i pugni in tasca regia di Marco Bellocchio Italia 1965
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i pugni in tasca (1965)

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locandina del film I PUGNI IN TASCA

Titolo Originale: I PUGNI IN TASCA

RegiaMarco Bellocchio

InterpretiLou Castel, Paola Pitagora, Marino MasÚ, Liliana Gerace, Stefania Troglio, Jeannie McNeil, Mauro Martini, Gianni Schicchi, Alfredo Filippazzi

Durata: h 1.45
NazionalitàItalia 1965
Generedrammatico
Al cinema nel Settembre 1965

•  Altri film di Marco Bellocchio

Trama del film I pugni in tasca

In una villa nei pressi di Piacenza, vive una famiglia borghese: la madre che Ŕ cieca, non amministra la gestione della casa e l'educazione dei figli e lascia che a farlo sia Augusto, il maggiore. Il ragazzo per˛, non vede l'ora di andare via di casa per poter sposare Lucia, una sua coetanea che vive in cittÓ. I fratelli di augusto, Leone, Giulia ed Alessandro hanno seri problemi mentali: il primo soffre di epilessia e non Ŕ in grado di ragionare, la seconda - nonostante sembri normale - Ŕ rimasta immatura e il terzo, nonostante soffra anche lui di epilessia, concepisce freddamente di uccidere tutti i componenti della sua famiglia.

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Voto Visitatori:   7,92 / 10 (30 voti)7,92Grafico
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Voti e commenti su I pugni in tasca, 30 opinioni inserite

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Gruppo COLLABORATORI Compagneros  @  19/11/2016 17:54:35
   7½ / 10
Un esordio folgorante e coraggioso. Bellocchio si impone all'attenzione di critica e pubblico con un film potentemente anti-borghese e anti-familista.
Come da molti sottolineato, pellicola che anticipa il '68, quando i pugni usciranno dalle tasche per essere alzati al cielo.

Oskarsson88  @  31/12/2015 21:05:06
   8½ / 10
Angosciante e' la parola giusta, una famiglia in cui ogni componente, chi piu' chi meno, non e' propriamente normale. In questo ambiente cupo e soffocante si svolge una trama che sorprendera' a piu' riprese. Che esordio per Bellocchio!

Goldust  @  10/09/2015 10:21:28
   8 / 10
Difficile trovare nella cinematografia italiana un debutto tanto clamoroso, com'è difficile rimanere indifferenti alla forza emotiva - spesso sgradevole - sprigionata dal film di Bellocchio. Un ritratto di borghesia di provincia anni '60 molto dissacrante, in cui la famiglia tradizionale si disgregava dall'interno sotto una sorta di "fuoco amico", dentro la quale s'innestava a sua volta la storia di Sandro, giovane epilettico con manie suicide, la cui fine - terribile e poetica insieme - colpisce ancora oggi a distanza di cinquant'anni. Se il suo personaggio è però così riuscito il merito va per buona parte all'interpretazione tormentata e allucinata che ha saputo conferirgli Lou Cassel, che con la sua faccia da bravo ragazzo ha il physique du role adatto per fare lo psicopatico.
Una tra le più influenti pellicole del nostro Cinema, da vedere almeno una volta.

gemellino86  @  08/09/2015 13:12:43
   8½ / 10
Il film d'esordio di Bellocchio è senza dubbio uno dei migliori del regista. Una storia terribile che termina nel modo peggiore possibile. Bravo il protagonista, un po' sottotono invece Paola Pitagora. Dialoghi efficaci e intensi. Il punto debole però è il ritmo decisamente lento. Da vedere.

Larry Filmaiolo  @  08/09/2015 12:41:41
   7½ / 10
Adeguatamente e storicamente contestualizzato, abbastanza scioccante devo dire. Interpreti più che convincenti, musiche degne di nota (quei titoli di testa.............. ) e personalità da vendere per un'opera prima già climax del Bruttocchio. Bianco e nero power per questa provocazione filmica che nonostante accusi evidentemente l'età può ancora interessare e perché no scombussolare (la scena del viaggio in macchina verso il cimitero). Tralascio per scrupolo personale varie derive interpretative e metaforiche pre 68, si sprecano e decido di sbattermene causa strana reazione allergica al dilagare del termine "borghese" nel 2015 su filmscoop.

