moloch regia di Aleksandr Sokurov Russia, Germania 1999
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moloch (1999)

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locandina del film MOLOCH

Titolo Originale: MOLOCH

RegiaAleksandr Sokurov

InterpretiElena Rufanova, Leonid Mosgovoi, Leonid Sokol, Elena Spiridonova, Anatoli Shvedersky, Vladimir Bogdanov

Durata: h 1.48
NazionalitàRussia, Germania 1999
Generestorico
Al cinema nel Giugno 1999

•  Altri film di Aleksandr Sokurov

Trama del film Moloch

Moloch racconta una giornata di vita (1942) di Hitler in compagnia di Eva Braun, Joseph Goebbels e moglie, nel buon ritiro sulle Alpi Bavaresi. Eva cerca invano un riscontro amoroso nel suo freddo amante.

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Voto Visitatori:   8,04 / 10 (12 voti)8,04Grafico
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Voti e commenti su Moloch, 12 opinioni inserite

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Danae77  @  02/11/2015 19:57:07
   8 / 10
Moloch piccolo e mostruoso, indimenticabile come le incisioni dei numeri in serie. Gigante di un filmino amatoriale di ciò che può, un essere privo di calore umano, considerare il suo amore clandestino, frustrato e inappagato. Misero avvolto in un telo, meschino sotto un lenzuolo. Grottesche giornate, deliri, tutto malsano, cibo e ospiti, claudicanti, trasudanti grasso e bugiardi compiacimenti. L'Apollo della razza perfetta, erculeo nemico, ritratto di una maschera, malata nella mente e nel corpo. Pagliaccio di se stesso, parassita dei parassiti da esso temuti. Nebbia, mantello di una compagnia senza colore, volti sbiaditi nella luce immensa, nell'assenza del suo corpo addormentato, svenuto e sfinito da ortiche, fronti e nemici storici. Un addio, nell'assolutezza anche sulla morte, delirio di onnipotenza smontato dall'amore cieco, coraggioso, incoerente e privo di senno. Ritorno ad un progetto disumano del quale è privo di alcuna memoria nonché esistenza. Malsano e disturbante in una meravigliosa fotografia sgranata.

DarkRareMirko  @  22/04/2015 00:14:32
   9 / 10
Eccellente film sul potere da parte di Sokurov, con gran bravi interpreti e molta cura realizzativa.

Atmosfera straniante (sembra di trovarsi un un posto a parte, senza tempo ne collocazione geografica), discorsi pesanti, strambi, irreali, caratterizzazioni originali e più umili che deviano da quelle classiche, che presentano i personaggi nei soliti modi.

Mi ha anche un pò messo a disagio; il potere spersonalizza ma a quanto pare non permette di togliersi dal grigiore quotidiano.

Qualche punta di pessimismo; un riuscito ritratto privato.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR elio91  @  02/05/2012 19:19:28
   8 / 10
Adi, quel cattivone che si diverte nella sua roccaforte in montagna a giocare con Eva Braun e fare battute scorrette a tavola con Goebbels e fidati luogotenenti in vacanza.
Adolf Hitler come non si era mai visto e probabilmente non si vedrà mai più. Sokurov si dimostra un maestro del cinema con questa sua pellicola in cui affronta per la prima volta le dinamiche del potere; è controversa certamente per ciò che dice e come lo dice, molti potranno rifiutare la visione che il regista fa di un singolo giorno di un uomo (degli uomini) ridicoli.
Eppure a pensarci bene è giusto cosi; Hitler si è impresso nell'immaginario collettivo come il folle uomo di ghiaccio che urlava e magnetizzava tutti coloro che lo ascoltavano. Mai un discorso fuori posto, mai un Hitler privato che potesse sconfessare quanto si conosce di quello pubblico come invece accade in minima parte nei filmini della sua amante Eva ritrovati e da cui Sokurov prende spunto per Moloch.
Ma il film che banalizza Hitler e i suoi compagni di giochi fino a renderli folli caricature ossessionate dall'idea della morte deve essere visto sotto un'ottica diversa: una demitizzazione del demonio in favore di un uomo estremamente patetico e ridicolo, che gioca coi mutandoni ad acchiappare la sua Eva nelle enormi camere del rifugio nel cielo. Anche attraverso questa strada sarà forse possibile rendersi conto di cosa significhi assuefarsi al potere fino al punto di ritenersi un Dìo in terra (come nel finale).
Moloch è un'opera con protagonisti tanti morti e scheletri che parlano, mangiano, giocano, fanno battute, si divertono, hanno amnesia (in)volontarie (su Auschwitz), scòpano e càgano. Ma sono già morti senza saperlo.
L'unica immagine vivida e che esce fuori dal circo equestre di patetismo è proprio Eva Braun; che amando follemente il suo mostro Adi ha però abbassato il suo sguardo ad altezza d'uomo, cogliendo il fuhrer dietro i discorsi feroci e gli aizzamenti di folla per quello che davvero è: un uomo con una tremenda paura di crepare, convinto che col potere si possa sconfiggere la morte.

