Buonissimo film di Nicholas Ray, in co-regia con Ida Lupino, diciamocelo, due nomi parecchio avanti coi tempi nel contesto della Hollywood classica, il risultato è molto soddisfacente, il film parte come un'opera di genere a metà tra il poliziesco ed il noir, nella quale domina la figura di questo poliziotto dai metodi poco ortodossi, che ricorre continuamente alla violenza anche quando sembra non essercene il bisogno, estorcendo confessioni a forza di pugni e prendendo denunce qua e là per i danni causati, la prima parte è un'interessante caratterizzazione della psiche del personaggio, la sua visione del mondo cinica, la sua frustrazione di fondo, sono quasi tangibili, l'assenza di empatia, il carattere irascibile, nascondono un forte disagio.
La seconda parte, seppur con ancora molti elementi riconducibili alla prima, nella quale il protagonista viene mandato in questo luogo sperduto, un po' per punizione per le troppe violenze in servizio, prende una svolta melodrammatica, con questo caso nel quale una ragazza è stata fatta fuori ed i membri del paese sono determinati a punire in prima persona il colpevole, col padre della ragazza in prima linea, mostrando fin da subito la differenza di attitudine tra la città ed il posto periferico, la stessa figura dello sceriffo del posto ha questo atteggiamento dai tratti violenti e poco rispettoso della legge, il film sembra catapultare lo spettatore in quello che era il vecchio far west, il tutto però serve per costruire la storia d'amore e redenzione tra il protagonista e la sorella dell'uomo che ha compiuto l'omicidio, una donna cieca ma estremamente sensibile, interpretata dalla stessa Ida Lupino, che diventerà il fattore di cambiamento del protagonista, in un passaggio in cui inizia sgorgare l'empatia, rinunciando ai vecchi istinti violenti, l'affetto diventa elemento di guarigione psicologica, portando ad un finale da vero e proprio melodramma.
La componente thriller è comunque ben presente, lo splendido inseguimento tra la neve, con il protagonista e lo sceriffo del posto, uomini con intenzioni diverse, alla ricerca del colpevole, tiene lo spettatore col cuore alla gola per diverso tempo, la gestione dei tempi è ottima, ma ciò che stupisce è la cura della componente visiva, con una fotografia contrastata, molto tipica del noir, che sia Ray che la Lupino hanno dimostrato di saper maneggiare accuratamente, che alterna degli interni cupi alle radiosissime distese di neve, dei piani ristretti a catturare le emozioni ed i dilemmi dei personaggi a dei campi lunghissimi in una natura che sotto la minaccia dell'uomo diventa territorio ostile.