Uno dei migliori film di Tim Burton, ma anche una delle migliori interpretazioni di Depp, "Edward Scissorhands" è una bellissima fiaba nera, che narra l'inserimento di questo bizzarro personaggio nel contesto della società di un sobborgo americano, il film, narrato in flashback, parte dalla scoperta, all'interno di questo gotico castello, da parte di una signora del sobborgo, di questo ragazzo, Edward, creato da uno scienziato - che poi sarebbe il mitico Vincent Price, direi molto a suo agio nel ruolo dello scienziato che vive in un castello gotico, un piccolo omaggio di Tim Burton ad alcune delle sue influenze principali come i film di Corman - che tuttavia è morto prima di potergli sostituire le mani, lasciandolo con delle grosse forbici al loro posto.
Il film si sviluppa con il graduale inserimento di Edward in questo piccolo nucleo, aiutato molto anche dalla famiglia che lo accudisce, con la madre di buon cuore che gli da un posto dove stare, presto Edward rivelerà tutte le sue abilità, dall'essere un abilissimo giardiniere, capace di tagliare nei modi più singolari le siepi, alla sua bravura nella toelettatura dei cani e nel tagliare i capelli, questo gli farà acquisire una certa popolarità al punto di finire in televisione ed essere sulla buona strada per aprire un salone di bellezza.
Nella seconda parte esplode tutta la feroce critica del film, sia tramite il personaggio di Jim, ragazzo cattivo che approfitta dell'ingenuità di Edward, e della sua infatuazione per Kim, per compiere una delle sue malefatte, che tramite le persone del vicinato, che abbandonano Edward una volta che viene accusato, marchiandolo per sempre e restando colme di pregiudizio nei suoi confronti, questa fase è caratterizzata da una tensione emotiva crescente, che fa percepire ad Edward ed allo spettatore come un cerchio che gli si stringe attorno, ogni azione sembra essere fraintesa, sempre coperta da un velo di pregiudizio ormai incancellabile, portando un essere buono come Edward a dover agire, anche bruscamente, per preservare la propria incolumità, Burton è abilissimo nelle sequenze finali a sprigionare una forte malinconia ed un'amarezza di fondo dilaniante, condendo il tutto con una certa poeticità, dosata al punto giusto, che crea un incredibile equilibrio tra la fiaba fantasy, con annessi inserti sentimentali, e l'opera sociologica.
Messa in scena di altissimo livello, i soliti curatissimi costumi e trucchi a cui Burton ci ha spesso abituato, le ambientazioni sono uno dei punti forti, il castello di Edward, gotico e nero, in contrasto con i colori pastellati del sobborgo, fatto di case turchesi, rosa, verde chiaro, elementi che giocano col contrasto tra l'apparenza e l'essenza, Edward ha l'apparenza di un mostro ma l'animo buono, gli abitanti del posto hanno una buona apparenza, ma l'animo marcio, così come la regia di Burton è ispiratissima, con diverse sequenze di valore, che siano di stampo più ironico, come quelle riguardanti le donne del vicinato, continuamente ammicanti nei confronti di Edward, come Joyce, un po' la classica casalinga insoddisfatta, che adirata dal rifiuto di Edward delle sua avances finirà per incolparlo di averla quasi violentata, ai momenti più sentiti, come quelli di stampo sentimentale, tra cui, lo splendido 360* del primo piano di Winona Ryder, con la neve creata da Edward che cade dall'alto.
Un classico fantasy di grandissimo valore, toccante, amaro, malinconico, uno dei migliori film di Tim Burton.