DankoCardi 8 / 10 09/06/2022 16:52:30 » Rispondi Max Farberbock riesce a portare su pellicola uno dei libri tedeschi più controversi e rigettati perchè motivo di vergogna...perchè tirava fuori molti, importanti scheletri dall'armadio. Come è noto la storia viene scritta dai vincitori ed è solo grazie ad un diario tenuto da una giovane tedesca che sappiamo con certezza come sono andate le cose a Berlino, il covo dei "cattivi" una volta arrivati i "liberatori" della Armata Rossa. Qui non si parla tanto di nazisti e comunisti non ci si dilunga su retoriche morali su quanto siano cattivi e buoni e quanto siano buoni i cattivi, ma di civili, di semplici cittadini, di persone comuni che si trovano a dover fare i conti con le conseguenze della guerra. Pur non soffermandosi su momenti violenti od efferati tutto il film è una continua tensione nel rappresentare come si viveva in quel periodo: costantemente sul filo del rasoio con l'incertezza e l'angoscia di quello che poteva capitare da un momento all'altro, con i "nemici" dentro casa che avevano diritto di vita e di morte su un popolo alla loro mercè. La parola che pare dominare dall'inizio alla fine è precarietà! C'erano anche momenti distesi e festosi, ma potevano terminare in modo drammatico da un istante all'altro. Quasi in maniera fisiologica e normale iniziano gli stupri e per le donne è quella la vera guerra, specchio di quella che hanno fatto i loro uomini al fronte. Dolore, paura, umiliazione, vergogna...tutti concetti con cui le protagoniste dovranno iniziare a convivere e tirare fuori il coraggio se desiderano avanti e tornare ad una parvenza di normalità; la protagonista (una Nina Hoss che oltre che brava è di una bellezza abbagliante) con il suo tentativo di proteggere se stessa e le altre diventa così il simbolo di tutte le donne che in tempi bellici sono vittime di quest'onta: lo stupro come arma di guerra, un orrore di cui forse ne è parlato (ed in questi tempi) se ne sta parlando ancora troppo poco.