Sarò un po' largo con la valutazione, ma per un film come questo, metto un po' di lato l'obiettività, considerato quanto mi piace quel periodo a livello musicale, l'universo del rock e tutti i fenomeni ad esso correlati, ed in fondo, ho provato anche una certa invidia nei confronti di William Miller nel suo girovagare in tour con questa rock band, vivere i dietro le quinte, toccare con mano il mito, spesso fatto soltanto trapelare ai fan, avere a che fare con le esuberanti personalità delle rockstar, nella loro lunaticità e frenesia, un viaggio che diventa una sorta di percorso formativo per un ragazzino di appena 15 anni, che fino a quel momento la musica l'aveva vissuta solo in casa ed attraverso i suoi scritti, riuscendo a trattare diverse tematiche tramite una discreta gamma di personaggi, tutte propedeutiche all'ambiente.
Partiamo dal contesto, fin dai primi minuti col rapporto che si viene a creare tra genitori e figli, la partenza della sorella da casa per i contrasti con una madre apparentemente troppo asfissiante e con la mania del controllo nei confronti dei figli, che considera la musica rock come una sorta di preambolo ad una vita di eccessi e droghe, già qui viene messo in evidenza il contrasto generazionale, la funzione che ha avuto il movimento a livello sociale, la ribellione vista dalla vecchia generazione con un occhio paternalistico, però il personaggio della McDormand, tra l'altro in un'altra delle sue grandi performance, non è la classica madre bigotta bidimensionale, anzi riesce a trasmettere svariate sfaccettature, una certa impulsività per timore del futuro del figlio ma allo stesso tempo una saggezza di fondo che la distingue dalle macchiette bigotte, facendo prevalere in determinati punti anche il valore stesso della cultura classica, a cui quella del periodo faceva da contraltare.
Poi c'è il protagonista, William, un ragazzino che si appassiona al rock, grazie alla sorella che gli lascia in eredità la sua collezione di dischi, e che dischi, nella scena in cui li sfoglia appena apre la borsa ci saranno diversi dei miei album preferiti, uno più bello dell'altro, William ha il sogno di fare il critico musicale, e ben presto gli viene anche data l'opportunità, un po' per caso, un po' per perseveranza, di andare in tour con gli Stillwater, da qui inizia il percorso di crescita e maturazione, il suo venire a contatto sia con i membri della band, i quali hanno personalità diametralmente opposte, basti vedere il bassista ed il batterista nelle loro secche interviste, a differenza di cantante e chitarrista ben più egocentrici ed esuberanti, la crescita di William passa da diversi aspetti, che sia la perdita della verginità, per via delle groupie in viaggio con la band, che sia la scoperta dell'amore, ma anche per come viene travolto da un contesto che vive di contraddizioni, andando a ricollegare un altro importante cambiamento, quello dello stesso ambiente, il rock che era nato per essere una controcultura che viene progressivamente inglobato nel capitalismo, la metafora è chiara nel viaggio stesso della band, partita dal basso e che pian piano riesce a riscuotere successo, arrivando al cambio del manager che inizia a dargli consigli sia di natura amministrativa che a livello di immagine, perdendo l'essenza del rock stesso e della sua impulsività a favore di visibilità ed ovviamente denaro, il ribelle che viene comprato dal sistema.
E poi c'è il punto di vista di Penny Lane, affermata groupie interpretata da Kate Hudson, lei porta ad una riflessione sulla celebrità, la sua ossessione per i musicisti, il voler vivere sempre in tour con qualcuno di famoso, lo stare sulla cresta dell'onda, diventano presto un elemento dai tratti crepuscolari, andando a rimarcare il suo disagio di fondo, che mostra quest'attitudine alla stregua di una dipendenza, il sapere a memoria tutte le canzoni, una rappresentazione amara del fanatismo che porta all'annullamento della persona stessa, lasciandola con le briciole una volta che la frenesia dell'avventura e della celebrità sono finite.
"Almost famous" è un film che adoro per come rappresenta l'ambiente ed il periodo storico, scritto benissimo - magari Cameron Crowe avesse mantenuto sti livelli, invece dopo si è dedicato a commedie imbarazzanti - stralcomo di citazioni musicali ed ovviamente con una colonna sonora divina, non sto neanche ad elencare i gruppi di culto ed i pezzi che vi sono perché è un elenco infinito, un viaggio da assaporare dal mood agrodolce a forza di schitarrate e qualche scena particolarmente impattante - la festa dove Russell è strafatto "I'm the golden god!", meravigliosa -