sinfonia d'autunno regia di Ingmar Bergman Francia, Germania 1977
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sinfonia d'autunno (1977)

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locandina del film SINFONIA D'AUTUNNO

Titolo Originale: HÍSTSONAT

RegiaIngmar Bergman

InterpretiIngrid Bergman, Liv Ullmann, Lena Nyman, Halvar Bj÷rk, Marianne Aminoff

Durata: h 1.30
NazionalitàFrancia, Germania 1977
Generedrammatico
Al cinema nell'Agosto 1977

•  Altri film di Ingmar Bergman

Trama del film Sinfonia d'autunno

Eva, moglie di un pastore protestante, invita per un soggiorno in casa sua, dove Ŕ ospitata anche la sorella Helena immobilizzata da una grave infermitÓ, la madre, affermata pianista. Bastano poche ore perchŔ la situazione si carichi di pesanti frizioni, alimentate da reciproche accuse. Soprattutto Eva Ŕ molto dura con la madre, e questa riparte.

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Voto Visitatori:   8,29 / 10 (24 voti)8,29Grafico
Migliore attrice straniera (Ingrid Bergman, Liv Ullmann)
VINCITORE DI 1 PREMIO DAVID DI DONATELLO:
Migliore attrice straniera (Ingrid Bergman, Liv Ullmann)
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Voti e commenti su Sinfonia d'autunno, 24 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Filman  @  04/12/2020 12:16:16
   7½ / 10
Un dispiegamento continuo di emozioni recondite e repressioni mai rivelate, nell'ennesimo rapporto tra donne di un'ennesima famiglia segnata da depressione e malattie croniche. HÖSTSONAT (Sinfonia d'Autunno) è presa di coscienza, analisi psicologica del trauma e ammissione di colpa, tutto quanto in un film la cui cadenza, come sempre per le sceneggiature del maestro Ingmar Bergman, è data dall'interpretazione attoriale e da lunghi dialoghi, incisivi e impossibili da ignorare per qualunque essere umano, dal momento che questo film parla anche di noi.

DarkRareMirko  @  07/07/2020 21:42:09
   9 / 10
i ha fatto un pò tornare alla mente Family life di Loach (uscito 7 anni prima) questo Bergman dove recita un'altra grande Bergman, anche perchè ne condivide il senso opprimente di una famiglia che può contare si su personaggi che si amano tra loto, ma dove purtroppo però ne succedono di ogni.
Notevoli prove recitative ed ottima la fotografia; non un Bergman che innova (in stili e temi) ma comunque un dramma nel vero senso della parola, dove un lieto fine non toglie comunque peso alle emozioni negative dei 90 minuti precedenti.

Tanto di cappello a Bergman inoltre: una cinqunatina di film da lui realizzati, tutti di alto/altissimo livello.

massapucci  @  23/11/2014 21:03:30
   8½ / 10
Bello, bello, bello! E' il mio commento a caldo!
Le sequenze finali sono davvero commoventi.
Regia di alto livello - ma probabilmente bergman ha saputo fare anche di meglio. Attrici bravissime. Nondimeno mi permetto, con estrema umiltà, di criticare la recitazione della bergman in qualche punto: ove mi pare di aver ravvisato da parte sua 1-2 gesti "spiazzanti" rispetto al senso della scena.
Sarà molto difficile dimenticare questo film. Sicuramente consigliato.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  16/11/2012 00:03:55
   8 / 10
Film fondamentale per la storia del cinema per il fatto che si tratta dell'ultimo lavoro di Ingrid Bergman alla sua "prima volta" dietro la macchia da presa di Ingmar Bergman...era ora che si incontrassero due dei piu' importanti artisti Svedesi!
Impressionante il legame tra Madre e figlia che traspare in questo film,sembra tutto vero...Ullmann e Bergman di altro livello fanno scuola!
Del resto la pellicola è improntata quasi esclusivamente sui loro dialoghi spesso accesi...in mezzo una figlia/sorella malata quasi abbandonata a se stessa...
Il finale amarissimo è difficile da digerire, uno dei piu' pessimisti del regista Svedese!

