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SIRAT regia di Oliver Laxe

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stratoZ     6½ / 10  05/02/2026 11:37:10 » Rispondi
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

L'ultima opera di Laxe, che gli ha dato un certo seguito visti gli ottimi risultati a Cannes, è un discreto road movie che per forza di cose si presta ad un'interpretazione di stampo esistenziale, fin dalla premessa iniziale, nel quale viene spiegato allo spettatore tramite didascalia, cosa è davvero il sirat, quel sottile e tagliente filo che collega paradiso ed inferno, mettendo all'erta sull'esperienza che si sta per vivere, l'incipit racconta di questo padre, che assieme al figlio minore si avventura nel deserto del Marocco per ritrovare la figlia, andata via di casa tempo prima e che secondo le sue informazioni dovrebbe aggirarsi per i rave, da qui viene a conoscenza con questi tipi ed intraprende un viaggio fino al prossimo rave dove ha la speranza di incontrare la figlia.

Uno degli elementi chiave è la presenza dei militari, che fin da subito interrompono il rave per un'emergenza e costringono tutti allo sgombero, causando in seguito una rivolta da parte di alcuni componenti che decidono di non seguirli, questo gesto è pressoché interpretabile come la volontà dei personaggi di fuggire dagli eventi esterni, non dipendenti da loro, ma da altri esseri umani, in questo caso sembra abbastanza esplicitato si tratti comunque di una guerra, andando ad intraprendere questo percorso nel quale all'apparenza sono come in una bolla che li isola dal resto del mondo, tra le tranquille montagne del deserto marocchino, conducendo un viaggio in cui prevale uno spirito di comunità ed una forte componente artistico-creativa che sembra fargli dimenticare quello che sta accadendo nel resto del mondo, ma il film, che nella seconda parte prende dei connotati apparentemente pessimisti, mostra nelle sequenze successive tutto il dolore insito nell'esistenza, la shockante morte del figlio, così proposta di schianto in un clima fino a quel momento più che gioviale, è come un risveglio da quella trance illusoria di poter evitare infausto destino, così come tutta la lunga sequenza sul finale, quella nel campo minato per intenderci, per come viene introdotta, con i personaggi che ballano allegramente a ritmo di musica elettronica - e che musica, la colonna sonora è splendida - pensando di essere al sicuro, ma che purtroppo verranno risvegliati dall'improvvisa esplosione delle mine, catapultandoli immediatamente in una situazione di estremo pericolo, fino alla presa di consapevolezza finale, col passaggio del padre, ormai rassegnato e con niente da perdere, nel mezzo del campo senza conseguenze, episodio che diventa specchio di una nuova concezione, quella in cui si è metabolizzata la visione e si è compiuta l'accettazione di un mondo nel quale sembra diventato impossibile sfuggire alle insidie.

Un bel viaggio metaforico, tra consapevolezza, coscienza ed esistenzialismo, duro e con dei piccoli inserti lisergici, una bella scenografia in quel secco e roccioso deserto, ambiente ideale dei trip da lsd ed una gran bella colonna sonora, niente male.