lettera da una sconosciuta regia di Max Ophüls USA 1948
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lettera da una sconosciuta (1948)

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locandina del film LETTERA DA UNA SCONOSCIUTA

Titolo Originale: LETTER FROM AN UNKNOWN WOMAN

RegiaMax Ophüls

InterpretiJoan Fontaine, Louis Jourdan, Mady Christians, Marcel Journet

Durata: h 1.29
NazionalitàUSA 1948
Generedrammatico
Tratto dal libro "Lettera da una sconosciuta" di Stefan Zweig
Al cinema nel Settembre 1948

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Trama del film Lettera da una sconosciuta

Una donna s'innamora di un pianista, suo vicino di casa. L'uomo, però, la ignora. Anni dopo il musicista incontra la ragazza senza riconoscerla. Questa volta le cose vanno meglio e tra i due scoppia finalmente l'amore. Nonostante la nascita di un figlio, la donna finisce per sposare un ricco aristocratico. Ma un giorno il suo vecchio amore si rifà vivo.

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Voto Visitatori:   8,40 / 10 (15 voti)8,40Grafico
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Voti e commenti su Lettera da una sconosciuta, 15 opinioni inserite

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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  27/02/2020 14:54:03
   9 / 10
Melodramma dal meccanismo perfetto che evita stucchevolezze o lacrime facili.
Una storia d'amore non corrisposto scritta egregiamente e che appesantisce mai lo spettatore che continuamente si chiede se la donna è viva, se si rincontreranno e come.
Certo visto oggi fa' un po' sorridere il fatto che il protagonista sia sparito dopo un concerto a Milano, forse bloccato dal Coronavirus?
Ma c'è poco spazio per i sorrisi...splendido dramma, uno dei migliori di sempre.

Goldust  @  08/08/2018 18:00:32
   7½ / 10
Storia di un amore lungo una vita nel solito, impeccabile stile alla Ophuls. Il racconto è presentato attraverso un potente flashback e dei protagonisti fortemente stilizzati ( lei romanticamente devota, lui dongiovanni impenitente ): la scorrevolezza in qualche frangente ne risente ma il ritratto che ne esce è elegante e credibile. Epilogo emozionante, così come la prova della Fontaine.

Invia una mail all'autore del commento NotoriousNiki  @  13/11/2014 18:17:48
   8½ / 10
10 anni dopo l'esilio, la fuga ed un approdo ad Hollywood che gli è costato un film, 'Re i Esilio', snaturato dalla sua linea di coerenza, finalmente riprende il discorso aperto con 'La signora di tutti' e 'Tutto finisce all'alba', impianto narrativo si rifà ad una lettera motore che innesca i flashback di questo tragico amore, supplizio per la protagonista, corrisposta in maniera meno partecipata dall'amato donnaiolo.

Soggetto seminato di mine, quello del patetico, un copione che in mano al 90% dei colleghi ad Hollywood avrebbe procurato un fiume di lacrime in sala mentre con Ophuls, perennemente sintetico (gran parte delle sue opere non supera h 1.20) distaccatosi dalle rigide strutture hollywoodiane cui vigeva non viene meno ai suoi precetti d'autore e ne realizza un film coerente col suo stile e suoi temi. Virtuosismo narrativo audace ma nulla in confronto a ciò che realizzerà al suo ritorno in Europa ('La ronde' e 'Il piacere'), i primi film ad episodi che poi invaderanno anche la commedia italiana negli anni '50, sottilmente evocati da raffinati fil rouge che solo un regista così maniacalmente composto e avanguardieristicamente influenzato poteva realizzare.
Frazionato in 3 lunghi atti, la miglior Fontaine post Hitchcock è creta in mano ad uno scultore, modellata nell'eroina dell'amore sano, romantico e innocente, e come spesso accade talmente obnubilate in un amore che credono di consumare ma che invece è lui che consuma loro, disarmandole di tutto

