il cuoco, il ladro, sua moglie e l'amante regia di Peter Greenaway Gran Bretagna 1990
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il cuoco, il ladro, sua moglie e l'amante (1990)

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locandina del film IL CUOCO, IL LADRO, SUA MOGLIE E L'AMANTE

Titolo Originale: THE COOK, THE THIEF, HIS WIFE AND HER LOVER

RegiaPeter Greenaway

InterpretiRichard Bohringer, Helen Mirren, Michael Gambon, Alan Howard, Tim Roth

Durata: h 2.00
NazionalitàGran Bretagna 1990
Generedrammatico
Al cinema nel Novembre 1990

•  Altri film di Peter Greenaway

Trama del film Il cuoco, il ladro, sua moglie e l'amante

In un elegante ristorante gestito dal cuoco francese Richard si reca quotidianamente a mangiare il volgare e feroce bandito Albert, con i suoi scagnozzi e la moglie Georgina. Quest'ultima si innamora di un solitario avventore: i due diventano amanti. Nonostante la protezione di Richard, Albert si vendica atrocemente, ma la risposta di Georgina è altrettanto spietata.

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Voto Visitatori:   8,53 / 10 (43 voti)8,53Grafico
Voto Recensore:   9,00 / 10  9,00
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Voti e commenti su Il cuoco, il ladro, sua moglie e l'amante, 43 opinioni inserite

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Goldust  @  21/12/2018 09:28:34
   7 / 10
Pellicola non facile quella di Greenaway eppure estremamente interessante, sia come costruzione che come messaggio allegorico. Con semplici movimenti di macchina che altro non sono che lunghe carrellate orizzontali il cineasta gallese amplifica la portata della sua opera, muovendosi tra scenari teatrali sempre uguali ( un garage, una cucina, una sala di un ristorante ed un bagno ) amplificando il senso di straniamento dello spettatore. E' un elegante tuffo in un girone dantesco fatto di violenza e perdizione, di egoismo e volgarità, in cui i colori caldi e freddi della messa in scena ( dal confortevole rosso del ristorante si passa in un attimo al gelido bianco del bagno ) giocano un ruolo cruciale almeno quanto le azioni sullo schermo. Certo, il gioco è parecchio schematico e le intemperanze di Albert e della sua cricca - costantemente urlate a squarciagola - stancano già dopo dieci minuti; eppure conviene rimanere avvinghiati a questo strano divertissement fino alla fine, per assistere alla sua eccezionale chiusa.

Danae77  @  13/11/2015 22:10:40
   9 / 10
Voce bianca come il candore dei suoi capelli, paggetto di cibo e sesso….storia intrisa e contrisa. Getto d’acqua sulla coscienza che linda la sozzura dipinta di rosso. Piacere dei sensi, potere elettrico…dal limbo al paradiso, dallo scarlatto al verde al candido. Il talamo come un castello errante, nascosto da un angelo francese. Cani randagi affamati, segugi immondi, sporchi di percosse e di orchidee violate. Bottoni spinti all’ombelico, pagine soffocanti disprezzo. Disperazione di un’alba solitaria. Testimonianza da afferrare, la cucina della specialità. Un giorno da ricordare, belato da porcile. Corteo di grande stile, il godimento è servito, fumante. Un passaggio minaccioso, il servo umiliato, le mani tremolanti..il boccone della vita, il disgusto dei porci, raffinata lezione in un fuoco d’artificio.

Invia una mail all'autore del commento Suskis  @  21/04/2014 14:13:07
   7½ / 10
Estremamento costruito e autocompiaciuto, è un film frutto di una regia ricercata e di certo non banale. I temi sono il cibo e il sesso, da un lato, come inutile antidoto contro la morte. Così come vuoti ed inutili sono, passione, cultura, denaro, o qualsiasi altro aspetto umano del film: l'unica cosa che regnano sono il disfacimento e la decadenza. Ottimi i personaggi (Gambon su tutti) e pretestuosa la storia (così come il bizzarro e discutibile finale). Volendo, anche lento e pesante nella sua sistematica ripetitività. Ma ci può stare.

_Hollow_  @  11/02/2014 02:13:06
   10 / 10
Il classico film che bisogna aver visto per poter dire di conoscere un po' il Cinema.