Gruppo COLLABORATORI SENIOR elio91  @  22/10/2012 10:04:56
   8½ / 10
è Bergman sintetizzato al meglio. In un'ora e mezza c'è tutto il suo cinema che l'ha reso famoso, i temi a lui cari, le tecniche registiche sempre cosi affascinanti e che smentiscono chi lo vorrebbe un regista solo dedicato alla parola dimenticandosi della padronanza che lo svedese ha avuto con la macchina da presa.
La trama, inutile parlarne, è una carneficina di sentimenti tra madre e figlie, ma in mezzo all'astio e alla naturale depressione appesantita tipica di Bergman si stagliano momenti di commozione incredibile, che solo il suo cinema migliore è riuscito a toccare.
Già, il suo cinema migliore... ma se ci ripensi, come fai a dire quali sono i suoi film migliori? Sono tutti belli, è qualcosa di unico nella storia del cinema. Nel rapporto qualità/quantità non credo sia esistito nessun altro regista al suo livello cosi prolifico e che ha sfornato uno dopo l'altro opere sempre bellissime, a volte stupende e nei casi migliori capolavori assoluti (l'unico suo debole e mediocre che ho visto è stato "A proposito di tutte queste signore", ma per il resto...).
Senza nulla voler togliere a Hitchcock e pochi altri, Bergman detiene questo primato.
E anche il suo film più bello da Sussurri e Grida in poi, ma arriverà di lì a poco Fanny e Alexander...

Curiosa che questa sia stata l'unica volta che i due Bergman abbiano lavorato insieme; e Ingrid lo ripaga con un'interpretazione magnifica, contrapposta dalla Ullmann che non ha nulla di meno.
Curioso poi anche come è costruita questa Sinfonia D'Autunno: i primi piani intensi sono storia vecchia, ma spesso alle parole vengono in aiuto le immagini sotto forma di flashback, a differenza di Sussurri e Grida un ruolo maschile ha una certa importanza (anche se marginale, certo) rispetto ai ruoli di madre/figlia, e nella famosa scena del pianoforte è tutto affidato all'intensità di primi piani magnifici e due attrici di razza pura, delle parole proprio non c'è bisogno. Come dire che in fondo Bergman è sempre riuscito a rinnovarsi e a sorprendere, anche per questo i suoi film tematicamente sempre uguali hanno vitalità e potenza l'uno distinto dall'altro.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Peter Lyman  @  11/05/2012 13:38:51
   8 / 10
Veramente difficile giudicare un film del genere: trovo che sia un film eccezionale, con scene montate magistralmente. Tuttavia, oltre alla recitazione che mi è parsa un po' forzata in certi punti e fin troppo teatrale per quasi tutto il film, trovo che le due protagoniste siano personaggi un po' odiosi e problematici. Sicuramente è appunto questo il presunto punto di forza del film, ma a me non è piaciuto. Le due donne ricordano un po' quelle di Ibsen, ma giusto copie sbiadite.
E' una pellicola che non annoia e, al di là dei gusti personali, che racconta in maniera singolare e originale un dramma familiare portato agli estremi da personalità opposte in stretto contatto.

Invia una mail all'autore del commento Elly=)  @  11/08/2011 00:28:45
   9 / 10
Dopo aver sacrificato i doveri materni alla carriera, una celebre pianista torna a casa e si misura con la maggiore delle due figlie. Ci sono donne così. Rifiutano di essere disturbate dai propri figli. Non vogliono perdere tempo con i loro problemi. Hanno la loro vita, la loro carriera. Tutto il resto non conta. É di una donna cosi che Bergman ha voluto parlare. La colpa, la confessione, il perdono. Liv Ulmann e Ingrid Bergman in un ritratto intensissimo e straziante di due modi diversi di essere donna.

