Discreto film di Woody ambientato nell'America della grande depressione che narra le avventure di Emmett Ray, abile chitarrista dal carattere scontroso e strafottente, un po' il classico archetipo del genio totalmente sregolato, tramite uno stile molto simile al falso documentario, pieno di inserti di finte intervista ed una narrazione fatta di episodi dubbi, spesso smentiti dai testimoni stessi o mostrati da un diverso punto di vista, che accresce la mitizzazione del personaggio e pone diverse riflessioni sul confine tra la realtà degli eventi e le leggende spesso tramandate, come accade in tanti casi simili - mi viene in mente Robert Johnson, il quale ha tanti elementi in comune col protagonista del film.
Molto carine le atmosfere, tra i localini degli anni trenta dove spesso suona il protagonista, diversi scorci della East coast, il film propone un'interessante gamma di personaggi, dai gangster con cui spesso ha a che fare il protagonista, tra gestori di locali insoddisfatti ed il sicario che diventa l'amante della moglie, ad Hattie, giovane donna muta con la quale intraprende una relazione, ma dalla quale fugge per dedicarsi alla carriera, cosa che lo porterà a rimpiangere questa scelta, ottima è pure la caratterizzazione del protagonista, uomo egocentrico e convinto del suo talento, inaffidabile e sfuggente, che raramente mantiene la parola, totalmente lunatico e dedito all'alcool ed al gioco d'azzardo, uno spirito libero che non conosce padroni, ed un interessante particolare, il suo essere sofferente nei confronti della figura di Django Reinhardt, considerato l'unico chitarrista al mondo migliore di lui, temendolo e svenendo in sua presenza, cosa che gli causa una certa ossessione nei suoi confronti.
Diversi momenti interessanti, tuttavia, nonostante una buona messa in scena, ho trovato una scrittura poco ispirata per gli standard di Woody, con poche gag davvero divertenti ed un'ironia che latita, più intensa è la componente drammatica, che si palese molto bene nei momenti finali, certamente è un film che ha tanti lati positivi, dalla calda fotografia alla ricostruzione del tempo, fino alla colonna sonora a base di jazz, ma che non spicca nella filmografia dell'autore.