Non è raro vederlo in dispense per studenti e i motivi sono tanti. Innanzitutto è anche solo uno spettacolo per gli occhi: i colori delle stanze, quelli dell'abbigliamento che si modificano in modo camaleontico, fino al quadro alla parete preso come spunto per l'arredamento della sala e gli abiti dei personaggi. A questo poi si aggiunge la regia fenomenale, con i vari movimenti di macchina compresi quei piani sequenza attraverso le varie stanze seguendo i movimenti dei personaggi. Da questo posso ricollegarmi subito al simbolismo, di cui la pellicola e impregnata. Il movimento dei personaggi nelle varie aree del ristorante fino al bagno riflette quello del cibo nel nostro organismo; i protagonisti del titolo simboleggiano le diverse classi sociali nell'Inghilterra tatcheriana (la cannibale) nascondendo un significato di estrema denuncia politica; eccetera, eccetera, eccetera.
Le musiche poi come da tradizione per Greenaway sono di un certo Nyman, che penso di aver già descritto da qualche altra parte (probabilmente Lezioni di Piano e Gattaca) come uno dei più grandi geni viventi.

Un film difficile, sia da decifrare che da vedere, è comprensibile che possa annoiare un po' e la sua lentezza m'ha tentato sul calare un po' il voto, ma mi sembrerebbe quasi un insulto al vero cinema ...

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Angel Heart  @  15/07/2013 12:01:59
   5½ / 10
Strano, particolare, bizzarro, teatrale, surreale, tutto quello che volete, ma lungi per me dall'essere un capolavoro, anzi, rimango stupito dalla media e dalla portata dei commenti che vedo qui, davvero.
La storia non è assolutamente niente di particolare e, a parte gli ultimi dieci minuti, riserva ben poche sorprese; dei quattro personaggi del titolo, personaggi con il quale è impossibile entrare in empatia, solo il secondo ed il terzo (una Mirren con un corpo niente male) possiedono un minimo di spessore... degli altri due sappiamo solo che uno è un cuoco che si masturba mentalmente a guardare il terzo ed il quarto far l'amore, e che l'altro è appunto l'amante (piuttosto brutto) con una passione per i libri, basta; i dialoghi sono spossanti monologoni senza capo nè coda, o meglio presi a sè stanti hanno anche un senso ma sembrano messi lì giusto per dar fiato alla bocca e creati ad hoc in modo che i cinefili intellettualoidi a fine visione abbiano qualcosa su cui discutere (mi riferisco soprattutto al logorroico antagonista); infine la regia... ritmo a parte, davvero piatto (sic!) praticamente tutto il film è un ripetitivo piano sequenza tra strada, ristorante e toilette, che dopo già venti minuti ti fa cadere le palle a terra, per non parlare dei vostri poveri occhi messi costantemente sotto tortura da quanto vengano accentuati i colori fin troppo accesi delle tre location principali (rispettivamente blu, rosso e bianco). Forse sto Greenaway (che ammetto non avevo mai sentito prima) pensa che basti così poco per diventare il Kubrick di turno...

Comunque niente da fare... probabilmente è un mio limite, anzi lo è sicuramente, ma non ho nè recepito il messaggio del regista nè tantomeno sono rimasto coinvolto da questa storia, ripeto a mio avviso lineare, noiosa e mal raccontata. Lascio perdere...

Cinema non di facile assimilazione e decisamente non per tutti i gusti (il classico film ricco di simbolismi e chiavi di lettura che per capire devi metterti ad indagare nel web) che è meglio che si tenga il suo pubblico e basta.

Accidenti a te DogDayAfternoon ;)

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Ultima risposta 15/07/2013 21.39.39
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Larry Filmaiolo  @  12/07/2013 00:03:17
   9 / 10
Complimenti al recensore.
Una vera e propria tragedia greca, la cui carica simbolica travalica qualsiasi delimitazione culturale e/o razionale... Greenaway genio, soprattutto ma non solo visivo.

