il gatto dagli occhi di giada regia di Antonio Bido Italia 1977
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il gatto dagli occhi di giada (1977)

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locandina del film IL GATTO DAGLI OCCHI DI GIADA

Titolo Originale: IL GATTO DAGLI OCCHI DI GIADA

RegiaAntonio Bido

InterpretiCorrado Pani, Paola Tedesco, Franco Citti, Fernando Cerulli

Durata: h 1.50
NazionalitàItalia 1977
Generethriller
Al cinema nel Febbraio 1977

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Trama del film Il gatto dagli occhi di giada

Mara, giovane attrice di carbaret, mentre si sta recando dal farmacista Biagio, assiste al suo assassinio e intravede il colpevole. La donna subisce le minacce dello sconosciuto e spaventata a morte decide di rivolgersi a Lukas, al quale si rivolge un altro uomo che si sente perseguitato da misteriosi individui. Nel frattempo viene uccisa anche un'innocua insegnante che non aveva nemici. Lukas indagando scopre che le due vittime avevano fatto parte della giuria popolare che aveva condannato un innocente. Lukas scopre che l'uomo Ŕ fuggito dal carcere e comunica i suoi sospetti al giudice che aveva condotto il processo.

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Voto Visitatori:   6,64 / 10 (14 voti)6,64Grafico
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Voti e commenti su Il gatto dagli occhi di giada, 14 opinioni inserite

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alex94  @  09/03/2023 20:00:07
   7 / 10
È un giallo apprezzabile,si inserisce all'interno del filone inaugurato da Argento ma presenta anche alcuni elementi originali ed inaspettati oltre ad una regia e fotografia professionali.
Insomma diciamo che è un prodotto con una sua personalità,non molto sanguinoso ma con una tensione ben dosata,una bella atmosfera tetra e livida e delle discrete musiche (anche se un po' derivative).
Di buon livello il cast ( una menzione se la merita il bravo Pani).
Merita una visione.

michael star  @  14/02/2022 22:09:16
   5 / 10
Con tutto il rispetto per la recensione che precede, pur molto approfondita e appassionata, il voto 10 a questo film è a mio avviso del tutto fuori luogo.
Il film vorrebbe fare il verso a "profondo rosso", con musica vagamente simile al momento degli omicidi e tanto di carrellata sugli oggetti su un tavolo in occasione di un (tentato) omicidio, ma è distante anni luce dal capolavoro di Argento per sceneggiatura, regia, fotografia e recitazione.
La storia dietro gli omicidi non mi è sembrata nè complessa né morbosa o inquietante, e va a ripescare (non è uno spoiler perché lo si dice e capisce subito nel film) in un episodio legato al nazismo e alla persecuzione contro gli ebrei (sai che originalità).
Si salvano appena le scene degli omicidi o tentati omicidi ma nulla di più.
L'assassino è un tipo che è inquadrato due volte in tutto il film di fianco a un altro tipo che dice qualche parola e proprio per questo si capisce subito che il primo è l'assassino, altrimenti perché inquadrarlo.
Film modesto, media dei voti del tutto sproporzionata.