Sokurov pennella tutto con una maestria senza pari, specie l'inizio è di una bellezza folgorante. Il resto è tutto un regalo del maestro russo, degno erede di Tarkovskij nello stile dilatato, lento ed ipnotico.

Guy Picciotto  @  19/03/2012 09:36:14
   9½ / 10
Il film migliore nel complesso di Sokurov.
La trasfigurazione ormai mitica di Hitler operata dal Sokurov (l'uomo più famoso del 900 assieme a Elvis) riflette un "mascheramento mitico del presente opprimente"; il mito, alla sua origine non è soltanto falsa coscienza, ma come parabola della società borghese, il mito costituisce un inganno su di una particolare condizione, che viene presentata come un frutto di un destino immutabile, un po come avviene con gli eroi del teatro wagneriano, tutta la sua vita è stata un lungo estenuante sacrificio dell'io sugli altari del pangermanesimo pagano a controbattere quel materialismo tecnocratico della civiltà in progresso rappresentato dalle plutocrazie giudee e dal bolscevismo. Pura utopia visto che eravamo nel 900 e non più nell'era antica. Questa utopia dei gerarchi nazisti emerge spettrale tra nebbie che virano in tenebre per tutto il film, con qualche momento di pura malia (Eva Braun che balla nuda in terrazza).
Un film che è un balletto isterico di automi carismatici prestati al Valhalla, i gerarchi nazisti sembrano più maionette in mano ad oscuri padroni defilati (gesuiti, cavalieri di Malta, , i nazi britannici, industria metallurgica tedesca, i Rothschild)
Leader fantocci che non conoscevano nessuna gioia, i tedeschi del resto non si rallegrarono nemmeno della conquista di Parigi. Mentre vincevano a tutto spiano, infuriavano già come chi non ha più nulla da perdere. All'inizio dell'imperialismo tedesco c'è il "Crepuscolo degli dei" wagneriano, l'entusiastica profezia del proprio tramonto.

