Un po' un peccato perché nella prima parte mi stavo divertendo, ma cala troppo nella seconda parte, strapiena di stereotipi e col finalino che vuole accontentare tutti, l'incipit è interessante, mostrando questo giovane contabile che lavora per un'azienda, col titolare che decidere di chiuderla per godersi la pensione, che lo raccomanda per un'importante azienda a Milano, dovendosi distaccare dal suo paesino e da casa dei suoi genitori, tutta questa parte mette bene in mostra l'uscita dalla sua zona di confort, il confronto con una grande città, l'adattamento di un personaggio timido e taciturno, un po' il classico contabile che si è dedicato tutta la vita ai libri e non ha avuto il tempo di vivere, in un posto agli antipodi della sua concezione, con l'inserimento del calcio, argomento amato da tutti e fondamentale nell'azienda in cui lavora, con addirittura il titolare, il mitico Giovanni Storti, ossessionato dalle partitelle aziendali ben più del lavoro in sé, ed aggiungendo l'elemento sentimentale, con Ada, giovane donna che lavora in azienda, che prova, ricambiata, un certo interesse per il protagonista.
Se la contestualizzazione è buona, e regala qualche momento divertente - il primo incontro con il nuovo titolare, con la segretaria che sa a memoria la formazione dell'Inter di Herrera, i momenti al bar con il barista fissato col calcio che offre sempre amari ed alcolici al riluttante protagonista - con lo sviluppo il film va via via scemando, andando ad inserire personaggi fin troppo macchiettistici, come il collega milanese str0nzo, che prende di mira il protagonista e lo bullizza, o lo stesso Cavazzoni, interpretato da Neri Marcoré, considerato in passato uno dei migliori portieri al mondo ma poi caduto in disgrazia per il carattere irascibile e degli scandali che lo hanno coinvolto, con risvolti abbastanza pilotati, il protagonista che dovrà inevitabilmente cambiare per adattarsi al contesto, Cavazzoni che dovrà imparare dal protagonista a far uscire il buono che c'è in lui ed ovviamente la partita finale dall'esito scontato, che serva da lezione al collega cattivone, il tutto tra comunque una comicità lieve ma gradevole, ma in fondo resta poca roba, se non l'ennesimo film italiano che ha paura di osare esattamente come il suo protagonista.
Nota di merito per quella scena sul finale in cui arriva il presidente di un'altra grande società milanese, interpretato da Giacomo Poretti, che andrà a litigare con Giovanni per l'ingaggio del portiere, beh quello è un momento simpaticissimo, per il resto, peccato.