1 risposta al commento
Ultima risposta 08/09/2015 13.23.37
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Matteoxr6  @  08/09/2015 01:17:17
   3 / 10
Di una noia mortale. Accedendo al forum per commentarlo, ho notato una media di voto impressionante, seppur caratterizzata da soli ventiquattro voti. Così ho deciso di leggerli uno ad uno, incuriosito e desideroso di capire che cosa mi fosse sfuggito. Ho letto in quasi tutti fiumi di parole sull'inquadramento sociopolitico a cui la pellicola fa riferimento; ho notato un paio di ridondanti commenti che straparlavano molto genericamente di '68, di cambio generazionale, disconvolgimenti e perdite di Trebisonda. Ecco, non me ne vogliate, ma per certe allusioni ci vuole cognizione di causa e uno studio meticoloso al riguardo. Io ce l'ho, qualcun altro no. Se in astratto possiamo avallare una sorta di becero post idealismo, bisogna altresì far presente che quest'ultimo è solo un microaspetto di una concatenazione di eventi e di tumulti sociopolitici di livello globale: prendiamo ad esempio la metafora presente in Forrest Gump col dualismo parallelo costituito dal protagonista e da Jenny, allegoria di una dicotomia tra '68 "buono" e '68 "cattivo"; poi prendiamo la tematica affrontata da Kubrick in Arancia meccanica riassumibile in: "Prima avevo certi ideali per i quali ti ammazzo; ora non ho ideali, quindi ti ammazzo" e fondiamoli; a questo punto andrebbe aggiunta tutta la questione del Vietnam, che cosa abbia significato, poi la Guerra Fredda, dopo ancora la condizione dei lavoratori in quanto esseri umani (e qui bisognerebbe parlare del passaggio dagli anni '50 ai '60 nello specifico), collegarla al boom economico, all'accelerazione di una società consumistica, alla messa in pratica della "Costituzione di carta" e alla nuova involuzione causata dalla crisi del '73, etc... Capite che concatenare tutti questi aspetti e vicende, formando un quadro antropologico, è a dir poco arduo, per cui è da sempliciotti costruire tutto intorno agli anni '60 in generale o ai moti sessantottini o magari al ruolo della "borghesia". O meglio, si può anche fare e potrebbe pure risultare interessante (come lo è stato Arancia Meccanica in relazione a ciò), ma in questo film ho visto soltanto un intenso disagio di una famiglia che può considerarsi tranquillamente avulsa da un contesto temporale più o meno preciso. Perciò l'ho trovato non interessante e in alcuni frangenti noioso. La recitazione non è un granché, anzi, esludendo il protagonista, ma senza troppi elogi, eh.

3 risposte al commento
Ultima risposta 11/09/2015 00.19.42
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DarkRareMirko  @  26/05/2015 00:36:01
   9 / 10
Senz'altro il miglior film di Bellocchio in assoluto, che aiutò ad imporlo all'attenzione internazionale anche grazie a vari premi; esordio eccellente, musica di Morricone splendida, bianco e nero perfetto ottimamente fotografato, interpreti ottimi, dialoghi intelligenti, insomma, tutto al top.

Certe scene non si scordano (il finale lirico, le scene degli omicidi) ed al regista riesce di battere praticamente anche un Bunuel riguardo al rappresentare il cinismo e la mentalità sfrontata tipicamente borghesi (che, comunque, come da finale, non fanno altro che implodere e ritorcersi contro i colpevoli).

Palesi meriti di sceneggiatura ad opera dello stesso regista; in aiuto regia c'è il De Sisti che conosco per aver fatto, di lì a poco, una specie di mondo movie.

Pasolini e Bertolucci non avrebbero potuto fare di meglio, ma è anche vero che Bellocchio non riuscirà più a raggiungere tali livelli.