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Invia una mail all'autore del commento Suskis  @  24/03/2013 08:52:58
   6½ / 10
Tratto da un romanzo melò (con molte variazioni discutibili, ma sicuramente con l'ottima miglioria di trasformare il protagonista romanziere in un musicista) è un film che non ho trovato particolarmente entusiasmante. Entrambi i protagonisti sono, essenzialmente, due immaturi, dal principio alla fine. La presunta grande storia d'amore è, in realtà, tutta nella testa della protagonista, che resta attaccata alla sua idea di amore anche dopo aver scoperto (e riscoperto più volte) l'inesistenza della persona amata. La parte iniziale è decisamente lenta e pesante anche se poi la storia si mette in moto. Patetica la parte del figlio (inutile aggiunta strappalacrime). Bravi però gli attori (anche quelli di contorno)

Gruppo COLLABORATORI atticus  @  10/09/2010 22:54:22
   8½ / 10
Tra le rappresentazioni cinematografiche dell'amour fou questa è senza dubbio tra le più candide e struggenti di sempre. La storia di un amore irragiungibile e totalizzante, un ritratto di donna innamorata che affida alla carta il racconto di una vita tenuta costantemente in gioco.
Il film è di una sensibilità e di un pudore tali da lasciare storditi, sembra quasi di essere di troppo durante la visione e di invadere l'intimità dei personaggi. E tutta questa grandezza di sentimenti riscatta una certa fredezza scenografica che in alcuni momenti sfiora il calligrafismo (per carità, è solo un misero neo). Interpretazioni splendide, bellissima la regia discreta di Ophuls. Un classico del romanticismo filmico.

BlackNight90  @  13/03/2010 02:39:01
   9½ / 10
C'è da rimanere estasiati di fronte alla purezza di tale sentimento rappresentato su pellicola, un romanticismo mai, dico mai, eccessivo e fastidioso, patinato e ridondante, ma emozionante perché misero e nobile allo stesso tempo.
Un ritratto di donna bellissimo, una vita scandita da quei pochi momenti di illusione d'amore, attimi che marchiano a fuoco l'animo di ogni amante; un elogio al genere femminile, il quale è destinato forse all'eterna incomprensione da parte di quello maschille: erano altri tempi, quelli in cui Ophuls girò questo splendido film, ma le cose non sono poi così cambiate, l'uomo e la donna continueranno a percorrere strade che soltanto si sfiorano, senza ma incrociarsi del tutto. Nonostante il destino, non è una negazione dell'amore, ma un'esaltazione della sua incorruttibilità. Almeno così mi è parso vedendo gli occhi della meravigliosa Joan Fontaine che 'ascoltano' estasiati le melodie del suo pianista, o mentre passeggia al suo fianco per le vie di una Vienna ricostruita interamente in studio, o mentre attende intrepida che la porta del suo amato si apra, in modo da poter finalmente aprire il suo cuore.
Una storia che viaggia sul filo dei ricordi e della tragedia, un capolavoro.

4 risposte al commento
Ultima risposta 14/03/2010 02.47.33
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LoSpaccone  @  10/02/2010 22:05:29
   8 / 10
Uno dei più bei ritratti femminili della storia del cinema. A prima vista può sembrare un pò petulante e forse risente di un eccessivo formalismo, però è un film magnifico per la capacità di Ophuls di costruire un racconto che assimili i ritmi affettivi propri dell'universo femminile, e per la maniera in cui questi convivano con la freddezza esteriore della Mitteleuropa, incarnata nella sontuosa messa in scena.

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Ultima risposta 15/02/2010 20.07.55
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Gruppo COLLABORATORI SENIOR Ciumi  @  26/08/2009 20:11:21
   8½ / 10
Se potessero le confessioni di una lettera fare risorgere il silenzioso amore, arso in quell’unico cuore, arso nella memoria, nella speranza, fino all’ossessione di una donna… Se potessero le parole indorare di un nuovo chiarore i ricordi, divenire luce, illuminare, come un raggio gentile in pieno giorno, a ritroso nel tempo…
Per lei che ha protetto fino alla morte quel giovanile impulso da lui ignorato, non vi sarà conclusione felice. Dov’è stato il principe che ha sempre amato? Non vi è, o non vi è mai stato. Eppure più volte si sono rincontrati.
Quella dichiarazione diverrà l’unica testimonianza postuma d’un amore appena immaginato, impossibile ancor più ora che è stato rivelato. D’un amore che, mentre in lei è persistito per tutta una vita, in lui s’è acceso e consumato brevemente, nel durare di una lettera appena.