Lory_noir  @  30/06/2013 21:54:37
   7½ / 10
Il cuoco, il ladro, sua moglie e l'amante è la storia d'amore clandestina tra Georgina, moglie del boss Albert, e un libraio. A fare da sfondo è il ristorante francese di Richard, in cui tutti fanno il possibile per nascondere e proteggere tale relazione.
Sin da subito salta all'occhio l'originalità del film che è il risultato del contrasto tra atmosfere e personaggi reali che ricordano i sobborghi delle grandi metropoli, e luoghi, oggetti e personalità surreali. Questa unione rende l'ambientazione del film somigliante ad un futuro distopico che tende sempre di più al fatiscente, al troppo, al disturbante, alla prepotenza di personaggi come Albert e i suoi scagnozzi che si contrappone al posatezza del libraio, sempre solo. La vicenda mi ha rimandato proprio ad una lotta sociale di un'ipotetica resistenza, costituita dal personale del ristorante, dal libraio e da Georgina, che combatte queste personalità autocratiche come il marito che sostiene l'inutilità dei libri ed è il manifesto della bassezza. Inoltre, a metà del film, sarà proprio un magazzino di libri a fare da rifugio alla coppia di amanti.
Tecnicamente mi è piaciuta molto la fotografia, il fatto che ogni ambiente avesse un suo colore dominante e che, cambiando ambientazione, cambiasse anche un accessorio del vestiario dei personaggi (tranne, appunto, all'interno della libreria). Le musiche inoltre sono sempre appropriate nell'accompagnamento della scena.
Un film molto particolare, dai toni fortemente grotteschi, che punta volontariamente ad un contrasto di gusto e disgusto e che per questo può piacere o meno. Sicuramente però è un esperienza sensoriale originale. Io lo promuovo largamente.

DogDayAfternoon  @  17/05/2013 20:32:54
   7½ / 10
Uno di quei film a cui pensi per giorni e giorni dopo averlo visto. L'inizio non è un granchè, piuttosto sottotono direi, ma dall'abboccamento in bagno la storia si fa sempre più interessante e complici delle scelte stilistiche straordinarie e originali da parte del regista il tutto prende una piega particolare. Sicuramente Greenaway con questo film va fuori dagli schemi, propone qualcosa di diverso e per questo va premiato. La trama è forse un po' debole ma una buona sceneggiatura e una fotografia meravigliosa compensano il difetto.

Gruppo COLLABORATORI atticus  @  07/12/2011 14:45:25
   9 / 10
Grandiosa metafora gastronomica su sesso e società, ispirata alla piéce di John Ford "'Tis pity she's a whore", già alla base del sottovalutato "Addio fratello crudele" di Patroni Griffi.
Greenaway al meglio, un film straordinario!

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Gruppo COLLABORATORI SENIOR Ciumi  @  28/07/2011 08:25:16
   8½ / 10
Il triangolo amoroso, il più antico e forse usato tema in svariate forme d'arte, si offre a Greenaway
come la figura attorno alla quale rappresentare, in toni decisamente forti, diversi contrasti - amore, violenza, romanticismo, depravazione, sottomissione, vendetta, cibo, morte - suggeriti soprattutto per mezzo delle scenografie, curate secondo il gusto pittorico del regista, in chiave barocca e simbolista, tra effetti teatrali quali cromatismi esagerati o fumi.
Dal rosso intenso del salone da pranzo, alla nivea intimità del bagno ove, quando vi entra dall’altro locale, il colore è un riflesso rosato, passano tali contrasti; o più in generale dal ristorante, luogo di piaceri famelici, con la sua cupa cucina immensa e il suo losco parcheggio, alla libreria, segreto nido d’amore, raggiunto in un metaforico viaggio dai due amanti nudi, tra merci di carni in putrefazione. Contrasti che passano, inoltre, dal vociare continuo del marito padrone - sono in lui adunate pressappoco tutte le bassezze umane - al silenzio sospeso degli innamorati, o alla dignità del cuoco.

Come già ne “La grande abbuffata” di Ferreri, il simbolismo, la ridondanza e la teatralità della messa in scena, sono ovunque conditi da forti elementi d’iperrealismo - vomito, cani, sangue, animali morti, mèrda - il cui sapore arriva a prevalere e, sempre come nel film di Ferreri, si finisce con l’avvertire un certo senso di pienezza. Sensazione che l’ironia vagamente Bunuelliana (a ricordare il regista spagnolo sono soprattutto la perversità e l’assurdità del rapporto coniugale) stempera in parte.
Cala forse negli ultimi minuti, in alcuni dialoghi, e nel finale, dove a mio parere si banalizza.

Tragedia greca, grottesca, pregna di significati, lenta a digerirsi - non esita a torturare putti, a ingozzare pagine di rivoluzione, a cucinarsi amanti.


