Buonissimo film questo di Sossai, un road trip tra la provincia del Veneto tra folklore, dramma e un pizzico di ironia che sembra ereditare lo stile e le tematiche dalla grande commedia all'italiana, in particolare, da quel caposaldo de "Il sorpasso", come avviene nel film di Risi qui vi è la dicotomia tra il carattere anziano ed impavido e quello giovane timido, col primo che presto assume la funzione di mentore nei confronti del secondo, creando uno splendido rapporto che lascia lo spettatore in balia di una certa malinconia, che la sceneggiatura giostra abilmente passando da svariate tematiche.
La caratterizzazione dei personaggi l'ho trovata uno dei punti forti del film, due amici di una vita introducono l'opera, portandoci nei meandri delle loro scorribande, entrambi sulla cinquantina e con la passione per il bere, a dirla tutta molto diffusa in zona, ma con un background amaro, entrambi considerabili dei falliti, che hanno perso il lavoro in fabbrica in seguito alla crisi del 2008, che non si sono mai sposati, con uno di loro che ha l'abitudine di andare a prostitute e l'altro che è omosessuale e si nasconde per il dilagante pregiudizio di zona, e che ricordano affettuosamente i tempi con un loro grande amico, Genio, col quale collaboravano in una sorta di racket di occhiali, che poi è stato scoperto ed è dovuto fuggire in Argentina, il film si svolge proprio nella giornata in cui Genio dovrebbe tornare a casa, allo stesso tempo, i due decidono la sera prima di fare un ultimo brindisi, andando a conoscere questi universitari che stanno festeggiando la laurea di una ragazza, e con Giulio, timido studente di architettura che non ha il coraggio di dichiararsi alla festeggiata di cui è infatuato, che una volta staccatosi dal gruppo convinceranno a fare un giro con loro.
Da qui il film mostra tanti aspetti interessanti, l'iniziale rigidità di Giulio che vuole tornare a casa per riposarsi in vista della lezione universitaria del giorno dopo verrà progressivamente mitigata dallo spirito gioviale e quasi goliardico dei due, che decidono di fargli fare un vero e proprio tour nel loro passato, ed è qui che il film sprigiona tanta potenza emotiva, questo viaggio si trasforma in una riflessione sul cambiamento dei tempi, il passato tanto idealizzato ormai è completamente scomparso, la vecchia locanda dove andavano a mangiare con Genio ormai è chiusa e ne rimane solo un casolare fatiscente, la storica villa del barone che vanno a visitare è messa in pericolo dall'arrivo di una nuova infrastruttura, il malloppo di Genio è stato portato via durante gli scavi per la costruzione di una nuova casa, è un ottimo modo per rappresentare l'inesorabile avanzare della modernità, che si scontra con l'attitudine dei due amici che non vogliono crescere mai e restano come bloccati in un limbo, nel quale vengono costantemente biasimati - come nell'ormai celebre scambio di battute col padre di uno di essi "non crescete mai voi", "siamo troppo vecchi per crescere" - ma del quale sembrano aver preso consapevolezza, essendo arrivati ad un punto di totale fallimento in una vita nella quale non hanno la minima prospettiva per il futuro se non godersi quello che ne rimane, una condizione agli antipodi dello speranzoso Giulio alle prese con studi ed amori giovanili, l'incontro tra questi due punti di vista diametralmente opposti, porterà ad entrambi una prospettiva diversa, sebbene siano i due grandi ad influenzare maggiormente Giulio, mostrandogli una vita diversa da quella fin ora solo teorizzata dal ragazzo sui libri, anche il giovane riesce a fargli scoprire parti inedite di un posto fino ad allora completamente dimenticato dai due, ovviamente sto parlando della scena alla tomba di Carlo Scarpa.
Delicato e malinconico, recitato quasi del tutto in dialetto veneto, cattura bene l'ambiente e le atmosfere del posto, un viaggio agrodolce che culla lo spettatore nella sua malinconia e con un certo fatalismo di fondo.