Dom Cobb 6½ / 10 25/06/2024 12:59:15 » Rispondi In seguito a un misterioso messaggio dalla defunta M e contro il volere dei suoi stessi superiori, James Bond decide di indagare sulle attività del terrorista Marco Sciarra. La traccia lo condurrà da Città del Messico a Roma, dalle Alpi austriache fino all'Africa, alla ricerca della sinistra organizzazione Spectre e il suo capo, Franz Oberhauser. Era già capitato nella storia della saga che certi episodi fossero creati più che altro per bissare l'inaspettato successo del loro predecessore: "Thunderball", "L'uomo dalla pistola d'oro", "Moonraker", tutti caratterizzati dall'esser stati realizzati con la regola implicita del seguire la formula del capitolo precedente alla lettera, magari anche più in grande. Anche "Spectre" appartiene a questa categoria: non c'è un solo istante in cui non si avverta l'ombra del precedente "Skyfall" incombere sul progetto, sensazione rafforzata dalla presenza del regista Sam Mendes e della stessa squadra di sceneggiatori. E poi c'è anche la volontà dichiarata fin dal titolo di voler sfruttare una proprietà di cui la Eon è tornata in possesso proprio ora: gli storici nemici dell'agente 007 fin dal suo esordio nel lontano 1962. In altre parole, l'occasione perfetta per coniugare il Bond complessato di Craig con la formula più classica e scanzonata. Peccato che il risultato, per quanto godibile sul momento, sia più che altro un pastrocchio. Se "Skyfall" era il film della rinascita dalle ceneri, qui in teoria si dovrebbe premere sull'acceleratore, confermare le promesse date e lanciare Bond in una nuova avventura che rispecchi un po' tutte le anime che la serie ha avuto nel corso della sua storia. Invece, fin da subito si avverte qualcosa che non va. Non è tanto il look della pellicola a lasciare perplessi (anche se la fotografia del solitamente affidabile Hoyte van Hoytema è caratterizzata da colori spenti e un fastidioso uso di filtri, in specie il giallo urina nel prologo a Città del Messico), quanto l'andazzo della trama. Già "Skyfall" aveva presentato numerose influenze dal Batman di Nolan, qui la tendenza a seguire la moda del momento si traduce in un arraffare dalla serializzazione in stile MCU, con il bisogno sfrenato di collegare tutti i film di Craig in un'unica macrostoria. Ciò che funziona per un genere però non funziona per un altro, specie se quei collegamenti vengono messi soltanto a posteriori. Ecco dunque, che più volte il film dà l'idea di non sapere dove andare a parare, di disperata improvvisazione più che di ispirazione. Quella che doveva essere una premessa semplice e diretta viene complicata inutilmente da sottotrame di cui non si sente il bisogno, escamotage narrativi tirati per i capelli e una sovrabbondanza di misteri e indizi che non si collegano fra loro nel migliore dei modi.
1) Innanzitutto, come diavolo faceva M a sapere di Sciarra? Cos'aveva scoperto di tanto importante da lasciare un video postumo sull'argomento? E perché Bond non dice niente neppure a M, visto che alla fine di "Skyfall" sembravano in buoni rapporti? Sembra tutto una forzatura per costringere Bond ad agire di nascosto, alle spalle dei suoi superiori, senza che poi ce ne sia bisogno. Infatti, cosa aggiunge questo elemento alla trama generale? Assolutamente niente. Perché non fare in modo che Bond fosse sulle tracce di Sciarra in via ufficiale, perché non fargli una semplice lavata di testa e poi mandarlo di nuovo sul campo? 2) L'intera sottotrama di C e del suo tentativo di smantellare il reparto 00 a favore dell'uso di droni sembra sempre che non c'entri nulla con tutto il resto. Pare quasi il lascito di una precedente bozza che nessuno si è dato pena di cancellare, infatti i legami con l'indagine principale sono così tenui che tagliando l'intero spezzone di trama non si perde nulla. 3) Ancora non riesco a capire come abbia fatto Moneypenny a scoprire che il Re Pallido è Mr. White... cos'è, ha messo il soprannome nel motore di ricerca Google? C'è una website sugli pseudonimi di criminali noti? Vorrei proprio vederla... 4) Posso anche accettare che l'organizzazione Quantum venga ripresentata come una sezione della Spectre, ma Silva cosa diavolo c'entra con questa gente? Non era indipendente? Insomma, lo so che a nessuno piace Dominic Greene, ma sacrificare coerenza narrativa a causa dei gusti di una fetta di pubblico mi sembra un po' esagerato. 5) Che Blofeld usi uno pseudonimo è anche un'idea valida, ma rendermelo il fratellastro di James Bond... no, non si fa!
Anche i dialoghi si rivelano una delusione, privi del brio e della vitalità che uno si aspetterebbe da questo genere di film e sorprendentemente scarni, quasi stanchi nella loro mancanza di qualsiasi energia. L'unica nota positiva è che di tanto in tanto il film sembra divertirsi con le risposte monosillabiche di Bond a certe domande, ma si tratta di un debolissimo raggio di luce nel buio.
Bond al funerale di Marco Sciarra avvicina la vedova con domande molto dirette. La vedova: "Come osa parlarmi così? Non vede che sto soffrendo?" Bond: "No."
