Il problema principale di "Babygirl" è il suo mascherarsi da film che a modo suo vuole essere trasgressivo ma che in realtà pecca di una fin troppo marcata convenzionalità, lo spettatore più navigato ha pochi problemi a capire dove voglia andare a parare il film fin dalle prime battute, andando costantemente a rimarcare alcuni paradossi della psicologia femminile qui analizzata alla buona in questa dicotomia tra la vita professionale in cui è una figura dominante e quella sessuale, in cui i ruoli, specie col nuovo stagista, si scambiano e diventa la sua schiava sessuale, con la classica e prevedibile relazione coniugale che mostra una forte insoddisfazione, l'entrata in scena, sul posto di lavoro da parte di questo giovane stagista sarà quella scintilla che farà detonare le pulsioni sessuali della protagonista, fino a quel momento come ingabbiate, arrivando a farle rischiare tutto, ma il film oltre a proporci cose fin troppo note e trattate in passato, ha anche una messa in scena rivedibile, poco coraggiosa e con delle scene di sesso col freno a mano tirato, tutta la promessa di trasgressione si sgretola velocemente, creando una regia che fa quasi un compitino televisivo, poco incisiva, per nulla evocativa, dalle tendenze didascaliche, probabilmente il punto forte del film sono le interpretazioni, alla fine la Kidman gestisce molto bene questa sua condizione, lo si vede nelle sue espressioni corrucciate durante la blanda quotidianità, così come il suo finto resistere iniziale alle provocazioni dello stagista, hanno una forte doppia faccia, con una carica sessuale che emerge progressivamente, un po' sprecata per un film così pressapochista, che rischia di cadere in malintesi misogini, ah per intenderci, non credo il film voglia esserlo realmente, ma approfondisce così poco e male che capisco possa lasciare il forte dubbio.