Imprescindibile; tanto di cappello al regista che all'epoca aveva solo 26 anni!!!!!

william sczrbia  @  16/01/2015 23:22:45
   8½ / 10
grande recitazione,bella musica,trama surreale,atmosfera apatica,angosciante, film particolare,diverso.....magnifico

Invia una mail all'autore del commento Gualty  @  09/06/2013 23:30:23
   9 / 10
Una prova d'angoscia profonda, di crisi e di disillusione. Tutto si sgretola al procedere implacabile dei minuti, delle ore, al trascorrer del tempo.
Disanima cruda della società umana, o una parte di essa, il cui fetore stantio trasuda dalla fotografia dissociante di questo capolavoro.

edmond90  @  03/01/2013 18:27:16
   8 / 10
Un esordio al napalm per Bellocchio,che desta scandalo e orrore con il suo attacco frontale alla borghesia italiana.
Angosciante e ossessivo,forse un pò troppo programmatico nella sua virulenza.Comunque indimenticabile lo sguardo luciferino di Castel.
Morricone firma una delle sue colonne sonore più penetranti.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Freddy Krueger  @  23/11/2012 23:02:16
   5 / 10
Purtroppo mi tocca mettere un brutto voto anche qui, ma sarà che io questi film non li capisco... Del filone "aspettando il '68" ne ho visti solo due, questo e l'orrendo Prima della Rivoluzione, entrambe opere che trasmettono il disagio sociale dell'epoca... ma io mi chiedo, gli anni '60 non erano il periodo del boom economico? Non era caratterizzato da un miglioramento di vita? Perchè questo disagio, da dove viene? E' proprio questo il punto che non capisco, e quindi Bellocchio come Bertolucci ci piazzano questi personaggi confusi politicamente, che non si riconoscono nel loro ambiente e finiscono addirittura per diventare criminali.
Di Bellocchio poi ho visto veramente poco, per cui non posso valutare il progresso nella sua filmografia, però ho notato le enormi differenze fra questo e gli ultimi film: basta l'esempio che questo è racchiuso in un ambiente familiare, mentre "La bella addormentata" affronta un problema pubblico come quello dell'eutanasia.
Ma se quest'ultimo dà spunti di riflessione, "I pugni in tasca" proprio no, mi sono annoiato a morte sebbene la trama pareva interessante.
Vero, contiene immagini potenti, ma visti oggi sono surclassati, almeno secondo me.
Non è il genere che fa per me.

guidox  @  04/10/2012 00:01:32
   9 / 10
in una parola: angosciante.
c'è un senso di follia e cinismo in questo film che a tratti toglie il respiro; nessun senso di normalità, nemmeno da parte di Augusto, l'unico personaggio sano della famiglia.
la desolazione dei luoghi chiusi e angusti che si riflette anche negli spazi aperti, come quando Alessandro osserva il borgo dal campanile.
non c'è speranza, c'è solo opportunismo e neanche del tutto voluto, visto che tutto è permeato dalla malattia, dal malsano.
di fortissimo impatto emotivo, grandissimo film.

Hakeem  @  04/09/2011 23:59:35
   8 / 10
Uno dei più autorevoli e coraggiosi esordi italiani alla regia di sempre. Audace, intenso, soffocante, tecnicamente impeccabile e visivamente potente. Il miglior film di Bellocchio.