PS: questo film me l'ha consigliato Kater, una persona stupenda alla quale devo molto, prima di tutto l'abbandono delle orribili pellicole francesi con le quali mi drogavo prima di conoscerla.
Adesso ho smesso, ho scelto la vita, grazie Kate!

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Ultima risposta 06/10/2011 20.38.05
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Oskarsson88  @  12/01/2011 23:50:37
   6 / 10
particolarissimo... però duro da digerire

Manu90  @  16/12/2010 15:30:41
   8 / 10
Primo film che vedo di Greenway, e difficilmente lo dimenticherò. Diavolo, terribile sto film in alcuni tratti; regia ottima, "teatrale" non saprei come definirla meglio, ottimi interpreti e scelte cromatiche per quanto riguarda la fotografia azzeccatissime. Un trinomio sul cibo-sesso-violenza davvero spiazzante. Sarcastico e feroce come pochi.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  17/10/2010 22:12:00
   7½ / 10
Multistrato come Compton House, dall'apparato visivo straordinario con na moltitudine di cromatismi che accentuano i contrasti fra i vari personaggi. e' un film che non ha un'interpetazione univoca, ma un sottotesto basato sulla simbologia dei personaggi, offre un significato politico a questa opera di Greenway sardonica e piena di humor nero. Ho la sensazione che il regista tenda ad essere troppo narcisista, però il tono del film in questo caso molto sopra le righe, giustifica qualche ridondanza di troppo.

paride_86  @  08/10/2010 02:43:07
   8½ / 10
Un film sorprendente e denso di significato che trova, però, nella forma il suo punto di forza. Lo splendore delle luci, dei colori, delle scenografie e il gioco dei costumi lo rende unico.
L'umorismo grottesco e cattivo, invece, fa di questo film un piatto per soli cinefili.
Ottimi attori.

Febrisio  @  03/10/2010 11:50:29
   8½ / 10
Prima di guardarlo, volevo essere sicuro di voler guardarlo. Non m'ispirava per niente, malgrado già dal titolo, avremo voglia di scoprire i personaggi e collocarli in una storia. Peccato che non l'abbia fatto prima. Il cuoco, il ladro, sua moglie e l'amante, è un film geniale, nel proprio vero senso della parola.

Il film attrae per vari aspetti, riuscendo a comunicare con più aneddoti. In una parola, ci-ne-ma. Pur rimanendo un film non convenzionale, può piacere a molti. Lo si può guardare semplicemente come film noir grottesco ironico. Ci si potrà divertire solo con esso. Essendo scarno di scenografie, caricaturale, preferendo la staticità, riferendomi più alla prima parte, lo spettatore si ritrova con tanti simbolismi, ben vogliato a desiderare darne un significato. Questa è la parte migliore del film. Esagero dicendo "un film di genere giallo", con lo spettatore come investigatore, che come in un punta e clicca, al di fuori della scena, come se fosse sulle gradinate del teatro, osserva le scene che girano da destra a sinistra e vicecersa, alla ricerca di ogni indizio dei multeplici che ci possano portare ad un significato globale dell'opera.

Dal film se ne potrà trarre varie conclusioni, usando il cibo come metafora centrale, su vari temi, anche personali, avendo però come risultato una sua moralità. Non significa che ciò sarà giusto o sbagliato in quel che pensiamo, ma lascerà il nostro spazio, a seconda delle nostre esperienze relazionali. Il significato voluto dal regista credo rimarrà più elaborato e mirato, che più visioni aiuteranno ad aggiungere indizi.

Cani, popolo, colori, politici, ladri, automobile, scagnozzi, insegne, lettere, lavapiatti, canti, angelicoquadri, governo, potere, libro, idealisti, adulterio, amore, egoismo, testimone, rivolta, unione, libertà... son gli ingredienti per un film tutto da mangiare e gustare, portata dopo portata, sapendo che una volta concluso, non ancora sazi e incitati dalla curiosità, aggiungeremo significati per soddisfarne il palato.

pinhead88  @  01/10/2010 17:27:45
   7 / 10
Primo film di Greenaway che vedo. Molto teatrale, grottesco e con una velata dose di ironia macabra, curioso soprattutto dal punto di vista stilistico e weird al punto giusto. Fotografia dove prevalgono i toni scuri, ma personalmente in linea con il contesto narrativo avrei preferito una cromaticità leggermente più chiara così da dare maggiore intensità al tutto. In definitiva un buon film.

