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NORIMBERGA regia di James Vanderbilt

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Gabe 182     8½ / 10  15/02/2026 14:32:56Nuova risposta dalla tua ultima visita » Rispondi
Una bella sorpresa, per carità, l'argomento e il cast promettevano veramente bene, però arrivare così in alto con il voto proprio non me l'aspettavo. Norimberga è un dramma storico di grande intensità che sceglie di non spettacolarizzare la Storia, ma di penetrarla in profondità. Il film non si limita a raccontare il celebre processo ai gerarchi nazisti, ma entra nelle pieghe psicologiche dei protagonisti, trasformando un evento giudiziario in un confronto morale teso, soffocante e profondamente umano. L'atmosfera è sobria, quasi austera, e proprio per questo ancora più potente: ogni scena sembra portare con sé il peso di ciò che è realmente accaduto.
Uno degli aspetti più riusciti è l'equilibrio tra fedeltà storica e narrazione cinematografica. L'ambientazione è ricostruita con grande attenzione: le aule spoglie, la Germania sconfitta, la sensazione di un mondo che sta ridefinendo le proprie regole morali e giuridiche. Il film restituisce la complessità di un momento senza precedenti, in cui si stanno gettando le basi del diritto internazionale moderno. Non ci sono scorciatoie emotive né semplificazioni eccessive: tutto è trattato con una misura che rafforza la credibilità del racconto. La nascita del concetto di "crimine contro l'umanità" emerge come una conquista faticosa, frutto di dibattiti, tensioni e responsabilità enormi.
La tensione è costante, anche senza ricorrere a dinamiche spettacolari. Si percepisce nei silenzi, negli scambi di sguardi, nelle pause prima di una risposta. Gran parte del conflitto si sviluppa sul piano psicologico, soprattutto nei confronti tra Hermann Göring e lo psichiatra incaricato di valutarlo. Qui il film diventa un duello intellettuale sottile, fatto di provocazioni e tentativi di manipolazione. Lo spettatore assiste a una guerra di parole e di nervi, consapevole che dietro ogni dialogo si nasconde l'ombra delle atrocità commesse.
Le interpretazioni sono determinanti per la riuscita dell'opera. Russell Crowe offre una prova magnetica nei panni di Göring, costruendo un personaggio che alterna sicurezza, ironia e un'inquietante lucidità. Non c'è eccesso, non c'è caricatura: proprio questa misura rende la sua presenza scenica ancora più disturbante. Accanto a lui, Rami Malek lavora in sottrazione, dando vita a uno psichiatra introspettivo, attraversato da un conflitto morale costante. Il suo sguardo tradisce il peso di una responsabilità enorme, e il confronto tra i due attori diventa il cuore pulsante del film, un equilibrio teso che non si spezza mai.
Il finale è costruito con grande compostezza e senso della gravità. Le sentenze non arrivano come un momento trionfale, ma come un passaggio inevitabile e solenne. Non c'è enfasi retorica, bensì una riflessione amara e consapevole. La giustizia viene pronunciata, ma il film non concede una vera catarsi: lascia piuttosto lo spettatore con una domanda aperta sulla responsabilità individuale, sull'obbedienza cieca e sulla fragilità delle istituzioni democratiche. È un epilogo che colpisce per la sua sobrietà e per la profondità morale.
Nel complesso, Nuremberg è un'opera solida e matura, capace di coniugare accuratezza storica, tensione psicologica e interpretazioni di alto livello. Non è un film pensato per intrattenere con leggerezza, ma per coinvolgere e far riflettere su uno degli eventi più tragici avvenuti nel Novecento.