale, seppur molto didascalico nel suo simbolismo, mi è piaciuto…però una cosa non sono proprio riuscito a capirla, forse perché non ho letto il romanzo, e nel film non viene molto chiarita



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Sabatoun  @  13/11/2016 11:29:58
   5 / 10
Film piuttosto dimenticabile, salvato da un enorme mastandrea senza il quale avrebbe preso un 4 pieno . 2 ore e un quarto della vita di questo massimo che non affascinano mai , non appassionano mai , in Kosovo, in una discoteca , a una riunione di lavoro , l'idea di costruire il film su continui flash back è interessante, ma qui il risultato è solo confusione e noia perché non c'è corrispondenza tra le varie scene : solo un frullato insapore della vita del protagonista ! Fa male al cuore vedere un grande come herlitzka in una pellicola di tale miseria. Film che sicuramente può appassionare i soloni del cinema tipo questo qui sotto, agli altri suggerisco di spendere altrimenti i loro denari .

3 risposte al commento
Ultima risposta 18/11/2016 08.47.13
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Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  13/11/2016 02:12:57
   7½ / 10
Un po' come dire "L'ora di religione" parte seconda. Bellocchio elabora il lutto dalla parte del Laico colpendo soprattutto per la notevole intensita' - ottima la prova di Mastrandrea - di un Dolore che, alla fine, accomuna tutti, i laici gli atei e coloro che vivono cercando di dare una risposta spirituale - toccante il dialogo di Massimo col prete. L'aspetto metaforico del film, che sciorina l'espressionismo cinematografico di Murnau e altri - come un disperato bisogno di Risposta dai demoni dell'immaginario o interiori - puo' risultare visivamente azzeccato ma meno interessante. Massimo che tenta con fatica di liberarsi dall'edificio conflitto con un padre freddo e mentore trova la sua forza esprimendo una ferita elaborata per tanto troppo tempo. Un film (anche) bellissimo nonostante qualche caduta di tono. Un Bellocchio che da' comunque, spesso, il meglio di se'

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