gianfry  @  12/04/2011 17:51:46
   9 / 10
I PUGNI IN TASCA
Primo Grande film di Bellocchio e primo grande attacco cinematografico alla borghesia. Vero manifesto generazionale dove follia e ideologia politica si fondono l'una con l'altra per diventare unica e sublime forma di espressione. "I Pugni in Tasca" è una discesa irreversibile nei meandri della pazzia, psicologica e sociale. Una famiglia alla deriva e portata all'annientamento, dove manca completamente la figura del padre, sostituita da quella del primogenito Augusto (Marino Masè), a cui la madre cieca dà il "riconoscimento" economico-sociale e che dovrebbe ristabilire l'ordine in casa. Ma ad Augusto interessa soltanto sposarsi e lasciare al più presto quel luogo fatiscente. Per questo appare come l'unica persona a non essere contaminata dalla dilagante ondata di follia genetica che invade gli altri membri della disfunzionale famiglia: il più piccolo dei fratelli, Leone è ritardato ed epilettico, la sorella Giulia ( Paola Pitagora) è evidente che ha problemi e in più è legata incestuosamente al fratello Alessandro (Lou Castel), vero personaggio d'impatto nel film, anche lui epilettico e schizofrenico. Violento e continuamente infastidito dalla situazione famigliare, Alessandro deciderà di eliminare proprio la madre e il fratello minore, veri ostacoli, secondo lui, del buon funzionamento della famiglia... Estremamente moderno per i tempi, sia per linguaggio che per momenti da vero "pugno" allo stomaco, il film a mio parere non è invecchiato per niente. Dimostrazione ne è il paragone con un'altro film, però attuale: "The Living and the Dead" (2006) di Simon Rumley, che per tematiche sulla disgregazione dei nuclei famigliari ha molti punti in comune. E' interessante notare anche come l'interpretazione di Lou Castel, durante le sue crisi epilettiche, riportino alla mente quelle di Daliah Lavi ("indemoniata" ne IL DEMONIO) di Brunello Rondi, di soli 2 anni prima.
Dimenticavo la fantastica colonna sonora del grande Morricone, vera lintania funebre e tenebrosa!

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento Zazzauser  @  03/02/2011 23:34:18
   8½ / 10
Uno dei ritratti familiari più agghiaccianti mai portati sullo schermo ed almeno per quanto io abbia visto uno degli esordi più folgoranti della storia del cinema italiano, a mio parere anche superiore ad Ossessione di Visconti, con il quale è spesso confrontato. Prodotto interamente dalla famiglia Bellocchio e girato nella casa della madre del regista, I pugni in tasca è una tragedia greca dell'epoca moderna, un horror psicologico che mette a nudo il disgregamento di un microcosmo familiare che avanza inesorabile tra le mura inquietanti, claustrofobiche ed opprimenti di una vera e propria "casa degli orrori". Bellocchio dipinge in un modo terribilmente crudo e spietato la follia borghese che si nasconde sotto le maschere della normalità dei personaggi: Alessandro, il fratello minore, un epilettico compulsivo e cinico, permeato di volontà di (auto)distruzione ed assolutamente incapace di relazionarsi, Augusto, il fratello maggiore, che assurge alla posizione di capofamiglia ma in realtà nasconde soltanto menefreghismo ed indifferenza, Giulia, animata dall'euforia della competizione, da un narcisismo sfrenato, e da un morboso possessivisimo nei confronti di Augusto, la povera madre cieca ed ancorata ai ricordi, vista solo come un peso, e Leone, il terzo fratello affetto da un ritardo mentale.
Fondamentale è il tema della malattia, fisica e psicologica, dal quale nessuno dei personaggi si può dichiarare estraneo, ma la vera tragedia, il motore di tutto, è l'abulia che ingloba tutto e tutti. Nel profondo non ci sono interessi finanziari o utilitaristici nel matricidio/fratricidio commesso da Alessandro: ogni cosa sembra motivata solo dall'inerzia del vivere quotidiano. Bellocchio sembra dirci che è questa la vera malattia dell'uomo moderno: la mancanza di valori, la noia, l'assenza di un progetto in cui impegnare il proprio tempo, che porta Alessandro a crearsi una falsa quanto improbabile motivazione per i propri delitti (un allevamento di cincillà?!) ed i personaggi a vivere esclusivamente per competere fra di loro.
Le interpretazioni sono straordinarie, da Marino Masé, a Paola Pitagora, a Lou Castel, che se possibile aggiunge ancora più follia al suo personaggio (tant'è che ho pure letto che durante le riprese aveva spesso reazioni esageratamente esilaranti o violente al punto da costringere Bellocchio ad interrompere le riprese e che tali reazioni erano pure mal tollerate da Marino Masé, che ogni tanto arrivava nientemeno a schiaffeggiarlo!).
Un gran film d'altri tempi, straziante, crudele, malato, angoscioso eppure bellissimo.