gandyovo  @  29/12/2009 16:20:31
   9 / 10
un'opera d'arte. unico più che raro.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR elio91  @  10/12/2009 18:21:22
   10 / 10
Ci sono lunghi periodi di tempo in cui commenti film dignitosi o imbarazzanti ma non capolavori. Mi è capitato per un paio di settimane,quasi un mesetto. Ora,forse a causa dell'influenza,mi sto rifacendo alla grande da tre giorni a questa parte. Metto 10 raramente,fino ad oggi lo avrò messo si e no 12 o 13 volte su quasi 340 commenti.
Ero molto perplesso all'inizio del film. Non ho mai amato particolarmente Greenaway e,a parte Il ventre dell'architetto che è stato per me il suo primo film,non mi ha mai dato ciò che mi aspettavo. "Il cuoco,il ladro,sua moglie e l'amante"è un film perfetto,uno di quei film che non vedo l'ora di rivedermi. Ne Giochi nell'acqua il connubio era acqua-morte. Qui è cibo-morte con tutto ciò che ne deriva. è la cura del regista verso una storia particolare e gli ambienti,splendidi,è incredibilmente minuziosa e curata. Non so che altro dire di questo film dal punto di vista della sceneggiatura,ma credo sia una storia che contiene in sè molti elementi da scoprire e analizzare (basta vedere tra le righe anche la feroce critica al consumismo). Helen Mirren molto brava (e pure bona,scusate)ma il migliore è Michael Gambon che poi altri non è che il Silente di Harry Potter. Non riuscirò più a vederlo con gli stessi occhi.
La potenza visiva del regista è magnifica,ora non vedo l'ora di vedere altro di lui. Poi magnifiche anche le musiche del fedele Nyman (spero si scriva cosi) che danno un senso di epico nel finale. Finale eccezionale,come la pellicola.

Gruppo COLLABORATORI ULTRAVIOLENCE78  @  01/03/2009 13:34:15
   8 / 10
Ne “Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante” rifulge alla grande tutta la vena artistica di Peter Greenway, altresì noto –prima ancora che come cineasta- nella veste di pittore: ne è dimostrazione la scenografia fastosa, imponente, curata nei dettagli, ove luci e colori generano un’atmosfera a dir poco suggestiva, nella quale i numerosi e lunghi piano-sequenza mettono in risalto l’impostazione teatrale dell’ambientazione e della narrazione (peculiarità che, insieme con la suddivisione in capitoli, verrà riproposta da Lars Von Trier in “Dogville”).
Forse eccessivamente intellettualoide nel modo di trattare l’intreccio amore-sesso-cibo-violenza-morte, ma indubbiamente intrigante per la prospettiva in chiave grottesca che offre, la pellicola si presenta come nitido esempio di cinema “d’essai” destinato a palati fini.
Attraverso forti contrasti scenografici/simbolici (evidentissimi nel passaggio dalla trivialità del convivio all’ambiente immacolato della toilette), Greenway inscena lo scontro tra la brutalità, la volgarità dei sentimenti bassi e la purezza, l’innocenza dell’amore fino al prevalere dei primi sul secondo, come manifestano ampiamente i delitti perpetrati con modalità da contrappasso dantesco, nei quali il fattore determinante è quello della vendetta (chissà quanto il Quentin Tarantino di “Kill Bill” è debitore a quest’opera).
La connotazione macabra e “disgustosa” del film (“La grande bouffe” aleggia) sono controbilanciate da un fine sarcasmo nero nonché da un tono surrealista quasi “bunueliano”, i quali contribuiscono a generare il distacco tra gli eventi narrati e lo spettatore (più che la sua immedesimazione), così come già anticipa l’espediente teatrale del sipario posto in apertura.

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Ultima risposta 01/03/2009 13.58.01
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Dan of the KOB  @  07/10/2008 23:18:25
   8½ / 10
Un orgia di colori fotografata in modo divino!
Una storia grottesca, romantica e sensuale, con un finale fantastico!
Un'autentica opera d'arte!

donfabios  @  17/09/2008 16:45:37
   9 / 10
humour nero e immagini forti, mai scontato e prevedibile. Cura delle immagini certosina e maestosa. Bellissimo film.

xxxgabryxxx0840  @  04/09/2008 12:46:29
   8½ / 10
Un film che è arte allo stato puro, un regista completamente fuori dagli schemi. Guardatelo e ne rimarrete affascinati!!