Ophuls racconta, con perizia e con grazia come ha sempre fatto, una storia d’amore intrisa di triste malinconia, pervasa dalla tragedia della fine, bellissima. La sua mano conosce bene l’arte del ricamare; lo dimostra, e ne fa finissimo sfoggio, in questo che senza dubbio rimane uno dei suoi melodrammi più intensi.

Gruppo REDAZIONE amterme63  @  04/05/2009 18:11:48
   8½ / 10
Il genere del melodramma è uno dei più difficili da trattare al cinema. E' molto facile cadere nel patetico e nel lacrimoso fine a se stesso.
Ci sono però autori che riescono a trattare questo tema strausato, magari usando anche situazioni e storie che possono apparire stereotipate, e allo stesso tempo dare la sensazione di verità e profondità di sentimento. Uno di questi è Max Ophuls.
Il suo segreto è lo stile. Quello che fa la differenza è il modo in cui viene presentato questo tipo di storia, cercando di distaccare lo spettatore da quello che vede. L'effetto è quello di analizzare i sentimenti dei personaggi, assistere ai loro effetti, piuttosto che immedesimarsi e annullarsi emotivamente in essi.
Il primo accorgimento è quello di complicare la progressione narrativa della storia. Nei film che ho visto fino ad ora (oltre a questo, Lola Montes e Il Piacere) si fa un uso costante del flashback. Si confronta sempre una situazione presente, magari triste e problematica, con il suo svolgimento passato. C'è sempre un pensiero "altro" rispetto a quello che si vede, che spinge alla considerazione oggettiva.
In questo film poi assistiamo a una storia immaginata da un personaggio tramite le parole scritte da un altro. Quello che vediamo è l'immaginazione del protagonista maschile che ricorda o ricostruisce situazioni raccontate in una lettera da una persona di cui fino a quel momento non ricordava più nemmeno l'esistenza. Questo crea contrasto e dialettica e arricchisce notevolmente l'effetto di potenza e forza che hanno i sentimenti in questa storia.
Altro mezzo è il gioco della mdp che gira spessissimo intorno ai personaggi e agli ambienti, creando la sensazione di stare assistendo da spettatori esterni a quello che avviene. C'è da dire che Ophuls qui subisce il fatto di girare il film a Hollywood. Rispetto ai film francesi ricorre con molta più frequenza al primo piano. Riesce comunque a non farlo diventare troppo predominante e a idealizzare troppo le figure che inquadra. Anche la recitazione degli attori è molto più controllata e naturale rispetto agli standard americani dell'epoca. Joan Fontaine si adatta benissimo al ruolo di bambina ingenua e sognatrice prima e di donna decisa a percorrere la sua strada fino in fondo, poi. Recita molto meglio qui che nei film di Hitchcock. Dà un tocco di bellezza e purezza molto naturale al suo personaggio.
La forza con cui Lisa rimane fedele al suo essere interiore, al suo sentimento amoroso puro, nonostante tutte le circostanze avverse (e nonostante il suo amante stesso), è qualcosa che tocca fin nel profondo del cuore e non appare per niente convenzionale.
E' il messaggio più agro che dolce dei film di Ophuls. Dappertutto c'è malinconia, impossibilità di arrivare a amare in maniera completa e definitiva una persona. Forse l'amore stesso esiste solo come sentimento, come legge interiore assoluta, ma non riesce mai a diventare oggetto di vita concreta, a essere appagamento totale e completo. Lo si può solo vagheggiare in maniera nostalgica, magari come oggetto che appartiene a un'epoca passata, come quel XIX secolo che Ophuls riesce a far rivivere in maniera magistrale, in tutti i suoi più piccoli particolari.
Veramente bello e toccante questo film, davvero, e vale la pena vederlo. Complimenti di nuovo, Ophuls.