Alpagueur  @  05/10/2020 17:00:29
   10 / 10
Un film non molto conosciuto, e che è anche molto difficile da reperire in giro, se non in qualche negozio specializzato. "Il gatto dagli occhi di giada", di Antonio Bido, nasce nel 1976, praticamente l'anno dopo in cui è uscito il capolavoro di Dario Argento, Profondo rosso. Questo film nasce quasi per poter sfidare il capolavoro del maestro Argento, e secondo me ci riesce, ma in parte. Anche questo film è un intreccio di eventi, un intreccio che porta a una storia molto complessa e molto malata. A differenza del capolavoro di Argento questo film secondo me ha un qualcosa in più, anzi due cose in più: la prima è una trama ancora più complessa, e l'altra cosa è il fatto che tocca un tema molto sociale, molto delicato, come quello del nazismo e dei campi di concentramento. Questo film parla di una giovane cabarettista che, passando con un taxi davanti a una farmacia, si ferma e trova il farmacista morto. Intravede l'assassino, e da li a pochi giorni anche lei rischierà di essere uccisa dalle stesse mani. Decide così con il suo compagno, di incominciare a indagare su tutto questo, anche perchè da li a breve ci sarà una catena di delitti, e questi delitti sono collegati l'uno con l'altro. Si scoprirà che tutte queste persone che sono state uccise dalla stessa mano, tempo indietro avevano fatto parte di una giuria popolare. Ma il finale del film non è soltanto questo... ora non voglio star qui a svelarlo perchè toglierebbe il bello del film, però posso solo anticipare che è un finale del tutto inaspettato, è un finale a tratti commovente, perchè appunto come dicevo prima questo film tocca un tasto molto delicato e molto triste, il tema del nazismo, dei campi di concentramento, questa orribile macchia che la storia mondiale non si toglierà mai di dosso. Il film, girato in 35mm, con una buona fotografia, ripercorre tutte le regole dettate da Argento nel genere, ovvero la suspense, gli omicidi portati all'esaltazione, il modus operandi del maniaco, sempre diverso, ci saranno gole tagliate, teste infilate nel forno, strangolamenti. C'è un omicidio che omaggia Profondo rosso, in tutta la sua ampiezza, ovvero il secondo omicidio, dove una donna verrà spinta con la testa dentro il forno, e una volta che sarà tirata fuori, avrà il viso deturpato, un po' come succede alla scrittrice in Profondo rosso, dove verrà affogata in una vasca da bagno bollente. Il titolo originale di questo film sarebbe stato Commissione omicidio, ma ai tempi i produttori decisero che era meglio usare un titolo argentiano, anche perchè era quello che andava per la maggiore, e così Bido trasformò il titolo nel "Il gatto dagli occhi di giada", a mio avviso molto meglio. Molto buoni i "camera work" (le soggettive dell'assassino), i campi lunghi persi nel vuoto, quasi prima di ogni omicidio, e un'altra scena che voglio segnalare, a tutti gli amici registi, è l'omicidio dell'usuraio, nella vasca da bagno, dove praticamente dal momento in cui l'assassino mette le mani addosso alla vittima, fino al momento in cui muore, ci sono circa 35 tagli di immagine, un lavoro molto dinamico per gli anni che furono, un lavoro che magari al giorno d'oggi potrebbe sembrare la normalità, ma considerando che i tempi nel montaggio, non c'erano questi ritmi, devo dire che Bido ha fatto un ottimo lavoro in quella scena, e soprattutto perchè in quella scena c'è un pezzo di Giuseppe Verdi (il famoso "Requiem Dies irae", utilizzato già in passato nel film giallo di Armando Crispino "L'etrusco uccide ancora" del 1972), che viene portato all'esaltazione, e che esalta appunto l'omicidio stesso. L'ottima colonna sonora è firmata Trans Europa Express, gruppo prog-rock. I pezzi si dividono in due fasi: il tema portante è un cupo giro di basso, con l'aggiunta di suoni elettronici molto malati, molto atmosferici, che accompagnerà ogni sequenza di morte del film; mentre l'altra parte di pezzi sono pezzi più rock, come dicevo prima, più rock- prog di stampo settantiano, molto vicini ai Goblin, ma anche se non ci sono i Goblin a fare da colonna a questo film, questo gruppo non li farà di certo rimpiangere, la colonna sonora è VERAMENTE voto 10. Il film è ambientato in due città diverse: una prima ora abbondante di pellicola, dove vengono commessi i due primi omicidi, a Roma, e l'ultima mezz'ora a Padova (citta magica, misteriosa, esoterica), dove sarà commesso il terzo e ultimo omicidio, e che sarà la chiave per la soluzione del mistero. Proprio a Padova abbiamo le due scene forse più suggestive del film, la visita alla ormai fatiscente ex villa Dezzan , con la vetrata che crolla improvvisamente e il primo piano della cinepresa sulla conseguente inquietante ed isterica risata del barbone balbuziente, e la seconda visita all'ospizio, con i bellissimi addobbi barocchi, molto colorati, con la soprano e il ragazzo pianista che musicano la bellissima aria lirica "Stride la vampa" (dal Trovatore di Verdi) mentre tutti gli anziani la "ascoltano", e due elementi molto datati come il grammofono, il disco e la famosa fotografia in b/n che ritrae due donne e due bambini, che riportano ai tempi della guerra. Antonio Bido non ha fatto molti horror, anzi si può dire che ne ha fatti solamente due, il primo appunto è "Il gatto dagli occhi di giada" e il secondo è "Solamente nero", un altro film di stampo argentiano ma più sulla falsa riga de "La casa dalle finestre che ridono" di Pupi Avati, ambientato in città di provincia, con dei ritmi già più lenti, più pacati rispetto al gatto dagli occhi di giada. Che dire, io vi auguro di trovarlo, guardarlo e apprezzarlo perchè è un ottimo thriller di stampo italiano anni '70, ha tutto quello che deve avere un film di quel genere.