Gruppo COLLABORATORI Zero00  @  23/07/2008 11:02:07
   9½ / 10
Questo film è pura arte. Non ho mai visto nulla di questo regista, ma questo film è un piacere per gli occhi. Cattivissimo, con personaggi al limite del grottesco. Quasi insopportabile in alcuni passaggi (e in questo mi ha ricordato Dog Ville). Lunghi piano sequenze e carrellate a gogò, molto teatrale, con cromatismi perfetti. Interpretazioni assolutamente perfette. Se proprio devo trovare un difetto direi il finale, che per quanto cinico e forte non mi ha soddisfatto pienamente...

Invia una mail all'autore del commento Living Dead  @  17/07/2008 12:40:52
   10 / 10
Ogni commento su questo film sarebbe superfluo. Mi limito a dire che è semplicmente straordinario. Cinico, grottesco, spietato, con i suoi cromatismi, le lunghe carrellate, le pianosequenze e con delle chicche metaforiche e di regia a dir poco geniali questo film di Greenway non si dimentica facilmente.
Il finale da urlo, è uno dei più belli che io bbia mai visto e con quel fantastico accompagnamento musicale è da vedere e rivedere e rivedere...


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Ultima risposta 17/07/2008 14.08.10
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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR echec_fou  @  15/06/2008 16:05:31
   7 / 10
buon film. vale la pena vederlo. è il mio primo di greenaway.
decisamente colpito. trovo questo modo di fare cinema, di raccontare, dipingere le sfumature umane, veramente interessante.
eccezionale il cinismo, la crudezza.
è un *****tto in faccia a tanto inutile dabbenismo,
che sicuramente però si guarderà bene dal guardare tali film.
trovo struggente il modo di mettere in scena la pochezza umana.
non do però più di sette,
fatto per cui i greenfans spero non mi roppano i cojoni,
a causa dell'assenza, non certamente su un piano narrativo o rappresentativo, di un tentativo di riflessione spirituale.
assenza che impregna la pellicola di una certa aridità su un livello metafisico.

metafisica e crudezza?
perché no?
infondo il cuoco è colui che sa mettere insieme ingredienti antitetici.
come l'anatra con le arance.
come il pollo e l'ananasso.

sweetyy  @  28/03/2008 04:49:29
   9 / 10
Un film difficile da digerire ma geniale. Uno stile unico, una regia straordinaria e ottime performance. Sicuramente non per tutti.

lampard8  @  12/02/2008 18:58:24
   9 / 10
Un film sadico, malato e terribilmente sporco. Un Greenaway al 100%. Un allegoria continua dalla durata di 120 minuti. Sembra veramente come ha detto Lot di essere trasportati in una atmosfera dantesca. Grandiosi gli attori, la fotografia e la solita maniacale cura per i parrticolari anche più insignificanti. Cult la scena del bagno. Superlativo

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Andre85  @  06/01/2008 23:43:09
   9½ / 10
trovo che i film di greenaway siano cosi perfezionisti da arrivare quasi ai capolavori rinascimentali nostrani
da vedere con attenzione

Gruppo STAFF, Moderatore Lot  @  14/12/2007 13:45:00
   8½ / 10
Carrellate dantesche e cromatismi incantevoli al servizio di palati fini (e perfidi). Gioiellino.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Satyr  @  03/11/2007 12:49:55
   9½ / 10
Grandissimo capolavoro di Greenaway,uno di quei film capaci di perseguitarti anche a distanza di un paio di giorni dalla visione:estremo,eccessivo,provocatorio,ridondante,cinico,grottesco,delirante e stracolmo di humor nero.
Non e'un prodotto per tutti,ma merita di essere visto almeno una volta nella vita;oltre ad essere un'esperienza assolutamente devastante,dal punto di vista tecnico il film e'un gioiello assoluto:colori ed effetti luce pazzeschi,atmosfere,regia e musiche sublimi,con cambi di scena scanditi da lunghe ed elegantissime carrellate(tocco di classe degno di un vero e propio maestro della cinepresa).Fantastica anche la caratterizzazione dei personaggi principali,con le fantastiche performance di Michael Gambon e Helen Mirren....splendido.

