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IL DEMONIO regia di Brunello Rondi

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stratoZ     8 / 10  10/02/2026 13:55:44 » Rispondi
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Grande perla di Brunello Rondi, sulla carta un horror ma in realtà è molto di più, un film di spietata critica sociale che sarà fonte d'ispirazione per diversi celebri autori del cinema italiano, dallo stesso Fulci, che con "Non si sevizia un paperino" tornerà nei meandri del pregiudizio e della chiusura mentale del luogo, sempre in chiave macabra, ad altri autori come Rosi o la Wertmuller - che curiosamente nello stesso anno farà uscire "I Basilischi", che in una veste più comica descrive un contesto molto simile -

Il film racconta delle vicende di questa ragazza che vive in un remoto paesino della Basilicata - in realtà ci sono molte scene girate a Matera, che ricordiamo, negli anni sessanta non era concepita come oggi, con un grande flusso turistico ed un valore culturale, ma veniva considerata un posto dimenticato dal signore in cui viveva una popolazione perlopiù contadina e bollata come arretrata - che tutti pensano sia posseduta dal demonio, da ciò ne scaturiscono le disavventure, è un film che tramite una serie di scene si dedica a descrivere minuziosamente un contesto estremamente dogmatico, chiuso e con una solennità religiosa da togliere il fiato, ogni brutto avvenimento nel paese viene accreditato alla ragazza, con la narrazione che gioca bene con l'influenza che genera il contesto ed arriva a far credere alla ragazza stessa di essere posseduta, Brunello Rondi ci porta in un mondo di superstizione dove la stessa protagonista, disperata per il rifiuto dell'uomo che ama, che ha scelto di sposare un'altra donna, decide di lanciargli il malocchio, destando anche preoccupazione da parte dei compaesani in diverse scene - quella del matrimonio ad esempio, dove si lancia disperatamente alle porte della chiesa - ma anche dei familiari, che ricorreranno ad un prete esorcista per provare a liberare la ragazza da questo male, e qui brillano alcune sequenze, il primo tentativo di liberazione dal demonio, col prete in quella casina isolata che sembra infliggere una molestia alla ragazza col pretesto dell'esorcismo, e ancora, il secondo episodio di esorcismo nel quale la donna inizia a camminare a quattro zampe con la pancia in sù, una posa che diventerà celebre nell'immaginario collettivo sugli esorcismi e che probabilmente ispirerà anche Friedkin dieci anni dopo, qui la regia gioca le sue carte più virtuose, aumentando sensibilmente la tensione e la sensazione di orrore e regalando anche qualche soggettiva a testa in giù.

Ma il vero punto di forza non è tanto la tensione che si viene a creare riguardante la possessione, è la schiacciante sensazione di essere in trappola in un paese convinto che tutte le sfortune siano causate dalla protagonista, Rondi gestisce benissimo i tempi e crea una componente ansiogena costante e di gran valore, che riesce a detonare in alcuni momenti chiave, come alla veglia funebre del ragazzino morto di difterite, in cui le anziane donne del paese si scagliano contro la protagonista, accusata di aver lanciato un maleficio al ragazzo, e l'assalto finale alla casa che restituisce una sensazione claustrofobica, con la protagonista costretta a nascondersi in una sorta di seminterrato coperto dalle aste di legno, e che andrà a culminare in un cattivissimo finale.

Con una bella componente visiva, un bianco e nero di ottima fattura, che gioca bene con i contrasti tra la soleggiata campagna lucana ed i cupi vestiti delle donne, il film di Rondi è un viaggio nell'orrore della superstizione, che gioca con le suggestioni dello spettatore e si colloca in un contesto ben preciso, mentre all'alba del boom economico i fari erano puntati sulle grandi città terreno fertile per il giovane ambizioso, l'autore torna in un angolo dimenticato ed ancorato ad un passato ingombrante, realizzando in teoria un horror demoniaco ma che si rivela un amaro saggio socioantropologico sull'arretratismo di alcune zone del sud Italia.

Film stupendo.