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daniele64  @  13/03/2020 21:13:12
   7 / 10
Un buon giallo con atmosfere argentiane ... A Roma , una giovane attrice è l' involontaria testimone di un omicidio . Dovrà così subire le pericolose attenzioni di un assassino impegnato in una feroce vendetta .... Discreto esordio cinematografico per Antonio Bido , con questo film il cui criptico titolo si inserisce nel florido filone del giallo italiano con titoli zoonomici . Bido , all' epoca giovane regista veneto , aveva studiato bene i primi film di Dario Argento e ne aveva imparato la lezione , sia per quanto riguarda le inquadrature ( specialmente le soggettive ) sia per l' efficace costruzione della suspense . Assistiamo così ad una lunga serie di omicidi efferati sui quali si troverà ad indagare ( chissà perchè senza l' aiuto della Polizia ! ) il fidanzato della ragazza , un bravo e sagace Corrado Pani . Il mistero si risolverà dopo una trasferta a Padova , città che Bido conosceva bene e di cui ha saputo sfruttare adeguatamente l' aspetto più lividamente sonnolento ed inquietante . Ambientazioni indovinate ( belle anche le scene alle cascate dell' Aniene ) , personaggi di contorno azzeccati e colonna sonora d' effetto ( dei Trans Europa Express ma di chiara ispirazione Goblin ! ) segnano altri punti a favore per questo film . Oltre al già citato Pani , l' altra protagonista è la bella Paola Tedesco , all' epoca soubrette televisiva sulla cresta dell' onda , che non se la cava male . Tra i comprimari , senz' altro spicca il bravissimo Fernando Cerulli , ma anche Giuseppe Addobbati , Franco Cittti e Paolo Malco si dimostrano all' altezza . Segnalo inoltre che è uno dei pochi film del genere senza scene di sesso e con serie motivazioni che muovono l' assassino . Il tutto gli vale un bel 7 .

Colibry88  @  11/08/2017 04:20:40
   6 / 10
Inutile negarlo, fin dal titolo questo film ricorda moltissimo i primi grandi gialli di Dario Argento; impossibile non cogliere diverse analogie con "L'uccello dalle piume di cristallo" o "Quattro mosche di velluto grigio". Lo stile narrativo è lo stesso. Telefonate anonime, l'investigatore improvvisato, gli indizi contraddittori e l'immancabile movente inverosimile. Per tutte queste ragioni non vado oltre la sufficienza. La tensione e il mistero ci sono e si vede ma, come ho detto, tutto ricorda fin troppo Argento. Diversi momenti interessanti ma anche sciocchezze e frivolezze inutili. Il finale appare probabilmente il tallone d'Achille della pellicola. Comunque si può guardare.

dagon  @  15/10/2015 21:07:11
   6 / 10
Ennesimo giallo italiano con titolo pretestuosamente "animalesco", è un po' alterno: In alcune scene la regia ha qualche momento davvero felice che però si accosta a cadute di tono. Prima parte più intrigante poi, come quasi sempre accade nel genere, il finale delude (molto forzato in questo caso) ed è gestito in modo affrettato. Da sottolineare la notevole colonna sonora in stile "Goblin" dei Trans Europa Express.