phemt  @  29/10/2007 12:40:46
   8 / 10
Dramma/commedia nera di doppia vendetta sulla grettitudine e la cattiveria umana esaltata da una regia da favola e da una strepitosa fotografia che si sposa perfettamente con la splendida scenografia… Grottesco, surreale, ironico e cinico, questo non è chiaramente un film per tutti, ma tutti dovrebbero almeno una volta nella vita gustarsi i colori e le carrellate che ci regala un Greenaway che va tra l’altro ad infarcire il film di diverse notevoli trovate visive… Splendida la colonna sonora, strepitosa la prova dell’istrionico Gambon…

3 risposte al commento
Ultima risposta 30/10/2007 17.22.06
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sonhador  @  20/10/2007 12:10:42
   9 / 10
spesso si paragonano i film ai quadri...beh questo penso che sia un ottimo esempio...potrebbe essere un'opera del più ironico e passionale dei pittori fiamminghi...

Gruppo STAFF, Moderatore Invia una mail all'autore del commento Jellybelly  @  29/09/2007 12:10:11
   9 / 10
Greenaway modella la tragedia greca sul cinema, imbastendo una pellicola raffinatissima ed elegante nella propria folle sgradevolezza, in cui variazioni cromatiche, succulenti banchetti e vastità di ambienti fanno da cornice alla violenza delle passioni rappresentate.
Lasciatevi incantare da Greenaway: le sue interminabili carrellate vi guideranno in un mondo che non dimenticherete facilmente.

3 risposte al commento
Ultima risposta 29/09/2007 13.31.50
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Gruppo REDAZIONE K.S.T.D.E.D.  @  19/09/2007 13:41:28
   9 / 10
Slegato del tutto da vincoli di sorta, Greenaway mette in scena la sua lucida follia.
Sconcertante.

Un ristorante, un parcheggio e un bagno per una ballata divertente, per una ballata spietata. Il grottesco a cui spesso G. ha fatto ricorso, si spinge qui fino ai suoi livelli più alti e, ossimoricamente, si colora di disturbate cinismo dopo essersi mostrato nella sua più ironica veste. Il grottesco non viene mai meno, infatti, rappresentando l’unico punto di contatto tra una prima parte ed una seconda parte fra loro completamente distanti, i cui toni viaggiano su strade parallele.
Il tutto immerso in un limbo di colori e musiche sublime, descritto da mirabili carrellate riproposte sistematicamente e in grado di mettere in luce il fascino della visione d’insieme dei dettagli; dettagli curati in modo maniacale e descritti, a loro volta, attraverso pazienti e ferme inquadrature che, non è una novità, sembrano quadri (fiamminghi, suggerisce kowalsky).
G., infine, dirige gli attori fino a rendere la loro prova perfetta (Michael Gambon strepitoso) e, invero, neanche questa è una novità dato che nei suoi film mai nessuno, neanche il più in ombra tra i personaggi risulta poco convincente.
Finale gelido, dedicato a coloro i quali pensano che la vendetta sia inutile, se non per logorare chi la cova; logora, è vero, ma non solo.

fio81  @  18/06/2007 08:22:21
   9 / 10
Che è una film audace e spiazzante ti bastano cinque minuti per capirlo: gli ambienti che sembrano dei palcoscenisci; ritmi e musiche volutamente particolari; il drammatismo accentuato all'estremo e degli attori guidati dal regista a dare il massimo possibile per dare vita a un film delirante come pochi, con uno sfondo perfettamente composto in ogni sua forma e particolarità, il tutto mostrato in maniera ottimale dall'autore con riprese favolose. In particolare immensa la recitazione di Michael Gambon, che dà vita ad un personaggio assurdamente realistico con una recitazione immensa.

lupin 3  @  15/04/2007 19:08:44
   7 / 10
Buon film, che vale la pena vederlo.
Finale spiazzante.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  10/04/2007 00:25:10
   9 / 10
Commentare un film di Greenaway è come rileggersi "I racconti di Canterbury" in 48 ore, non so se mi spiego... prediletto dall'Intellighenzia mondiale è il classico autore di cui non si puo' mai dire troppo bene (spesso irritante, narcisista e pretenzioso) nè troppo male (ha una capacità visiva e culturale che non ha praticamente eguali nel cinema internazionale).
Opera ora geniale, ora (volutamente) ripugnante, "Il cuoco, il servo, sua moglie e l'amante" è comunque di una bellezza che toglie il fiato: dai cromatismi delle sequenze al'omaggio verso la pittura fiamminga (è esposto simbolicamente un celebre capolavoro di Rembrandt) fino alla storia, dove si compie un crudele Rituale Borghese di dissolutezza e abbietto servilismo.
Bohringer è ineffabile, malvagio ed eccessivo come non mai, una deformazione grottesca della coercizione classista umana.
Con diverse sequenze agghiaccianti: i denti strappati e orribili insetti a divorare la carne, a lacerare una storia folle di adulterio.
Anche nel suo drammatico finale, quasi Sadiano, il "rito" ha un sapore quasi liberatorio, dove la forma onnivora del regista inglese assume l'insaziabile piacere (ehm) e dolore della coprofagia e antropofagia del desiderio e della vendetta
Per stomaci forti, ma incantevole