Gruppo REDAZIONE amterme63  @  13/04/2011 19:34:05
   8 / 10
Ancora una volta si rimane a bocca aperta di fronte all'ennesimo film di Bergman tematicamente e tecnicamente uguale agli altri, ma che nonostante ci˛ riesce lo stesso a coinvolgere e ad emozionare.
Anche "Sinfonia d'Autunno" Ŕ un film che si svolge in ambienti artistico-religiosi, in ogni caso intellettuali e borghesi. Anche questo Ŕ lento e molto teatrale e quasi interamente composto da dialoghi. Si svolge quasi tutto in interni e ci pone di fronte ancora una volta a persone che si avvitano su se stesse nel loro masochistico auto-analizzarsi, fino quasi a autodistruggersi mentalmente. Persone che non dormono, leggono lettere, si guardano allo specchio, di animo contraddittorio, amano e odiano allo stesso tempo e che appena possono raccontano, raccontano e vuotano tutto il loro amaro sacco che hanno dentro (in contrasto con le convenzioni e le apparenze tenute su, fino ad allora).
Per arrivare dove? A niente, semplicemente al fallimento della propria esistenza e dei principi su cui Ŕ stata costruita. "Sinfonia d'Autunno" nello splendido finale lascia aperto comunque un piccolissimo spiraglio di speranza.
Allora cos'Ŕ che salva tutti i film di Bergman? In generale, nonostante che tutti gli esseri umani vivano pi¨ o meno la stessa esistenza (infanzia-adultitÓ-vecchiaia), ognuno di loro la vive in maniera diversissima dagli altri. Nello stesso schema di vita ci possono essere infinite varianti e tutte con qualcosa che caratterizza, colpisce. I protagonisti di questo film, benchÚ vivano in una struttura sociale ed esistenziale sostanzialmente uguale a quella di altri film, sentono, si comportano, esprimono se stessi in una maniera unica e particolare, diversissima da quella dei protagonisti dei film precedenti/seguenti.
Vengono infatti resi come esseri umani che soffrono, sono, vivono e la loro umanitÓ penetra nell'animo di chi guarda, tocca tasti nascosti, genera immedesimazione/comprensione/confronto. Noi DIVENTIAMO i personaggi e quindi ci facciamo carico di tutti i loro dolori e le loro esperienze. E' come se anche noi avessimo passato le traversie dei protagonisti.
La riuscita Ŕ dovuta essenzialmente alla grandissima e straordinaria recitazione degli attori. Ingrid Bergman ancora una volta si dimostra attrice di razza, superlativa, in un ruolo inusuale e difficile per lei. Ma Ŕ soprattutto Liv Ullman, secondo me, che primeggia. Mi ha quasi commosso, da come ha reso il suo personaggio.
Bergman poi coraggiosamente prosegue con il suo smantellamento/disvelamento di ci˛ che si cela dietro le convenzioni o i luoghi comuni esistenziali. Comunemente si pensa al rapporto genitore-figlio (in questo caso madre-figlia) come istintivamente solido, amoroso, inattaccabile. Invece Ŕ (o pu˛ essere) tutto il contrario. E' bene che lo si sappia, ci avverte Bergman, le apparenze ingannano.
Di questo film mi rimarrÓ sempre impressa la scena finale: la lettura sconsolata da parte di Liv Ullman della lettera a sua madre con l'improvviso primo piano di lei affranta e addolorata. Basta questa scena (un vero e proprio tuffo al cuore) a risollevare dalla monotonia, dalla lentezza che si potrebbe provare durante la visione del film.

Dosto  @  18/08/2010 11:11:52
   9 / 10
Tra i migliori di Bergman. Dialoghi superlativi. Attrici immense.

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uzzyubis  @  21/03/2010 10:26:13
   10 / 10
Grandissimo. Fa male, scava, fotografa (sia narrativamnete che psicologicamente), delizia.
Film perfetto, fotografia magistrale, dialoghi puro stile Bergman.

Gruppo COLLABORATORI Terry Malloy  @  06/03/2010 14:11:18
   9½ / 10
Un grandissimo capolavoro.
Avrei dato voto pieno, ma anch'io condivido con alcuni critici l'osservazione che Bergman abbia leggermente ecceduto nel manierismo: la presenza di Helena soprattutto forza lo straordinario equilibrio compositivo e psicologico della coppia madre/figlia aggiungendo una tensione patetica che esagera troppo il sentimentalismo..appunto "alla maniera di" Bergman che ricorda Sussurri e Grida e Persona..
Però abbiamo davanti un capolavoro, e basta.
La grandezza delle due attrici è solo paragonabile alla grandezza di una sceneggiatura mozzafiato che si articola prima minutamente nella prima parte (ma assai argutamente) e poi esplode nel dialogo non dialogo della seconda parte. Un film essenzialmente sull'incomunicabilità portata sul piano sociale della coppia (le 3 coppie) e della famiglia (madre/figlia). Un film che parla ancora tantissimo all'animo umano e ne svela la straordinaria complessità..soprattutto del femminile.

paride_86  @  06/01/2010 22:00:43
   7½ / 10
Resa dei conti tra madre e figlia, è questo il tema di "Sinfonia d'autunno". Si tratta di un film intenso e disturbante, ma in molti tratti criptico. Purtroppo questo compromette un po' del giudizio che lo spettatore si fa dei personaggi - in particolar modo sulle reali colpe della madre - e non permette una valutazione serena e appropriata della vicenda in sé. Ma è questo quello che davvero conta?
Ottimo duetto di attrici, specialmente la Bergman, qui per la prima (ed ultima) volta diretta dal grande Ingmar.

bulldog  @  14/09/2009 22:22:56
   7½ / 10
Il film più Bergmaniano che ho visto ad oggi.
Sulla scia di Sussurri e Grida è un film sull'incomunicabilità e la durezza delle maschere quotidiane e familiari.
E' l'unico incontro su grande schermo tra una magnifica Ingrid,probabilmente qui nella sua migliore interpretazione di sempre.e Ingmar.