wallace'89  @  03/06/2010 18:55:15
   9 / 10
Un film di sconvolgente forza e carattere ma anche stilisticamente eccezzionale( molto nouvelle vague).
Sarebbe facile parlarne solo come un film anti-istituzionale-borghese, come viene da tutti etichettato e perciò incensato daltronde figlio di certi precisi anni ma anche in anticipo sui tempi(1956) , ma è prima di tutto un'opera di grandissimo realismo socio-psicologico, che non si fa nessuno sconto nel parlare degli aspetti più irrequieti,inquietanti e oscuri della natura umana. Una tragedia greca in forma cinematografica con caratteri universali, pur parlando di situazioni e personaggi piuttosto (a)tipici e col tema della malattia mentale in primo piano, tema con cui Bellocchio tornerà con "Matti da Slegare", documentario di notevole importanza politica per il nostro paese(legato al movimento sociale Basagliano...).
Elegantissime la fotografia e le inquadrature che denotano un regista sorprendentemente maturo per un film all'esordio, che fa risaltare senza freni tutta la potenza espressiva di un cast perfetto, Lou Castel in primis.
Per niente datato, un capolavoro vero.

paride_86  @  28/12/2009 03:35:42
   6 / 10
Celebrato esordio cinematografico di Bellocchio, "I pugni in tasca" è un'ordinaria storia di follia altoborghese. Certo, si distingue per la buona introspezione psicologica dei personaggi e dei rapporti "perversi" che li legano, ma oltre a questo a me personalmente non ha detto niente.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Ciumi  @  13/10/2009 18:43:35
   8½ / 10
Non tanto la percezione di un’apatia esistenziale borghese, quanto più è la malattia mentale stessa, quell’epilessia feroce profondata nel vivere ad essere, a mio parere, il centro nevralgico di questo film. Se da una parte alcuni simboli (la madre cieca, la fatiscente villa) sono facilmente leggibili in un contesto di denuncia sociale, dall’altro la patologia s’immedesima a tal punto da digredire dal metaforico, divenendo piuttosto una sofferenza reale.
Non si esce dalle mura di casa. La malattia discute e si confronta con se stessa. La famiglia trova desiderio solo nell’obliarsi nel suo nulla.
E se la noia di Antonioni è stata una stasi d’acque monotone e misteriose, quella di Bellocchio pulsa d’un male latente, acuto, irrequieto, disuguale come la regia che accusa gli stessi sintomi epilettici dei suoi protagonisti. Non teme il tagliarsi le vene.

Invia una mail all'autore del commento wega  @  09/08/2009 07:01:28
   8 / 10
Mi ha colpito ma non mi ha affondato il celebre esordio di Marco Bellocchio. Con "Prima della Rivoluzione" di Bertolucci, "I Pugni in Tasca" forma un interessante dittico sui fervori di quegli anni. Tecnicamente e stilisticamente eccezionale (anche Bellocchio sembra esser stato influenzato principalmente da Godard), l' ho trovato fin troppo zelante nella critica alla famiglia borghese (ne potrebbe esser fatto benissimo un remake slasher senza nemmeno tanto parafrasarlo), con la quale però, l' autore fa un discorso di ben più ampio respiro, e soprattutto riesce a dare, in chiave allegorica, una anticipazione dell' imminente catastrofe post-sessantottina. Grande colonna sonora di Ennio Morricone.

bulldog  @  28/07/2009 22:38:24
   8 / 10
Sicuramente un grande esordio.
Film post-neorealista con colonna sonora Morriconiana strepitosa.