4 risposte al commento
Ultima risposta 06/10/2011 20.18.28
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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento goat  @  15/01/2007 12:20:49
   10 / 10
non leggete commenti e recensioni ma guardatelo e basta, perchè a film del genere le parole non renderanno mai giustizia.
le lunghe carrellate dal parcheggio al tavolo del ristorante, passando per la cucina, danno l'idea del passaggio dall'inferno al purgatorio a un altro inferno, perchè il film di greenaway non ammette paradiso, non ammette redenzione, non ammette sentimenti positivi. è solo una messa in scena di meschinità e grettezza, magistralmnte rappresentata dall'eccellente michael gambon, con sì qualche breve simbolismo purificante (l'uomo pulito dalle feci di cane), il cui scopo sembra unicamente sottolineare con ancore maggior vigore e per contrasto, tutto quello che è marcio e avariato... nelle vivande e nell'esistenza.
fotografia splendida, ogni ambiente è contrassegnato da una luce e un colore e diverso e anche gli abiti di georgina (una malinconica e triste helen mirren) cambiano di colore nel passaggio da un locale ad un altro.
si potrebbe interpretare la tavola come l'inferno, il regno di gambon, distinta da volgarità e un rosso opaco che la domina nei tendaggi e gli arredamenti; e la toilette delle signore come il paradiso, bianca e immacolata, dove georgina consuma la sua evasione e il suo atto d'amore per la prima volta.
comunque le interpretazioni lasciano il tempo che trovano, perchè menti geniali come quella di greenaway devono solo rimanere chiuse nel loro ermetismo, per consentire a chiunque di elaborare e vivere le proprie emozioni quando si trova a contatto con tali capolavori.

mister_snifff  @  03/07/2006 09:49:43
   8 / 10
di grande impatto visivo, fotografia davvero sublime ed estetizzante, dialoghi abbastanza sboccati e coloriti, eccede nel grottesco soprattutto nel finale.
ottima la colonna sonora, che da un valore aggiunto alla pellicola.

Gruppo COLLABORATORI paul  @  03/11/2005 15:42:09
   9 / 10
Uno dei migliori di Greenway, che, aiutato da attori di grande fattura (tra i quali spicca un semi esordiente Tim Roth), una direzione artistica assai sontuosa ed una fotografia (del francese Sacha Vierny) ricercatissima, firma un'opera estrema, affascinante, ai limiti della sopportazione: ma chi identifica lo stile del regista britannico come kitch e il suo estremismo come una ricerca di stupimento si sbaglia di grosso. Si astengano comunque persone facilmente impressionabili, soprattutto nella sequenza finale.



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Ultima risposta 12/07/2007 13.49.47
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GLAMP  @  03/11/2005 11:30:02
   9 / 10
Uno dei migliori di Greenway, che, aiutato da attori di grande fattura (tra i quali spicca un semi esordiente Tim Roth), una direzione artistica assai sontuosa ed una fotografia (del francese Sacha Vierny) ricercatissima, firma un'opera estrema, affascinante, ai limiti della sopportazione: ma chi identifica lo stile del regista britannico come kitch e il suo estremismo come una ricerca di stupimento si sbaglia di grosso. Si astengano comunque persone facilmente impressionabili, soprattutto nella sequenza finale.

DarthRoxx  @  01/06/2005 17:31:00
   10 / 10
assolutamente d'accordo.
Le ossessioni di Greenaway: sesso, morte, colore, qui convivono allo stato puro.

benzo24  @  14/05/2005 12:57:52
   10 / 10
I film di greenaway sono una festa per gli occhi, in più racconta sempre storie affascinanti, mai scontati o banali. Questo è cinema allo stato puro.

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