outsider  @  12/03/2012 10:54:02
   9½ / 10
Lavoro di grande spessore, visto per la terza volta, non annoia mai.
Lo avevo visto anni fa, poi in questi giorni l'ho volentieri riguardato 2 volte poichè Rai5 lo ha ritrasmesso a distanza di poco. Un ritratto privato del fuhrer e dei suoi adepti, di alcuni dei suoi, un ritratto del diavolo e della sua pazzia, così come alcuni importanti approfondimenti sulla figura delle donne. Un digiuno di storia capisce perchè le donne di questi mostri impazzivano. Le farneticazioni ( oggi esilaranti, allora drammatiche) di hitler costituirono la base del movimento che urlava voglia di razza ariana. il nazismo permeò e comprese la germania ed i paesi limitrofi in quanto portò ricchezza, lustro, grandezza. in ogni epoca vi può essere una forma di esaltazione ideale che ha una possibilità di prendere il potere che ovviamente degenera, in tutte le sue forme, ingrandendo quella distorsione e degradazione e spregio dell'essere umano che al principio è solo in embrione e potenziale. importante restituire realtà e verità per la formazione di un'identità pacifista e anti violenta nei giovani. la civiltà è democrazia, il controllo, il potere, i militari, dovrebbero essere certezza di pax assoluta. l'invasione americana dell'iraq è la razionale appropriazione del controllo di una risorsa territoriale, il petrolio: violenza barbara con vittime innocenti. questo è il mondo oggi, il mondo rende possibile tutto questo perchè il popolo compatto non esiste, perchè trovi sempre i fessi che vanno in quei posti, perchè nessuno organizza dei sommovimenti in massa per la richiesta di una pace totale, per il rifiuto dell'abominio. il nazismo fu presa di potere di un folle esaltato e razzista, che considerava insetti gli uomini. e questo sokurov lo spiega bene, molto bene.
ambientazioni e particolari, scenografia e atmosphere da maestro del cinema. un film che, da solo, rappresenta l'identità di "ADi". Poteva durare di più e finire diversamente. Ogni battuta è da manuale. Avrebbero potuto rappresentare qualche incubo di hitler, che era solito gridare during the night. in un pò di tempo in più+ avrebbero potuto fargli esprimere altre sue idee che nel film ci sono già, in modo più approfondito, facendolo tornare sull'argomento. comunque, già così, è un Opera da inchino. Da vedere e riveedere!

Elwing77  @  12/01/2012 15:37:23
   6 / 10
Un film inquietante e controverso. Premetto che non conosco il regista nè la sua bravura, che trovo magnifiche le ambientazioni quasi da sogno e la sospensione dal tempo e dallo spazio di una vicenda così cruda come la vita di Hitler. Per questo ho dato la sufficienza. Tra il vuoto e la stupidità di certi intrattenimenti e taluni discorsi intavolati dai protagonisti della vicenda, tuttavia, trovo che questo prodotto così altamente cesellato contrasti con la terribile realtà storica che di fatto tratta. Il nazismo non era astrazione, insomma, ma era frutto di un piano fortemente coerente e razionale. Nel film tuttto sembra avulso dalla realtà, sarà che rappresenta una delle fase finali del regime.... un folle sogno che cominciava già a infrangersi.