A tratti può risultare indisponente nella sua prolissità ma se si è dell'umore giusto si può apprezzare un piccolo capolavoro d'autore.
Non per tutti.

alex75  @  13/02/2008 09:38:08
   7½ / 10
in un interno nordico, tra luci fredde e candele, si consuma in una notte il dramma di una madre e una figlia. L'una grande pianista e affascinante donna di mondo, l'altra repressa e monacale moglie devota: un gioco al massacro sussurrato che scorre con le lacrime che sciolgono i volti in un trionfo di nevrosi e recriminazioni. Un film forse un po' troppo Bergman (la figlia inferma che striscia sul pavimento invocando la mamma è un po' esagerata) ma comunque intenso su cui spicca la Bergman. Dura, sarcastica e anaffettiva dà volto a una madre da incubo freudiano con una grande scena madre: il gioco di sgardi con la figlia che suona malamente un preludio di Chopin è da manuale

wega  @  04/10/2007 12:41:30
   8 / 10
disinteressato dalle tematiche del film..incomunicabilità tra un genitore e figlio.Un disinteresse falso quello da parte mia,probabilmente perchè invece mi tocca profondamente e non ho alcun desiderio di immedesimarmi in film di questo genere...poi Bergman è il maestro dell'anima per cui...il dostojevsky(scusate il sicuro errore di scrittura) del cinema.Questo film mi ha colpito in particolar modo per la fotografia..credo sotto alcuni aspetti ancora migliore di sussurri e grida..il volto,della ullman,credo non sia mai apparso sullo schermo con questa limpidezza.E Ingrid.....forse la più grande di tutti i tempi.

Beefheart  @  03/09/2007 12:05:46
   7 / 10
Altro approfondimento del tromentato rapporto genitore/figlio che Bergman ripropone 17 anni dopo "Come in uno specchio"; allora il genitore "distratto" era il padre, stavolta la madre, mentre l'oggetto della distrazione è il medesimo: quell'arte al cui altare tutto è sacrificabile, persino la salute dei propri cari e l'amore verso di essi. Si tratta di un implacabile egoismo genitoriale che cagiona accumuli di rancore, paure, insicurezze e, soprattutto, muri di incomunicabilità. Diciassette anni prima, il romanziere David (Gunnar Bjornstrand) subordinava l'essere padre alla sua arte, contrapponendo il successo ottenuto dalla totale devozione per la scrittura, alla cura, all'attenzione ed al riguardo verso una figlia, la cui "provvidenziale" malattia progressiva, forniva addirittura un cinico ed irragionevole spunto di analisi ed ispirazione letteraria. Diciassette anni dopo è l'acclamata pianista classica Charlotte (Ingrid Bergman) a commettere gli stessi errori, stavolta ai danni non solo della fragile secondo genita Helena che, somatizzando negativamente la sensazione di abbandono, si ammala gravemente, ma anche di Eva, sua figlia maggiore, da sempre vessata, che per tutta la vita non ha potuto fare altro che prodigarsi per il bene della sorella malata e tentare di sopire il rancore verso una madre sconsiderata che anni prima, decretando ciò che "era meglio per lei", la costrinse persino ad abortire. Si, perchè "la sconfitta della figlia è il trionfo della madre". In entrambi i film, leggermente a margine, si staglia la figura del marito della figlia-vittima: uomo piuttosto equilibrato che, per necessità o virtù, rimane piuttosto distante da quei turbamenti che deviano le menti umane ma che, almeno intenzionalmente, non manca di dare il proprio appoggio. Il film si basa sui lunghi dialoghi di confronto tra madre e figlia, con altalenanti picchi emozionali che, nell'arco del film, vanno e vengono sui volti dei bravi interpreti e nelle teste di chi li osserva e pensa e si immedesima. Praticamente tutto girato in interni che rappresentano l'abitazione di Eva e famiglia con qualche brevissimo e sporadico flash-back ad illustrare il pregresso. I capisaldi sono sempre quelli: le difficoltà nei rapporti sentimentali, la presenza della malattia, la tragedia sempre in angoscioso agguato. Se mai, ciò che rende questo film subalterno rispetto ad altri più "felici" ed azzeccati del regista, è la minore efficacia espressiva che scaturisce dall'eccessiva ed artificiosa tendenza al virutosismo; un'affettazione che ne inficia la naturalezza e, in un certo senso, ne annacqua la sostanza. Nel complesso comunque lo ritengo un discreto film.