JOKER1926  @  23/08/2014 23:28:28
   7½ / 10
Negli anni in cui il thriller all'italiana metteva le basi per diventare eterno, Antonio Bido sfodera da un estro che non ti aspetti un grande lavoro, "Il gatto dagli occhi di Giada".
In quei periodi andava di moda dare al film un titolo che riprendesse il mondo degli animali, Dario Argento si fece grande (anche) attraverso la sua celeberrima trilogia, iniziata con successo negli anni settanta con "L'uccello dalle piume di cristallo". Con l'indiscusso Argento i titoli generalmente divenivano, lungo il corso narrativo, carne e sostanza. Con Antonio Bido, nella circostanza de "Il gatto dagli occhi di Giada", il titolo appare essere solo una fanatica imitazione. Una sorta di must e di moda, contemporaneamente.

Ma, ad esser sinceri, oltre questa intaccatura nel film del 1977 seguono freneticamente una serie di copiose positivitÓ che portano il prodotto italiano a meritare l'attenzione dei ricercatori. Logicamente l'invito alla visione, come sempre, Ŕ dedicato a chi sa apprezzare determinate cose, specifiche cose che oggi, ahimŔ, hanno solo un modo di rinascere, ossia attraverso il ricordo.

Antonio Bido fa partire a mille il suo lavoro; il tutto gira intorno ad una serie di criptici omicidi; la musica Ŕ subito protagonista, si inizia a respirare un'area malsana; l'atmosfera Ŕ impeccabile, specie per i nostalgici.
La narrazione tiene audacemente botta, anche gli esperti "inquisitori", quelli che denudano qualsiasi passaggio di una trama si troveranno a dover accettare le prassi del gioco. Ovvero qualche piccola forzatura ci sarÓ, ma nel complesso, non vanno a muovere nulla. La sceneggiatura Ŕ ottima, non ci sono particolari punti da criticare. Esaltante la miscela, nei codici del thriller all'italiana. Ossia polizia messa un po' da parte e unione di coppia, nel frangente Lukas, incarnato da un buonissimo Corrado Pani, Ŕ la mente pensante. Lukas Ŕ accompagnato da una donna di nome Mara che un po' rammenta la Nicolodi di "Profondo Rosso".

"Il gatto dagli occhi di Giada" prosegue, per tutto il tempo, la sua marcia trionfale. Si fa seguire e non delude a livello di ritmo; l'interesse cresce sempre di pi¨; la tensione non Ŕ un fattore da sottovalutare in questo prodotto cinematografico italiano, saranno vari i momenti suggestivi ove lo spettatore, irrimediabilmente, sbalzerÓ dalla poltrona.
Le grandi manovre poi sono svolte da una musica accattivante, molto simile a quella proposta dai Goblin con Argento. Dalla musica alle ambientazioni (vedere quelle nella tenebrosa Padova) sono una festa di percezioni e di cose d'autore racchiuse e cristallizzate su pellicola.
Antonio Bido raggiunge il vertice artistico durante una sequenza in cui Lukas Ŕ ritratto in una deserta Padova (all'alba), i colori della fotografia allegati ad uno scenario idoneo rappresentano uno dei punti pi¨ poetici di questo specifico genere.

Il consiglio finale del critico Ŕ lapalissiano, questo Ŕ stato un prodotto passato, purtroppo, inosservato. Per chi ama il thriller d'autore "Il gatto dagli occhi di Giada" Ŕ praticamente un obbligo; in una virtuale classifica, questo di Bido si colloca ad un posto di tutto rispetto, viene dopo solo una serie di film pi¨ famosi, se la gioca con pi¨ di una produzione di Argento.

Leonardo76  @  26/10/2013 22:51:37
   5½ / 10
Giallo piuttosto banale e scontato e il movente si intuisce quasi subito. Non è un brutto film ma non ha nulla che meriti d'essere ricordato.

