Altro splendido cortometraggio della Deren, delicatissimo, poetico, ipnotico nel suo essere un grazioso movimento di corpi, la regista ci delizia con una narrazione che va avanti grazie alla fluidità del movimento, alternando particolari e figure intere, usando raccordi sul movimento e anche ricorrendo al montaggio analogico per cambiare scena - analogia di forma - creando immagini che scorrono come flussi, ripetendo l'azione svariate volte, giocando con i corpi e creando un sottile filo narrativo dalle numerose interpretazioni, giocando molto col concetto di tempo, con i suoi paradossi, ricorrendo all'utilizzo del fermo immagine nella parte finale con un inseguimento che diventa ansiogeno nella sua bellezza formale, fino ad un ritorno all'acqua dove tutto ebbe inizio con una sequenza dai tratti lisergici che se da un lato mostra gli evidenti limiti di mezzi, dall'altro risulta estremamente suggestiva e funzionale, come per le altre opere della Deren sono numerosi i simbolismi, dal gomitolo e il suo movimento ripetuto allo sfinimento, fino alle statue ferme per antonomasia e non per il fermo immagine come applicato sui corpi reali.