AKIRA KUROSAWA  @  20/05/2007 04:07:04
   7 / 10
il film che piu mi ha annoiato di bergman perche molto impegnativo.
bravissima la bergman che qui recita per l ultima volta . bello, ma preferisco altro del maestro svedese

tyler  @  14/05/2007 04:00:12
   10 / 10
Ennesimo straordinario capolavoro di Ingmar Bergman, che come pochi altri al mondo abbina una sapienza cinematografica da insigne maestro ad una capacità di leggere nelle più recondite e inesplorate zone oscure dell'animo umano.
Tralascio volutamente i commenti tecnici, poichè mi sembra superfluo decantare lo stile registico, la fotografia, le musiche e l'incredibile bravura artistica delle due protagoniste e vorrei invece soffermarmi maggiormente sulla tematica del film, che comunque non è nuova nel cinema di Bergman; stò parlando dell'incomunicabilità.
Il regista svedese si avventura in quest'opera nei meandri di una tipologia di rapporto molto spesso dogmatica e oserei dire quasi sacrale, ovvero quella complessa e al tempo stesso naturale e spontanea dell'amore tra madre e figlia.
Resto sconcertato tra le altre cose, della conoscenza che il regista ostenta riguardo all'universo interiore femminile. così delicatamente complesso e spesso inaccessibile soprattutto a noi uomini.
Ma ciò che tra le altre cose traspare nel film, è l'impossibilità di lasciarsi alle spalle ciò che resta sepolto nell'irrisolutezza...ogni cerchio rimasto aperto nonostante il trascorrere degli anni e degli eventi, una tematica che in questo momento della mia vita sento fortemente e in maniera profonda.
Nell'incredibile scena del confronto tra le due donne, ogni dettaglio che sia di natura visiva o sonora, ogni singola frase, ogni singola parola, trasfondono chiaramente e inconfutabilmente una disperazione e un'angoscia che soltanto l'aver sperimentato in qualche maniera le sensazioni di cui sopra, può fornire la chiave d'accesso ad una comprensione più profonda e di maggior spessore in chi ne fruisce.
Il finale poi è meraviglioso, in quanto lascia comunque uno spiraglio di luce nonostante tanta bruttura e proprio in questo risiede a mio parere la straordinarietà dell'essere umano, capace di contenere in un'unica soluzione, il più abbietto dei pensieri e al tempo stesso la più ammirabile capacità di sentire e agire di conseguenza.
Malgrado il malessere generato dal non comprendere e dal non essere compresi, la natura umana è dotata di pietà e di compassione, forse riconoscendo nei limiti dell'altro i propri stessi limiti, fino all'abbandono del pensiero individuale che magicamente lascia il posto all'amore, unica chiave di comprensione universale e insostituibile strumento atto a trascendere i propri egoismi, seppur fondati in certuni casi su basi oggettive.
Una cosa è certa...mettendo a nudo gli uomini, Bergman mette a nudo noi stessi e inevitabile è il confronto e la riflessione al termine della visione di ogni sua opera.
E' sempre stata questa la finalità da me ricercata nel cinema e nell'arte in genere e fin'ora mai come nel caso di questo straordinario fotografo dell'intimo, mi era riuscito di trovare un così forte appagamento in tal senso.
Non riesco a dare meno di dieci a capolavori di tale fattura e mi rincresce non riuscire a trovare quasi mai nel cinema attuale, opere degne del confronto con queste perle del passato.