4 risposte al commento
Ultima risposta 09/07/2012 10.06.26
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dobel  @  09/05/2010 10:46:01
   5 / 10
Un film grottesco e improbabile, innanzitutto. Delle macchiette caricaturali si muovono nella Berghaus hitleriana in un modo che non ha nulla a che vedere con la realtà storica. Lo trovo un film figurativamente molto suggestivo ed affascinante, recitato splendidamente da parte del protagonista maschile, ma totalmente assurdo dal punto di vista della sceneggiatura. Hitler era ben più inquietante di un maialotto di provincia: era un uomo con turbe psichiche ovviamente palesi, ma anche con una capacità di concentrazione e analisi impressionante. Non capisco quale sia lo scopo del film: se è restituire un quadro plausibile di una normale giornata del Fuhrer sulle alpi bavaresi, allora è un fallimento totale (e temo proprio che sia così). Se invece si tratta di un pretesto per realizzare una pellicola che parla di una banda di matti in libertà, allora può anche essere divertente e carino, benché certo non un capolavoro.
Temo comunque che l'intenzione del regista sia stata quella di perpetrare l'idea che Hitler, e la sua manica di collaboratori, fosse un pazzo affetto da problemi esistenziali legati al proprio vissuto. Trovo molto pericolosa questa tesi: trovo che sia una comoda posizione per pulire una coscienza europea che rischia in questo modo di ricadere nella trappola ad ogni momento. Se solo ne avessero le possibilità ci immaginiamo quanti Hitler ci sarebbero oggi? Hitler fu ne più ne meno che il normalissimo frutto di una società giunta alla saturazione. Questa saturazione l'abbiamo davanti agli occhi anche ora. La persona che fornisce ricette facili e veloci ai problemi da risolvere è quella che otterrà anche oggi il massimo successo e il comando assoluto. Non c'è bisogno che sia un folle; è sufficiente che sia un ambizioso con brame di potere... con piccoli calcoli politici e qualche facile giochetto populista la poltrona è sua. Il nazismo fu un fenomeno (che vediamo anche oggi quotidianamente insinuarsi nelle maglie della nostra società seppur con una violenza esercitata in maniera differente) del tutto figlio dei tempi. Credere che furono pazzi cinquanta milioni di tedeschi e che furono guidati da una banda di pazzi è troppo facile e comodo. Furono criminali, ma non pazzi. Tornando al film: la figura di Hitler è tratteggiata in modo ridicolo e caricaturale; il regista lo fa ascoltare musica che lo avrebbe fatto addormentare dopo due minuti; lo fa prendere a calci in cu.lo da Eva Braun (ma figuriamoci!); lo fa ballare come uno scimunito coi suoi ospiti; lo fa giocherellare a rincorrersi attorno ad un tavolo con la fidanzata. Ma quando mai! Si trattava di un personaggio che non si vedeva come un uomo ma come un 'Moloch'. Aborriva qualsiasi comportamento che potesse in qualche modo umanizzarlo. Il contatto con le persone lo infastidiva. Penso che nessuno lo abbia mai visto in mutande se non il suo medico. A mio avviso si tratta di un film totalmente fallimentare: la rappresentazione di un gruppo di buontemponi svitati rinchiusi in una grande e sinistra villa di montagna; ripeto: troppo comodo! Fu molto peggio di così: era gente come noi, che possiamo incontrare per strada, parlargli dei figli e dei nipoti, prendere il caffè insieme a loro, magari andarci pure alla partita senza accorgerci che stiamo parlando con un funzionario che ha appena fatto sterminare migliaia di persone. Per questo il nazismo è entrato così in profondità.
Viene anche adombrata l'ipotesi che Hitler non sapesse nulla di un posto chiamato Auschwitz, una delle teorie più care allo storico negazionista Irving. Anche questo lo trovo strano: Irving sostiene che non vi siano documenti scritti o firmati da Hitler che possano attestare che il Fuhrer fosse a conoscenza dello sterminio degli ebrei. Albert Speer, prima architetto personale di Hitler poi ministro degli armamenti, dopo la guerra e dopo aver passato vent'anni nella prigione di Spandau pubblicò diversi volumi sugli anni del conflitto e sulla sua amicizia molto stretta col Fuhrer. Disse chiaramente che gli ordini più importanti Hitler era solito impartirli a voce senza lasciare nulla di scritto. Aggiunse che è impensabile e assolutamente fuorviante credere che qualcosa di così importante potesse succedere senza che Hitler ne fosse a conoscenza. Gli storici per propria natura devono sempre essere revisionisti, ché altrimenti la ricerca non avanzerebbe mai; ma qui siamo di fronte a qualcosa di ben differente: la negazione di realtà palesi. Non sono uno storico, ma questo film (al di là della bella realizzazione) mi sembra totalmente assurdo e pericoloso (per quanto può essere pericoloso un film, intendiamoci: ossia quasi niente!).

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  06/01/2009 23:02:12
   8 / 10
La residenza di Hitler sulle Alpi, Il rifugio delle aquile, diviene teatro della meschinità dei personaggi coinvolti fra servilismi irritanti e deliri di onnipotenza per mascherare la propria ipocondria. Un Monte Olimpo avvolto nelle nebbie e luogo irreale, fuori dal tempo, dove gli "dei" celebrano il proprio crepuscolo (sottolineato dalla musica di Wagner). Ottima la regia di Sokurov, specialmente in quelle panoramiche molto larghe che sottolineano la piccolezza delle persone di fronte al contesto ambientale. Ben approfondito il rapporto fra Eva Braun e Hitler: la ragazza cerca in ogni modo di ottenere un momento di trasporto, un gesto d'amore senza successo. Il momento di disperazione finale rappresenta la propria sconfitta di fronte a colei che Hitler ama più profondamente: l'oscurità del male assoluto.

