Splendido film di Woody, un sentitissimo omaggio alla settima arte, brillante, originale, sognante, magico, personalmente, mi ha emozionato tantissimo, l'incipit è un palese omaggio a "Sherlock Jr." di Keaton, con la protagonista che vive una realtà problematica, in un'America nel bel mezzo della grande depressione, tra problemi lavorativi, facendo un nuovo mestiere in cui combina continuamente guai e viene sempre sgridata dal capo, a quelli coniugali, con un marito violento e dalle tendenze adultere, che la trascura continuamente e la tratta da serva, l'unico svago rimane il cinema, è così che ogni sera la protagonista va a vedere "The Purple rose of Cairo", un dramma pieno di star ed attori da lei ammirati, un'oasi che la distacca dalla blanda quotidianità, fin quando un bel giorno, alla sua quinta visione del film, uno dei personaggi si accorge della protagonista in sala per l'ennesima volta, uscendo dallo schermo e decidendo di fuggire con lei, da qui la sceneggiatura si intreccia in bizzarre situazioni, come spesso accade con Woody tra il comico ed il romantico, dai simpaticissimi omaggi agli stereotipi del cinema, col personaggio di finzione che non si trova a suo agio nel mondo reale, bellissima la scena della fuga dal locale dove stava pagando con soldi finti, cercando di entrare in una macchina non sua e partire, come accadeva spesso nei film classici, ed iniziando una storia d'amore con la protagonista, che a sua volta sta vivendo un'avventura che la fa sognare ben oltre la quotidianità, con la sceneggiatura che propone abilmente anche un triangolo amoroso, una volta che viene coinvolto anche l'attore che interpreta lo stesso personaggio, uno splendido intreccio che diverte e coinvolge tantissimo.
Il film presenta una serie di scene semplicemente geniali, su tutte: quella della s*****ttata tra il personaggio di finzione ed il marito della protagonista, nella quale si nota la differenza tra l'elegante codice etico anche nella lotta del personaggio ed i colpi bassi inflitti dal marito, con anche la protagonista che trova la forza di ribellarsi grazie allo spunto del personaggio, metafora del cinema che riesce ad essere d'esempio per lo spettatore, e poi la bellissima scena del personaggio all'interno del bordello, momento da pura commedia degli equivoci in cui vi è questo netto contrasto tra la malizia delle donne e la sua ingenuità, con una serie di battute una più bella dell'altra, o ancora, i momenti in cui la protagonista fugge all'interno del film, che nel frattempo è rimasto perennemente in proiezione durante le ricerche del personaggio fuggito, andando a svelare alcuni simpatici retroscena - lo champagne che in realtà è ginger ale -
E poi si arriva al finale, disilluso e decadente, con una serie di momenti da far stringere il cuore, come il rientro del personaggio all'interno della pellicola, che lascia una malinconia di fondo fortissima, ma anche il finalissimo in cui vi è un amaro ritorno alla realtà della protagonista, quasi desolante oserei dire.
Molto bella la messa in scena, con una serie di attori in formissima, Mia Farrow in uno dei suoi ruoli più iconici, un'ottima ricostruzione del New Jersey del periodo, tra localini in penombra e casette di legno, ed una fotografia dai toni caldi, adattissima per un racconto sentito ed emozionante, malinconico e sognante, un realismo magico di altissimo livello.