1 risposta al commento
Ultima risposta 14/05/2007 04.03.47
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Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  11/04/2007 21:21:57
   8 / 10
Il sogno si è avverato... la piu' grande attrice svedese ha finalmente incontrato il più grande regista svedese.
Un film che, al primo impatto, rischia di deludere i fans di Bergman, stigmatizzando quasi le sue ambizioni.
La forza di "Sinfonia d'autunno" è tutta negli strepitosi dialoghi, nel difficile ruolo madre-figlia, e soprattutto nella bravura delle interpreti. Curiosa e ulteriormente tragica la presenza di Helena, sorella inferma, che fa ricordare le atmosfere sinistre di "Sussurri e grida".
Un film consigliato anche a chi non ama particolarmente il regista svedese, anzi forse più a loro: comunque molto bello

mikyross  @  27/02/2007 11:42:22
   8½ / 10
Bellissimo. Non si può rimanere inerti di fronte alla bravura interpretativa del duo Bergman/Ullman. Quello che all'inizio può sembrare un pesante film sulla famiglia diventa psicologicamente trascinante sulla lotta per superare le barriere dell'incomprensione reciproca tra una madre egocentrica e dominante e una figlia insicura e fragile.

antoine  @  16/10/2006 21:04:39
   7 / 10
bello ma bergman e fatto di una pasta migliore.

Mavors84  @  01/05/2006 11:32:45
   8½ / 10
commentare bergman non solo è un compito arduo ma sembra anche intaccare lo stesso film (opera d'arte), io non vi dico molto... solo che non mi delude mai!

non saprei da dove iniziare: la scelta dele musiche, le attrici superbe, le inquadrature perfette... bergman docet!

Invia una mail all'autore del commento doncorleone  @  18/02/2006 23:54:39
   8½ / 10
Una madre ed una figlia si incontrano dopo anni di silenzi e di lontananza e decidono di mettersi a nudo, di rimuovere le maschere false della cortesia e del perbenismo per confidarsi i propri intimi, atroci segreti; il tutto in un confronto duro , aspro, senza esclusioni di colpi, in cui le accuse e le confessioni vengono portate avanti con una veemenza imprevista. Bergman ancora una volta , come aveva già fatto in Sussurri e grida, ci racconta il dramma dell' incomunicabilità, in primis nell'universo femminile ed in questo caso nel rapporto madre-figlia, lo fa con la solita lucidità estrema che gli compete, con la profondità che lo rende unico nell' avvicinarsi così tanto al volto umano (cfr Truffaut) e lo fa anche con un film che è tutto un disvelamento, tutta una confessione lunga, estenuante, dolorosa tra le 2 protagoniste in un'overdose di primi piani che esaltano la bravura straordinaria delle 2 meravigliose interpreti. Il rapporto apparentemente ideale tra la madre e la figlia che viene mostrato nel fuorviante prologo è destinato infatti ad essere infranto brutalmente nella notte in cui Charlotte ha un incubo ed eva ha bevuto un pò troppo... Dopo questo la situazione si ribalterà e tutti gli attriti prima celati riemergeranno violentemente e con conseguenze disastrose per il rapporto tra le 2 donne. Oltre alla regia magistrale il film si avvale anche di una fotografia luminosa (quasi sempre di alto livello nei film di Bergman) e di flashbacks molto belli ed evocativi, vi sono inoltre delgi stilemi " classici" del cinema di Bergman: gli orologi , la musica classica etc etc... Altro particolare degno di nota è che il film è uno dei più ottimistici di Bergman perchè lascia aperto il sentiero della speranza e mostra un'Eva alla fine fiduciosa.
Da rivalutare.
(Non è affatto un minore)

Crimson  @  04/08/2005 20:00:28
   9 / 10
Pensavo fosse uno dei film minori di Bergman, invece mi ha lasciato letteralmente sbalordito per quanto è bello!
C'è un preludio molto tranquillo, nonostante la madre (non ricordo mai i nomi dei protagonisti dei film!) si dimostri piuttosto preoccupata e si comporti in modo strano; poi il film cambia repentinamente, nel giro di una manciata di minuti. Tutta la vicenda cardine si svolge in pratica in una sola notte. Il film in pratica si esaurisce qui, e la sua forza risiede tutta nel dialogo tra madre e figlia. E' una scena lunga e bellissima: profonda, rabbiosa, malinconica. Non bisogna perdere neanche una virgola del dialogo, per evitare di non comprendere a fondo tutte le verità nascoste, la rabbia repressa. Bergman non sembra fornire le chiavi di lettura per individuare vincitori e vinti: probabilmente non ci sono. L'incomunicabilità è un vizio umano di cui forse è meglio non cercare insistentemente in chi risiede la colpa, con lo sguardo indagatore. Per taluni aspetti dei rapporti umani non ci sono spiegazioni. E allora cosa fare? Bergman conclude il film con un finale aperto, chiedendo allo spettatore di scegliere tra la speranza e la rassegnazione.
Questa ovviamente non è che la mia semplice interpretazione.
Un'ultima cosa: Liv Ullman recita come poche, è davvero bravissima.

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