Una critica all'istituzione famiglia,una piccola pietra miliare cinematografica.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  25/12/2008 15:33:13
   9½ / 10
Sono totalmente d'accordo con gli altri utenti nell'affermare che è uno dei migliori esordi cinematografici di sempre. Più che una critica verso la famiglia borghese, il bersaglio è l'istituzione della famiglia nel senso compiuto del termine senza classismi. Lo spazio ristretto e claustrofobico della casa diviene il teatro dello sgretolamento di un quadro già ampiamente decadente senza più nessun punto di riferimento. Tutt'altro da essere un film datato: Bellocchio dirige un film sconvolgente ed estremo con protagonisti perfetti: da Paola Pitagora all'inquietante Lou Castel.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR pompiere  @  09/10/2008 19:21:44
   8 / 10
L'inverno è arrivato e anche la famiglia si congela!
E' finito il tempo per prendere comodamente il caffè a tavola.
La morte, come una sventura di manzoniana memoria, si abbatte sulle abitudini e sulle sicurezze familiari e non lascia via di scampo.

Bellocchio imbastisce un'indagine molto intima, e allo stesso tempo spietata, sulle convenzioni e le sgretola con la malattia mentale, il Diavolo in Corpo proprio di Alessandro & i suoi fratelli (il primo vede il mondo a testa in giù, il maggiore è incapace di amare e se ne va a *******, la sorella è una bambina viziata volgarmente invaghita di Alessandro e il minore soccombe nella vasca da bagno nella scena più terribile del film).

Spesso sapientemente alienato dalle ombre di Giuseppe Lanci, il film si snoda indolente, infelice, dispettoso ("pro familia" docet?), cinico, bugiardo, irrequieto e si vanta del suo essere contro, della sua inesorabile decadenza.

Guy Picciotto  @  03/09/2008 12:07:36
   9½ / 10
A mio parere il miglior esordio italiano alla regia di sempre ( assieme ad ossessione di Visconti).
Che ci dice Bellocchio? ci dice che le relazioni affettive sono state sostituite dallo slancio affaristico e utilitaristico. Ispirato da Godard, pervaso da un macabro senso dell'umorismo, è una delle pellicole fondamentali del cinema italiano. Radicale, estremo, incompromissorio, devastante, ma assolutamente lucido, tratta in linea di massima la storia di una ragazzo epilettico che per inquietudine decide di far fuori tutta la famiglia (o quasi).. istituzione tipicamente borghese portatrice di saldi 'valori' e principi chiusi che nel '65 erano al centro di un fuoco critico di vaste proporzioni ... tutto vero ... ma il film non è solo questo, un mondo che andava cambiando (i fermenti del '68 erano vicini) e di cui, questa opera, ne è legittima figlia, e che preannuncia in effetti quello che ormai vari intellettuali di oggi stanno ipotizzando, ovvero che il 1968 è stato l'anno più terribile del novecento, l'anno in pratica che ha causato la vittoria netta del consumismo su altre ideologie. Oggi nel 2008 se siamo così è colpa sopratutto del 1968, altro che rivoluzioni, certo c'è stata una rivoluzione, quella dei costumi, ovvero la vittoria della società scostumata e senza valori così come la stiamo conoscendo oggi, il consumismo ha vinto, il 68 è stata la svolta, voluta sopratutto dai giovani, quei giovani che oggi siedono corrotti dietro una scrivania mossi unicamente da tornaconti individualistici, a far andare in malora i paesi occidentali. Un film che ha sconvolto tutte le convenzioni e le certezze del boom economico, dipingendo una famiglia borghese nella sua dissoluzione come forse sarebbe riuscito solo a Ferreri e Pasolini ("teorema").
Non ci sono mostri deformi, nel film, ma ci sono i "mostri borghesi", i giovani in preda dell'apatia e della rabbia più micidiale della società italiana dei Sessanta (duemila), a un passo dalla Contestazione generale. Lou Castel sembra un "Brando ragazzino", con la sua recitazione a scatti, nervosa e la faccia da pugile. Un'umanità terribile, che sogna e attua il matricidio e il fratricidio nella più totale tranquillità e con la stessa noncuranza ne vive - apparentemente - le conseguenze. Niente rimorsi, niente problemi. Un dramma da camera tutto chiuso dentro una casa di campagna, con conseguente senso di claustrofobia morale e fisica insieme. Bellocchio non si è mai ripetuto a questi livelli, ma certamente non era lecito aspettarsi un altro film così.

