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ELEPHANT regia di Gus Van Sant

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stratoZ     8 / 10  26/01/2026 15:21:04 » Rispondi
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Grandissimo film di Van Sant, uno dei miei preferiti dell'autore per come narra il contesto scolastico statunitense, con uno stile unico, fatto di costanti pianosequenza ed una divisione in capitoli che mostra il punto di vista di ognuno dei personaggi, passando da svariati episodi che caratterizzano l'istituzione scolastica, dal ragazzino un po' emarginato alla ragazza meno attraente che viene presa in giro alle spalle, arrivando al gruppetto di ragazze affette da bulimia, che contano ogni singola caloria e dopo i pasti vanno in bagno a vomitare, ossessionate dal proprio aspetto ed influenzate da un contesto in cui l'apparenza diventa uno dei fattori primari dello status, arrivando ovviamente al bullismo, elemento cardine della pellicola che diventa uno dei fattori scatenanti di quella che è la preannunciata strage, passando dalle angherie che i due ragazzi devono subire e da figure autoritarie poco influenti che non prendono le dovute precauzioni, fino alla mentalità americana riguardante le armi, facilmente fruibili, con i due ragazzini che ordinano un fucile come stessero ordinando un pacco di patatine online.

Van Sant regala un'ottima caratterizzazione dei personaggi, mai macchiettistici, con i due fautori che vengono ben approfonditi, mostrando anche una certa sensibilità nei confronti dell'arte - l'uso di Beethoven, questa volta con "For Elise" è analogo a quello che faceva Kubrick con Alex ed il suo gruppetto di drughi - ed una sottotrama sentimentale omosessuale appena accennata, ma ciò che colpisce di più è lo stile, il suo mostrare apaticamente la giornata di ognuno dei personaggi, l'appiattire volutamente le emozioni, ogni evento è svuotato di ogni tipo di entusiasmo, dalla stessa riunione riguardanti i diritti degli omosessuali che risulta una sarabanda di banalità e scempiaggini, con la camera di Van Sant che fa una sorta di 360 molto lento spesso anche inquadrando il nulla, perfettamente funzionale alla narrazione, sembrando quasi un personaggio all'interno della pellicola che si distrae continuamente, ma è ancora meglio l'utilizzo che fa della seconda persona, con la camera che segue costantemente i personaggi da dietro la schiena, portando lo spettatore all'interno della vicenda ma con un punto di vista emotivamente distaccato, anche la stessa strage, per quanto cruenta, è povera di emozioni, minimale ed al di sopra di ogni banale sensazionalismo, restituendo un ritratto di una gioventù alienata, ancorata a valori come la violenza che diventa il primo mezzo di rivalsa nei confronti di quello che si è subito, complice anche l'abbandono delle figure autoritarie.

Film stilisticamente eccezionale, volutamente lento ed apatico, che costruisce un uso semantico della regia efficacissimo, Van Sant in forma straordinaria che arriva dritto al punto ricostruendo e dando un punto di vista inedito di una tragica vicenda della storia americana recente.