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LANCILLOTTO E GINEVRA regia di Robert Bresson

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stratoZ     8 / 10  17/10/2024 12:26:09 » Rispondi
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Trasposizione della celebre storia del ciclo arturiano da parte di Bresson che si cimenta per la seconda volta in una pellicola medioevale, dopo il riuscitissimo episodio del processo a Giovanna D'Arco, l'abilità dell'autore in questo caso, è quella di riuscire a realizzare un film cavalleresco adattandolo splendidamente al suo stile asciutto e riuscendo a privarlo delle sensazioni che spesso vengono associate al genere, non emerge l'eroismo o la spettacolarità delle sequenze, la messa in scena di Bresson è coerente col suo stile, rappresenta in maniera ermetica le avventure di Lancillotto e dei superstiti della fallimentare spedizione del Sacro Graal, anche con un po' di disillusione se vogliamo, molti membri della tavola rotonda sono venuti a mancare, la relazione tra Lancillotto e Ginevra sembra essere arrivata ad un punto di crisi causata dall'ossessione di Lancillotto per la sua missione, anche il resto dei compagni gli sta voltando le spalle e sta andando dalla parte di Mordred, insomma Bresson mostra la parte più disillusa del ciclo arturiano, lontana dai valori romantici, epici, cavallereschi che solitamente vengono attribuiti, ovviamente la sua regia è fantastica al riguardo, riducendo all'osso il più possibile la spettacolarizzazione, basti vedere il torneo cavalleresco come viene rappresentato, con la trovata geniale dell'autore di mostrare la soggettiva dei cavalli, con quell'inquadratura bassa che accenna solamente l'azione, sembra distaccarsi, come in altre sue opere sfrutta il fuori campo e un sonoro gestito benissimo per narrare, o ancora il reparto scenografico, lontano dalle imponenti rappresentazioni di gloriosi castelli, il tutto è ridotto alle mura spoglie, agli interni delle prigioni, non ci sono le corti sfrarzose o i torrioni giganteschi, la tavola rotonda è vuota e abbandonata a se stessa, ogni rappresentazione di gloria è evitata, Bresson come al suo solito scende ad analizzare l'animo, in questo caso quello di Lancillotto, lacerato dalla sua missione andata male e in stato di abbandono, soltanto l'amore di Ginevra sembra essere l'unica ancora rimasta.

Operazione molto interessante di Bresson che applica al soggetto epico ed eroico per antonomasia la caduta degli ideali tipica del suo cinema, Lancillotto potrebbe in fondo essere paragonabile al curato di campagna, all'asinello Balthazar, a Mouchette, a tutti i suoi personaggi persi in un mondo che li ripudia sempre di più, qui però l'autore gioca molto anche col genere, dopo aver svuotato delle sue caratteristiche il caper movie con "Pickpocket", questa volta asciuga brillantemente il dramma cavalleresco, altro film di importanza magistrale dell'autore.