CyberDave  @  24/05/2012 00:00:46
   6½ / 10
Film che prende molto molto spunto dai gialli di Argento, che si conferma maestro per chiunque.
Un classico giallo all'italiana dove gli ingredienti base ci sono tutti, dagli omicidi seriali alle indagini portati avanti dal protagonista senza polizia (cosa sempre ottima e molto più coinvolgente a mio avviso).
In quasi tutti gli omicidi ho trovato dei riferimenti ai film di Argento (su tutti quello del ballerino) e le musiche molto molto somiglianti a quelle dei Goblin.
Insomma un buonissimo film, molto incerto fino all'ultimo che ha, forse proprio nel finale, le sue pecche più grandi, sicuramente molto toccante e di grande impatto visto le motivazioni ma forse un pò pretenzioso, non l'ho particolarmente apprezzato, per il resto un film che merita di esser visto da tutti gli appassionati del genere.
Film cosi difficilmente deludono.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  01/04/2012 11:25:14
   6 / 10
si può affermare una certa spudoratezza della matrice argentiana e in parte di Bava di questo giallo di Bido, piuttosto evidente nelle sequenze di alcuni delitti e tutto sommato in quasi tutta la prima parte dove la trama sembra portare in tante direzioni e nessuna contemporaneamente. La storia tuttavia acquisisce una sua precisa fisionomia nella seconda parte dove le tematiche argentiane diminuiscono in maniera sensibile, ritornando ad una forma più classica e volendo più lineare. Il cast non è niente male e curioso il look di Corrado Pani, quasi un Charles Bronson con il sigaro perennemente in bocca.

Invia una mail all'autore del commento Andre82  @  19/02/2011 15:22:07
   5 / 10
Giallo quasi del tutto privo di tensione con una musica di sottofondo che non ho particolarmente apprezzato. Voto 5.

76eric  @  24/12/2010 15:45:05
   7½ / 10
Davvero un onesto thriller per Bido della seconda metà degli anni '70, che ricorda molto da vicino le prime opere del grande Dario Argento a cominciare dal titolo. Vero e proprio specchio per le allodole.
I riferimenti più espliciti infatti riguardano L' uccello dalle piume di cristallo, Il gatto a nove code ovviamente e soprattutto Profondo Rosso.
Certo anche qui il vedere gli occhi del gatto nelle scene di maggior tensione è fuorviante e se nel lavoro argentiano l' attinenza poteva essere data dagli esperimenti genetici, in questo caso non ha nulla a che vedere.
Interessante ed originale la vicenda di fondo che si lega a fatti accaduti nell' epoca storica più atroce ed ottime in particolare 2 o 3 sequenze nella loro totalità che riguardano l' entrata in scena del killer, che ammiccano chiaramente al più famoso film di Dario.
Nel cast da segnalare l' ottima prova di Corrado Bronson/Pani il quale col suo investigare "farà venire a galla i fantasmi del passato", e la presenza di Paolo Malco che fin dalla prima sequenza dei titoli di testa, non me la racconta giusta.
Non mancano momenti frivoli o magari assurdi come da routine però se vi piace il mitico "giallo all' italiana" anche questo una visione la merita assolutamente.

GodzillaZ  @  10/03/2010 16:07:00
   7½ / 10
Mi è piaciuto proprio... forse perchè adoro Argento :-D
Infatti il film è molto argentiano, e anche abbastanza gobliniano nelle musiche.
Bel thriller!

HGWells  @  10/03/2008 17:32:51
   6½ / 10
Giallo senza infamia e senza lode, con un paio di idee interessanti e delitti spesso "innovativi" (specialmente la donna con la faccia cotta nello spezzatino!). Noiosino in alcuni punti.
Va beh, si lascia guardare senza problemi, ma sicuramente non è indimenticabile.
C'è da dire che il gatto c'entra poco con la storia. Il titolo è solo un sistema per attirare l'attenzione del pubblico.

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