Gruppo COLLABORATORI Marco Iafrate  @  21/03/2009 16:34:56
   9 / 10
Che gran film! Che peccato vederlo onorato soltanto da una manciata di commenti! Qui sì che ci troviamo di fronte ad un vero e proprio film d’autore. La storia è narrata dalla voce della protagonista che ripercorre la sua vita sentimentale mediante l’uso di una lettera, scritta di suo pugno, indirizzata al suo amato; è la storia di un amore vissuto soltanto da lei, una donna convinta di essere destinata ad un uomo che si rivelerà di un cinismo ed una superficialità tali da costringerla ad una vita non voluta, quelle esistenze decise dal destino e non dalle proprie volontà. Ophuls con una fantastica messa in scena sottolinea quanto i sentimenti possano essere crudeli, Lisa rifiuta l’amore di chi può darglielo per rifugiarsi in quel mondo di invisibilità e di solitudine che appartiene alle persone che amano senza essere ricambiate. Straordinaria, a riguardo, la sequenza che vede Lisa, ancora ragazza, nascondersi in cima alle scale del palazzo per attendere il ritorno di Stefan così da dichiarargli il suo amore, l’uomo varcherà la soglia del portone insieme ad un’altra donna, una delle tante; anni dopo sarà lei a varcare insieme all’uomo quella soglia, dalla stessa prospettiva dove prima c’era stata Lisa ora c’è la macchina da presa, cioè noi spettatori, che, impietosamente, osserva la scena, la donna non lo sa ma ora è lei ad essere una delle tante.
Impeccabile l’interpretazione dei due protagonisti. Come sottolinea giustamente il buon Marco prima di me, uno dei film più “eleganti” della storia del cinema.

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Ultima risposta 26/09/2009 19.19.22
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Invia una mail all'autore del commento wega  @  12/07/2008 20:51:04
   10 / 10
Magico incontro tra melodramma personale e fotografia nera di una Vienna barocca ricostruita in studio che raggiunge il sublime. Max Ophuls principalmente ha sempre diretto film sull'amore, questo, oltre ad essere probabilmente il suo migliore, rappresenta la più bella storia d'amore impossibile mai raccontata da Hollywood; c'è qualcosa di più forte perchè irreale, dell'amore platonico?.
Vedere "Lettera da una sconosciuta" è come leggere la lettera stessa con Joan Fontaine, un'etica narrativa complessa e rara nella storia del cinema.
Una struttura doppia, esterna/interna raccontata dalle immagini e da Lisa stessa. Un uso strordinariamente omogeneo del flashback, tanto da farci spesso dimenticare della temporalità dei fatti narrati, rende, questa, un'opera ancora fresca ed intramontabile nonostante i suoi 60 anni suonati di età.
Il film più elegante e fine della storia del cinema.

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Ultima risposta 12/07/2008 21.01.30
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Gruppo COLLABORATORI ULTRAVIOLENCE78  @  21/09/2007 23:22:19
   8 / 10
FILM VERAMENTE MAGNETICO E DIRETTO CON GRANDE MAESTRIA DA OPHULS. STORIA INTENSA E TOCCANTE.

3 risposte al commento
Ultima risposta 21/11/2008 09.10.35
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Dick  @  17/07/2007 12:34:31
   8 / 10
Curioso film sul tema della sedotta e abbandonata che amerà per sempre il seduttore canaglia raccontato attraverso una lettera. La Fontaine con i suoi sguardi e le sue espressioni riesce a dare uno spessore non indifferente al personaggio, proprio importante per la riuscita della pellicola.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  18/01/2007 11:30:14
   9½ / 10
Incantevole e struggente storia di un'amore impossibile, uno dei capolavori assoluti del cinema tardoromantico di tutti i tempi: Ophuls nel suo esilio americano realizza paradossalmente il suo film piu' "europeo" a cominciare ovviamente dalle ambientazioni...
qualche estetismo tende al barocco (specialmente la scena dei due amanti in una serie di tabloix da luna-park) ma resta un grandissimo film dominato da due grandi interpreti...
memorabili la lunga narrazione della protagonista, degna dei migliori feuilleton letterari, e le sequenze al teatro dell'opera
Uno dei miei film favoriti di ogni tempo, e forse il migliore di Ophuls

Gruppo COLLABORATORI fidelio.78  @  07/04/2006 16:37:25
   7 / 10
Melodramma classico, ma veramente ben fatto.
Joan Fontaine è semplicemente splendida: struggente e romantica nel suo amore che passa inosservato.
Un pò di retorica si affaccia soprattutto nel finale, ma l'impossibilità di una felicità terrena è ben resa e la messa in scena di Ophuls è da maestro del genere.

7 risposte al commento
Ultima risposta 14/11/2014 00.14.24
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