Gruppo COLLABORATORI fidelio.78  @  31/01/2008 12:38:09
   8 / 10
Un film "onirico" che richiama molto il Bunuel de "Il fascino discreto della borghesia".
Spiazzante e lucido, dipinge i nazisti come bambini borghesi, ridicoli e fragili. Sceneggiatura molto interessante e grande regia.
Gran merito agli autori che hanno saputo rileggere, con estrema originalità, un momento storico delicato. Forse un pò pretestuosi alcuni passaggi, ma la storia è studiata alla perfezione e le varie sfumature, a tratti grottesche, sono ben dosate (operazione difficilissima, per la quale va il mio personale applauso allo sceneggiatore). Forse il finale è un pò troppo freddo e distaccato, ma è comunque un film che lascia affascinati e non indifferenti.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento matteo200486  @  02/04/2007 22:46:24
   8½ / 10
Splendido film del maestro russo Aleksandr Sokurov incentrato sulla figura oscura e negativa del Fuhrer, Adolf Hitler. Il tutto analizzato attraverso lo sguardo della compagnia annoiata Eva Braun.

Un ottimo film ambientato nello squallido palazzo di Berchtesgaden il nido d'Aquila ( mi ha ricordato il palazzaccio dell'innominato, nei Promessi Sposi), avvolto in un' atmosfera fredda, distaccata quasi irreale, anzi meglio surreale. Avvolti nella nebbia, che circonda il palazzo, Hitler, Eva, Goebbels e la moglie Magda trascorrono alcune ore, descritte in modo minuzionso da Sokurov.

Minuziosa è anche la cura e l'approfondimento picologico che Sokurov sviluppa per i suoi personaggi. Eva annoiata e incredibilmente innamorata, Goebbels ossequioso, Adolf logorroico, lagnoso, ipocondriaco e folle.
E' proprio quest'ultimo punto che mi ha profondamente impressionato. Hitler rappresentato in tutte le sue debolezze in tutte le sue paure, consumato dalle sue fissazioni dalle sue nevrosi.

Ottime le interpretazioni soprattutto quella di Leonid Mozgovoy, che interpreta benissimo la figura di Hitler.
Fotografia e regia sono ineccepibili da vero maestro. Soprattutto la fotografia rarefatta degli esterni, cupa e nera quella degli interni.

CURIOSITA': La sceneggiatura è stata organizzata in modo tale che le parole di Hitler fossero quelle reali dei veri discorsi che egli teneva a tavola, annotati con cura nel passato. Veramente un gran lavoro, una grande opera.


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ds1hm  @  05/05/2006 14:20:36
   9 / 10
l'impressione ricevuta guardando questo film è la stessa di quella della visione di Madre e Figlio: ossia si cade in una sorta di inganno artistico, in una nuvola di confusione interpretativa perchè lo spettatore (o almeno io) non sa se sta guardando un film o un tetro documentario o una rappresentazione in immagini della pazzia, della follia umana e storica. ma tutt'intorno c'è solo nebbia, nuvole e silenzi come a dire tutto è fuori dal tempo ma perfettamente nella storia, tutto è nella psiche di ognuno ma lontano dalla sua stessa comprensione.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Requiem  @  04/07/2005 14:01:51
   8 / 10
Un bel film del grande regista russo, autore di "Arca russa".
Un film onorico, avvolto in un'atmosfera irreale, ma al tempo stesso sempre uno sguardo lucido sulla follia e sul potere.
Un film che consiglio vivamente, sopratutto a quelli che sono interessati all'argomento, ma che non si accontentano di banali sceneggiati televisivi.

Sukurov poi è un superbo regista, e non a caso molti l'hanno definito il degno erede di Tarkovski.


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