speciale heimat - 6. fronte interno (heimatfront) (1943)
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Heimat - 6. Fronte interno (Heimatfront) (1943)

"A Schabbach certi giorni non sembrava neanche esserci la guerra"

Heimat - Fronte interno (Heimatfront)A ben vedere questa frase di Glasisch riassume in parte il ruolo del paesino dell'Hunsruck e del suo rapporto con la Storia; laddove l'esercito tedesco è mobilitato e si prepara alla sconfitta in quel di Stalingrado, solo dei colpi attutiti paiono arrivare nel paesino contadino oramai svuotato di uomini, tutti al fronte, e pieno di donne, vecchi e bambini. Certo, i giovani sono al fronte: i figli di Maria ad esempio, ormai rimasta sola senza di loro né Otto, che si è costretta a lasciare dopo la lettera (o minaccia) del ritorno poi mai avvenuto di Paul. Wilfried dimostra la sua vigliaccheria freddando un paracadutista inglese disarmato, mentendo poi sulle cause della morte (dicendo che il paracadutista aveva tentato di scappare). Questo dimostra che il "fanfarone" Wilfried, come ancora lo apostrofa Katarina, è privo di qualunque scrupolo ormai e proprio come il delirio nazista portato alle estreme conseguenze non si fa scrupolo di mentire o uccidere; proprio come nel finale, quando in una festa dirà che ormai la soluzione finale sta per essere attuata e gli ebrei finiranno "su nel camino". Una sequenza talmente ordinaria, quotidiana da risultare agghiacciante nella massima maniera. È qui forse la banalità del male della Arendt: ma un male quotidiano, a portata di mano, "normale" e spaventoso proprio per questo.

Heimat - Fronte interno (Heimatfront)Maria nel 1943, quattro anni dopo la separazione da Otto, conosce la sua futura nuora Marta, incinta e che si sposerà per procura con Anton, lontanissimo nella fredda, sterminata e pericolosa Russia. È probabile che l'accoglienza calorosa di Maria verso Marta non dipenda solo dal fatto che porti un nipote in grembo, che magari la farebbe sentire per sua stessa ammissione come se Anton fosse ancora lì con loro, ma anche perché si rivede nello spaesamento di Marta: senza marito e con un figlio cui dovrà badare, proprio come Maria dopo la morte di Paul. Maria fa capire a sua nuora che ci sarà la famiglia a supportarla e aspetteranno insieme il ritorno del "loro" Anton.

Altra informazione, che ci viene data quasi in modo disinteressato ad inizio episodio nel riassunto di Glasisch, è che proprio Maria ha avuto un figlio dall'ingegnere Otto: Hermann. Il piccolo Hermann, proprio colui che se non in questo primo "Heimat", sicuramente nel secondo e anche nel terzo assurgerà a protagonista assoluto della storia, l'unico personaggio che apparirà in tutti e tre i cicli di Reitz.

Otto è lontano al fronte, ora il suo mestiere si è fatto pericolosissimo e, come lui stesso confida all'amico Pieritz, la sua vita è sempre in bilico con la morte. Heimat - Fronte interno (Heimatfront)Otto sembra essere convinto e rassegnato all'esplosione di uno di quegli ordigni che gli costerà la vita: nel racconto che fa a Pieritz parla di un momento in cui, disinnescando una bomba, aveva letto su un orologio come un segno mortifero "una di queste sarà tua"; ovviamente la scritta si riferiva alle ore, ma l'ora di Otto anche se non vicinissima e immediata, come potrebbe apparire è di lì a venire. Le sequenze in cui l'ingegnere disinnesca grossi ordigni che paiono lì lì per esplodere sono tese, silenziose, ritmate dai rumori del suo martelletto sulla bomba e dagli sguardi di chi è imboscato e protetto dietro qualche muretto e lontano. Ma l'ora della morte è rimandata: Otto sa dall'asso aviatore Ernst (che lo chiama affettuosamente "zio" Otto) che Maria ha avuto un figlio suo. Per un commiato verso la donna della sua vita e il figlio che non ha mai conosciuto ma ha tanto desiderato, Otto vivrà il tempo necessario.

"Al fronte si sta bene". Questa è la menzogna di Wilfried e la retorica nazista, secondo quale l'errore è fuori da ogni logica, il disordine non può esistere. Al fronte si sta bene e se non è cosi almeno che tutti credano il contrario: per questo nella festa che segue il matrimonio per procura di Marta e Anton da una parte la conversazione telefonica tra i due sposi è tutt'altro che privata, data in pasto com'è agli ospiti; dall'altra anche Anton deve sottostare agli ordini di un cineoperatore, che lo sta riprendendo per un filmato propagandistico che vorrebbe in teoria illustrare la (falsa) vita degli uomini al fronte. È stato De Palma a dire che "la macchina da presa mente in continuazione" e questa sorta di illustrazione/dissacrazione del cinema come opera di propaganda e suprema finzione della realtà sarà affrontata nuovamente nell'episodio successivo.

Ci si accontenta in chiusura di finire con una nota amara: prima la succitata soluzione finale, che il terzo Reich vuole adottare per sterminare tutti gli ebrei; Heimat - Fronte interno (Heimatfront)poi l'associazione che si va a creare tra i pali che consentono l'utilizzo del telefono e degli strumenti di comunicazione millantati con fierezza dal nazismo, e il guercio Hans che Eduard scopre ucciso in guerra. È il tempo dei rimorsi per lui, che si sente in parte responsabile della morte di un ragazzo di cui aveva incoraggiato la carriera bellica da cecchino. Le rose rosse lanciate da Ernst, un asso dell'aviazione, ma che della guerra sembra fregarsene (e difatti resterà sempre un eterno ragazzino), Reitz le aveva lasciate colorate creando un forte contrasto col bianco e nero. Laddove sembravano simbolo di vita e speranza, possono anche prendere un significato ben più inquietante per una storia tedesca e di tante persone votata alla tragedia che si sta consumando in maniera inconsapevole.


Torna suSpeciale a cura di elio91 - aggiornato al 25/01/2013

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