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A HOUSE OF DYNAMITE regia di Kathryn Bigelow

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stratoZ     7 / 10  23/01/2026 12:39:15 » Rispondi
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

In linea di massima, apprezzo lo stile della Bigelow, la sua regia secca, l'andamento simil documentaristico, nel tempo mi hanno soddisfatto, questo "A house of dynamite", in fondo pure, è un buon thriller d'attualità che parte da un incipit semplicissimo, quello di questa allerta per l'arrivo di un missile nucleare negli USA, destinato a cadere su Chicago, il film si svolge in una porzione di tempo molto ristretta, all'incirca quella ventina di minuti che intercorrono tra la scoperta del lancio del missile e l'arrivo a destinazione dello stesso, che si prevede causerà dieci milioni di vittime, da qui il montaggio mostra tre diversi punti di vista dall'intelligence statunitense all'esercito, fino allo stesso presidente tenuto informato dei fatti, la sensazione è quella di un crescente panico che viene come represso dai personaggi chiave per poter riprendere presto il controllo della situazione, trovando una soluzione rapida ad un problema enorme e quasi irrisolvibile, è un film in cui i dialoghi fanno da padroni e diventano come una sorta di flusso di coscienza di una nazione intera, riportando i modi di ragionare di questi elementi di spicco che si appellano a diverse tematiche, dalla scoperta del colpevole, non realmente identificato, al timore per le vite umane in pericolo, che con l'affievolirsi delle speranze di fermare la testata diventano una sorta di sacrificio, giocando anche con altri elementi psicologici come la negazione della minaccia, giustificata da qualche errore del sistema, in fondo più un ultimo baluardo di speranza che una reale probabilità, mostrando un punto di vista inedito, quello di un'America che ha perso il controllo di fronte a questa minaccia indefinita, con dei capi dei dipartimenti non coesi e con svariati dubbi su come agire, all'opposto della tipica narrazione del cinema hollywoodiano fatto di personaggi forti e determinati, qui vince lo sconforto ed al netto di qualche scena particolarmente solenne - la telefonata di uno dei membri dell'intelligence alla madre prima dell'impatto, per dirle quanto le vuole bene con piantino annesso - la retorica e i buoni sentimenti vengono spazzati via dall'impotenza.

Nei fatti, mi è sembrato la Bigelow voglia mostrare le estreme conseguenze della mentalità guerrafondaia ed espansionista delle potenze mondiali contemporanee, mettendo gli USA nei panni dell'aggredito, riassumendo il significato del film e del titolo in un celebre dialogo della pellicola, in cui il Presidente degli Stati Uniti parla di questa casa di dinamite nella quale tutti viviamo, pronta ad esplodere alla minima scintilla, facendo riferimento alla sicurezza globale.

Il finale aperto, da molti criticato, in realtà l'ho trovato anche parecchio coraggioso - se poi consideriamo che è un film Netflix - e che lascia allo spettatore il compito di decifrare il resto della vicenda, a me personalmente, qualsiasi sia l'immaginario da prendere in considerazione, mi ha lasciato con un forte sconforto ed una sensazione di estrema precarietà della salvaguardia mondiale.

Buon film.