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1997 FUGA DA NEW YORK regia di John Carpenter

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stratoZ     9 / 10  05/03/2026 14:51:24 » Rispondi
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Vabè, veniamo al dunque, "Escape from New York" è un capolavoro, e per quanto mi riguarda uno dei film action più belli di sempre, straordinario a partire dal soggetto e finendo con la messa in scena, Carpenter dirige una pietra miliare che diventerà estremamente influente in diversi ambiti, a partire dalla fantascienza, creando una sorta di antesignano del cyberpunk, non tanto a livello narrativo quanto per la sua rappresentazione di un futuro cupo e degradato, una New York diventata un'enorme prigione a cielo aperto dove i criminali sono abbandonati allo stato brado da un governo autoritario e liberticida, clamorosa la bellezza delle scenografie, una Manhattan, simbolo del potere economico occidentale, totalmente in decadenza, con i suoi vicoletti lerci, falò di mobili in ogni angolo della strada, scritte sui muri, tutto in totale abbandono, diventando specchio di una società distopica nella quale la distanza tra i potenti ed il popolo si è ampliata talmente tanto da non lasciare una zona di buffer, ma soltanto ricchi che viaggiano nel lusso e una zona d'ombra, andando ad aggiungere un forte elemento di decadenza a tutta la pellicola.

Il soggetto è molto semplice, in un clima di guerra, il Presidente degli Stati Uniti viene preso in ostaggio da dei ribelli prima di andare ad una conferenza con Cina ed Unione Sovietica per, a detta del governo, salvare la situazione, finendo con la capsula di salvataggio su Manhattan, da qui le forze militari fanno entrare in gioco Snake Plissken, un ex militare poi diventato criminale che sta per essere mandato nella prigione di Manhattan, al quale viene proposta la libertà se riesce a salvare il Presidente e di conseguenza l'ordine mondiale, venendo anche messo alle strette da un siero che gli viene iniettato e che lo farà morire se non riesce a concludere la missione entro 24 ore, da qui iniziano le avventure di Snake nella sporca e buia metropoli abbandonata a se stessa, Carpenter è un maestro nel dirigere sequenze che passeranno alla storia, dallo stesso atterraggio sul World Trade Center, all'esplorazione del contesto, col protagonista che viene a contatto con diversi personaggi bizzarri, dal tassista strambo a Brain, interpretato dal grande Harry Dean Stanton, fino al Duca, che è tipo l'uomo più tamarro sul pianeta, basti guardare la macchina con i candelabri al posto dei fari ed il vestito con le spalline dorate, lui è il boss del posto, quello intoccabile con una serie di uomini che lavorano per lui, da qui il film propone un dilemma su quale piano rispettare, il Duca vuole tenere in ostaggio il presidente per chiedere la libertà di tutti i prigionieri dell'isola, allo stesso tempo Snake lotta per la sua sopravvivenza, sapendo di avere meno di 24 ore prima di morire, generando diverse scene di straordinaria fattura, dall'incontro sul ring col gigante, che finisce con una bella mazza chiodata in testa - Carpenter qui non si risparmia con le sequenze cruente e ciniche - alla fuga dopo che Brain ha liberato il presidente, il tutto gestito benissimo da una regia straordinaria che riesce a far risaltare la componente di tensione, specie nelle sequenze sul ponte minato, tenendo lo spettatore col cuore in gola ed arrivando ad un finale meravigliosamente anarchico, una genialata.

Messa in scena commovente, ho parlato delle scenografie, ma la fotografia è altrettanto straordinaria, un film quasi del tutto girato in notturna, ci saranno cinque minuti di giorno, in cui vige una componente futuristica straniante e degradata, meravigliosi i primi piani di Kurt Russell sull'aereo con la luce rossa di spalle e quella verde del radar frontale, meravigliosa l'illuminazione degli esterni di Manhattan, con questa luce fredda che illumina piccole zone e lascia il resto in ombra, o altre volte in cui la luce è generata dagli stessi falò accesi dai criminali che bivaccano per le strade, una colonna sonora, composta come spesso accade dallo stesso regista, di gran livello, col suo amato sintetizzatore, ed una serie di momenti iconici da paura che suggellano un film stracolmo di critica al potere, totalmente antisistema e che tramite il suo protagonista, uno degli antieroi per eccellenza, mette ben in evidenza il contrasto tra l'istinto di sopravvivenza e l'ideologia ribelle.

Capolavoro.