Invia una mail all'autore del commento click  @  02/11/2007 14:11:59
   8½ / 10
Bellocchio non mi piace molto, ma questo film è tremendamente inquietante. Pensare che un film del genere sia stato girato nel 65, fa paura, perchè i pugni in tasca è estremamente attuale e destabilizzante. La storia di questa famiglia evoca nello spettatore un malessere e un'angoscia come pochi altri film. Il tutto si svolge in un'atmosfera gelida e asettica che a fine visione lascia davvero basiti.

Mavors84  @  30/07/2006 18:18:00
   7½ / 10
nel complesso il film mi è piaciuto: la critica alla borghesia viene raccontata mediante la malattia mentale, essa è usata allo scopo di smascherare i comportamenti umani (propri dell'uomo e non legati ad una classe sociale)

musiche 8
regia/sceneggiatura 7

voto finale 7 1/2 :D

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  20/07/2006 22:24:04
   10 / 10
In assoluto il piu' grande esordio del cinema italiano di tutti i tempi, superiore anche ai margini di novità di "ossessione" di Visconti.
Un film che ha sconvolto tutte le convenzioni e le certezze del boom economico, dipingendo una famiglia borghese nella sua dissoluzione come forse sarebbe riuscito solo a Pasolini ("teorema") e al miglior Scerbanenco negli stessi anni.
Un film feroce che ancora oggi lascia esterefatti, capace com'è di esaltare l'estremizzazione dei ruoli fino a diventare quasi una pantomima contemporanea e post-sessantottina della tragedia greca rivista con lo spirito della società occidentale. Brutale, a tratti poetico, altrove grottesco, aderisce al clima di quegli anni portando con se' una ventata d'aria fresca, in un'inquietante retaggio tecnico degno di un Godard piu' diabolico.
Salvo lodevoli eccezioni (cfr. matti da legare) Bellocchio non riuscirà per parecchi anni a superare l'influenza radicale che questo suo film ha espresso, e si è perduto spesso in inutili simbologie, salvo gli exploit degli ultimi, giustamente esaltati film.
In un certo senso frammenti ricorrenti di questo primo film si trovano in diversi suoi film recenti, fra tutti il matricida allucinato di "L'ora di religione"

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  24/03/2006 18:27:05
   6 / 10
per l'epoca in cui fu girato è un film molto coraggioso ma adesso ai giorni nostri arriva con poca originalità...
un ragazzo che impazzisce ma non se ne capisce il motivo il tutto condito dalla scarsa prova degli attori...

2 risposte al commento
Ultima risposta 12/05/2009 23.50.52
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ds1hm  @  14/02/2006 14:41:52
   8 / 10
film scomodo, incredibile, unico nella produzione di Bellocchio e credo irripetibile. A volte guardando un buon film con bravi attori, con una buona sceneggiatura, con un montaggio decente, insomma nonostante con tutti gli elementi giusti e al posto giusto alla fine resta una certa delusione: con i pugni in tasca si trova invece qualcosa che va oltre la bravura degli attori, del regista o di chi si voglia: il film è e resta indimenticabile, con ambientazioni e ritmi perfetti.

durito  @  27/07/2005 09:58:51
   7 / 10
Non mi è dispiaciuto nel complesso...anche se credo di non averlo compreso fino in fondo, forse perchè un po' datato...
Film duro, su come l' alienante condizione culturale e la malattia possano portare all'autodistruzione. Bravo il protagonista Lou Castel



Gruppo REDAZIONE maremare  @  08/12/2004 00:51:05
   7 / 10
Film legato ad un determinato periodo storico, rappresenta una denuncia feroce della famiglia borghese.
Oggi può apparire datato.

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