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LA FINESTRA SUL CORTILE regia di Alfred Hitchcock

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stratoZ     9½ / 10  15/01/2026 12:33:00 » Rispondi
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Che dire, siamo di fronte ad un capolavoro assoluto, di cui io sono innamorato da anni, uno dei thriller più belli della storia, e forse anche qualcosina in più, quando si parla di questo film è inevitabile doversi confrontare con quel mostro della critica che era Truffaut, questo per dire che quello che sto per dire non è farina del mio sacco, ma di quella del critico e cineasta francese, che trova in "Rear Window" uno dei film più rappresentativi di Hitchcock, e soprattutto, quello che tramite i suoi scritti lo ha fatto riconsiderare agli occhi della critica, non come un semplice regista di intrattenimento quanto come un autore con le palle quadrate.

"Rear Window" parla di cinema, non è un film immediato, specialmente per gli standard della Hollywood classica dove i simbolismi erano meno subdoli e la narrazione più esplicita, il concept con cui nasce il film è una vera e propria metafora dello spettatore, il protagonista, fotografo costretto sulla sedia a rotelle perché si è rotto una gamba, si ritrova un po' per noia a spiare i vicini nel cortiletto comune dalla sua finestra, facendo prendere al film fin da subito un'identità voyeurista, esattamente come lo spettatore cinematografico che si nutre avidamente dei fatti proposti sullo schermo, introducendo tramite la meravigliosa sequenza iniziale, con quel movimento di camera panoramico una discreta gamma di personaggi, tutti visti all'interno delle loro abitazioni, dalla ginnasta attraente che si allena costantemente di giorno ed incontra uomini di notte, al pianista che organizza un festino dopo l'altro, alla signora zitella solitaria del piano di sotto, fino alla coppia di mezza età con la moglie costretta a letto da una malattia, il tutto compone una sorta di mosaico che assieme a diversi elementi provenienti dalla messa in scena, danno manforte alla grande metafora metacinematografica, dal formato rettangolare delle finestre, che può ricordare lo stesso delle pellicole del tempo, ai titoli di testa che presentano queste tendine che si aprono, che simbolicamente riconducono alla sala, o comunque all'inizio di uno spettacolo, stesso discorso per la chiusura del film che vede le tendine richiudersi ed impallare finalmente la visuale.

Ma il film è efficacissimo anche sotto il punto di vista prettamente thriller, con una sceneggiatura praticamente perfetta per far perfomare al massimo lo stile del regista, i tempi dilatati, il sospetto appena instillato ma che richiede diverso tempo per essere confermato, sono tutti tasselli di una costruzione della suspense a livelli disumani, d'altronde, lo sappiamo tutti che era la specialità della casa, la perfetta regia di Hitchcock con l'introduzione di un personaggio come Lisa Freemont, interpretata da una Grace Kelly all'apice della bravura - e dello stile, mamma mia quanto era elegante quella donna - riesce a far immedesimare ancora di più lo spettatore nel personaggio di Stewart, inchiodato alla sedie a rotelle e soltanto elemento passivo della storia, con uno straordinario uso della soggettiva, qui elemento fondamentale della narrazione, che sia lo sguardo pulito del protagonista, che sia filtrato dal binocolo o dal teleobiettivo della macchina fotografica - altro elemento che supporta la tesi della metafora metacinematografica - viene gestito magistralmente da Hitchcock, riuscendo assieme alla narrazione a tenere lo spettatore col cuore in gola, arrivando al climax in quella che ritengo una delle scene più bella della sua filmografia - ed automaticamente della storia - che è l'introduzione di Lisa nell'appartamento del vicino, con lui che sta per rientrare in casa, un momento che per come è gestito, per la caratterizzazione dei personaggi, per il punto di vista da cui è mostrato, è una lezione di suspense e di regia, semplicemente perfetto.

E gli elementi non finiscono qui, anche l'andamento narrativo, rimanda alla tesi già citata, il personaggio di Stewart segue tutto con costanza, come lo spettatore del film, ma si perde l'evento chiave che gli darebbe immediatamente ragione, perché si assopisce, cercando di ricostruire quanto accaduto, o ancora, mette a rischio la sua incolumità soltanto quando si distrae per parlare al telefono, perdendo di vista il vicino malintenzionato, esattamente come lo spettatore che si distrae o si addormenta e perde qualche tassello fondamentale del film.

Tecnicamente magistrale, della regia ho già parlato abbastanza, il suo essere efficacissima sia a livello semantico, che di costruzione della tensione, che a livello di bellezza formale, colloca questo film nell'olimpo delle prove registiche, ma il resto non è da meno, a partire dalla bellissima fotografia, calda e contrastata, che favorisce i colori saturi grazie ad un ottimo technicolor, grazie anche alle belle scenografie dei vari appartamenti e del cortiletto in cui è ambientato il tutto, James Stewart e Grace Kelly sono le star, ed offrono delle prove di grande spessore, ma funzionano benissimo pure i personaggi secondari come l'infermiera e l'investigatore, che danno un sostanzioso tocco ironico alla storia, molto tipico del regista britannico che di tanto in tanto, preferiva sdrammatizzare e dare un po' di respiro allo spettatore prima dell'ennesima impennata di tensione, ne esce fuori un'opera straordinaria.

Capolavoro assoluto.