Ne consegue un ritmo altalenante, che a tratti sembra finalmente carburare, per poi frenarsi di nuovo a causa di una narrazione che non sta veramente in piedi. Inoltre, per quanto competente, la regia di Mendes si lascia andare a numerosi, evitabili scivoloni, a cominciare da scene d'azione con idee di base interessanti ma eseguite senza alcuna energia, quasi pigre a tratti per come risolvono in maniera facilona (a volta ai limiti della tamarrata) situazioni che avrebbero meritato molto di più, come se nessuno degli addetti ai lavori fosse davvero coinvolto o in forma.
L'inseguimento in elicottero ha qualche bel volteggio a mezz'aria, ma a parte questo è solo una semplice s*****ttata. L'inseguimento in macchina a Roma è una palla, niente traffico, niente acrobazie degne di nota, niente schianti... solo due macchine che guidano per le strade vuote della capitale (tranne per la solita macchietta nella Fiat 500 che ascolta l'opera -!!!- alla radio). La fuga dalla clinica in aereo ha alcuni bei momenti, ma anche quello si affloscia nella monotonia. L'evasione dalla base Spectre è un'assurdità: un attimo prima Bond viene torturato con un trapano nella tempia che dovrebbe sconvolgere il suo senso dell'equilibrio, un attimo dopo corre, salta e spara con precisione matematica senza alcuna conseguenza per il trattamento ricevuto. Bim, Bum, Bam e lui e la sua donna si ritrovano al sicuro e pronti ad andarsene nel giro di un minuto (forse anche meno). Bond in motoscafo che insegue Blofeld su un elicottero e riesce ad abbatterlo con una semplice pistola a cento metri di distanza... sì, come no! Fra questo e 007 che si fa venti piani a piedi, trova la fidanzata, torna giù nei sotterranei ed esce in barca in meno di 3 minuti, qui si sconfina nella fantascienza pura.
L'unica scena che si salva in tal senso è la rissa sul treno, grazie anche alla presenza scenica di un Dave Bautista ottimo scagnozzo nella grande tradizione dei vari Oddjob e Squalo. Ma gli scivoloni continuano anche al di fuori delle sequenze acrobatiche, con personaggi che spuntano fuori dove non dovrebbero con un tempismo a dir poco impossibile, o che compiono scelte idiote nei momenti meno indicati al solo scopo di far avanzare la trama in un certo modo o soltanto per allargare i ruoli di attori di un certo calibro: sia il Q di Ben Wishaw che l'M di Ralph Fiennes sono molto più coinvolti nell'azione rispetto a prima, ma la sensazione è che sia così soltanto per sfruttare il carisma degli interpreti piuttosto che per esigenze narrative.
A questo proposito, come non dimenticare Bond e Madeleine che fuggono dalla base Spectre in Africa (esplosa, tra l'altro) e subito si stacca su Londra dove tutti si riuniscono in una casa sicura come se niente fosse? E come se non bastasse, Blofeld si è ripreso in un attimo dalla bomba che gli è esplosa in faccia e ha avuto anche il tempo di precedere Bond nella capitale, contattare i suoi alleati e allestire una serie di trappole automatizzate nel vecchio edificio MI6.
Il tutto conduce a un terzo atto che crolla su sé stesso e a un finale a dir poco confuso sia nei toni che negli intenti. Il film che doveva rappresentare un nuovo inizio per 007 si atteggia invece sempre più a una specie di canto del cigno, senza giustificare né il rapporto che Bond stringe con la nuova donna del momento, la psichiatra Madeleine Swann, né cosa lo spinge a operare una scelta cruciale nelle ultime scene del film.
Non ci sono abbastanza scene per stabilire il progressivo innamoramento di Bond in Madeleine, così come a lei non viene dato abbastanza materiale per imporsi come un personaggio di cui valga la pena innamorarsi. La storia fra i due non è mai credibile e davvero dovrei bermela che Bond alla fine getta la pistola e lascia il servizio attivo solo perché la sua nuova fidanzata gli ha fatto un discorsetto di mezzo minuto sul treno per il deserto? Ma fammi il favore...
E infatti l'ultima scena lascia l'amaro in bocca. Invece di dare inizio a un nuovo, radioso futuro per Bond, i produttori sembrano invece volerlo togliere di mezzo a ogni costo. Forse "Spectre" doveva essere l'addio di Craig al ruolo e forse ci sono stati dei ripensamenti in corso d'opera? Questo spiegherebbe la sua performance stranamente spenta e incolore, priva di passione o di molto interesse. Christoph Waltz è sprecato in un ruolo concepito male ed eseguito peggio, si limita a fare il suo solito senza variazioni di sorta. E la povera Léa Seydoux fa quel che può con un personaggio scritto in maniera superficiale. La Bellucci fa una comparsata di poco conto, alla fine Bautista è quello che se la cava meglio. E se in un film di Bond l'unico a funzionare veramente è lo scagnozzo muto, allora c'è un bel problema. A coronare il tutto una colonna sonora col pilota automatico di Thomas Newman, che ripete i temi del precedente film e basta, con tanto di deludente canzone in falsetto di Sam Smith. Il grado di spettacolo è assicurato e ci sono momenti che funzionano; ma è l'intero pacchetto a non convincere appieno. "Spectre" si lascia guardare, alla fine non è uno dei Bond peggiori, ma di certo è ben lontano dall'essere uno dei migliori. Per me se la gioca con "Casino Royale" come episodio di Craig meno riuscito.