L'opera più famosa di Jacques Demy e che gli ha garantito una certa celebrità tra gli autori del tempo, soprattutto per la sua vittoria della Palma D'oro a Cannes è un buon musical, che ha come concept principale quello di prendersi allegramente gioco dei prodotti americani dello stesso genere, il film di Demy presenta una scelta stilistica anticonvenzionale, quella di trasformare tutto in cantato, non vi sono più le singole sequenze di canto e coreografia una tantum ad accompagnare la narrazione, ma è ogni dialogo a diventarlo, la musica diventa onnipresente, scelta audace, che personalmente mi ha causato un certo distacco e probabilmente ha compromesso le emozioni e l'empatia che ho provato nei confronti del film, motivo per cui non mi sbilancio più di tanto sul voto, ma è perlopiù una mera questione di gusti musicali.
Poi però bisogna ammettere il film ha degli enormi pregi, la stessa narrazione, che ho trovato efficacissima nella sua semplicità, il suo andamento apparentemente zuccheroso che però nasconde un forte cinismo di fondo, tramite la storia di Genevieve, giovane ragazza che si innamora di Guy, un modesto meccanico, che tuttavia è costretto a partire per il servizio militare, con una seconda parte, quella centrale, che mostra l'entrata in scena di un facoltoso uomo che è interessato a Genevieve, in un momento tra l'altro di difficoltà economica per la famiglia, con la giovane che si trova nel bel mezzo delle pressioni provenienti sia dalla madre che da una distanza incolmabile con l'amato, che tornerà in città dopo due anni, è qui che emerge uno spirito realista e cinico del film che mostra in maniera disillusa il decadere di tutte le promesse e dell'amore millantato fino a prima, la praticità e la convenienza, così come l'urgenza stessa, vista la gravidanze di Genevieve, sono fattori che la costringono a virare su una decisione più pragmatica che idealistica, ed ho apprezzato molto anche la terza parte, il ritorno di Guy, la sua difficoltà nell'accettare la scelta di Genevieve ma lo stesso andare avanti senza troppi drammi, l'amore al tempo idealizzato che si dissolve lentamente nell'acido della quotidianità, una nuova vita da parte di entrambi che si abituano senza grandi proclami o patemi d'animo all'assenza dell'altro, come è giusto che sia, lo stesso finale, freddo e distaccato, è la ciliegina sulla torta, e chiude il cerchio anche sulla questione riguardante il suo prendersi beffa del musical americano, facendo una scelta diametralmente opposta a quella che la sognante ed illusoria hollywood era abituata a propinare al pubblico.
Altro punto forte del film è la componente visiva, la splendida cittadina fotografata con colori pastellati e vividi, gli interni del negozio di ombrelli di Genevieve e della stessa casa con le pareti rosa, altri elementi tra il verde salvia, il turchese, a tratti uno splendido uso del blu notte, creano un vero e proprio mondo incantato, in cui però la fiabesca rappresentazione, magari esagerata per voler proporre una componente visiva che funge da caricatura alle vivide luci del musical americano, non trova riscontro, ma anzi diventa un ossimoro, nella disillusa realtà.
Buonissimo musical, con tanti pregi, concettualmente e sotto il punto di vista della messa in scena di gran valore, eppure, per una questione di gusti personali, non mi ha conquistato del tutto.