La seconda parte di Kill Bill mantiene gli altissimi livelli qualitativi del primo, tuttavia, a mio parere in maniera diversa, se il primo era un treno che travolgeva lo spettatore con le sue esplosioni d'azione, sangue ed adrenalina, questa seconda parte invece prende dei connotati diversi, lo stile si fa più dilatato, viene dato più spazio alla narrazione e meno all'azione pura, che per carità, è ancora presente e soprattutto, riesce a rimanere impressa grazie all'altissima qualità delle scene.
Il film parte con un flashback che mostra l'origine di tutto, la bella sequenza in bianco e nero della prova del matrimonio, il lungo e profondo dialogo tra la sposa e Bill ed il repentino cambio stilistico che porta alla tragedia che si consuma, si nota già uno stile estroso, imponendo una certa epicità e regalando altre citazioni cinematografiche, in questo caso parlo di quella a "The Searchers" di Ford, con la sposa inquadrata di spalle mentre esce dalla porta della chiesa che ricorda il finale con John Wayne che si allontana, si arriva al continuo della storia, che dopo il primo capitolo col viaggio in Giappone della protagonista si risposta nel Far West, per ovvi motivi uno dei posti tanto adorati dal regista, nel quale la sposa andrà a consumare la sua vendetta sul fratello di Bill, altro colluso nella strage, è qui che Tarantino scatena un estro registico incredibile, tornando al concept del pastiche e proponendo una regia estremamente variegata nei suoi prestiti, ricorrendo ai cosiddetti piani italiani, quella famosa inquadratura tipica degli spaghetti western, specie quelli di Leone, strettissima sugli occhi, utilizzata più volte, sia nel primo confronto tra la protagonista e Budd, sia nelle sequenze dopo con Elle, addirittura vi è pure l'utilizzo del power zoom, tipico del cinema horror italiano, Bava su tutti, nelle sequenze col maestro Pai Mei, arrivando alla celebrissima scena della sepoltura da viva, momento altissimo, in cui si scatena una forte componente claustrofobica, intrinseca nella situazione e gestita benissimo a livello registico, con anche un efficace dilatamento dei tempi e le dovute citazioni a Fulci, dalla sepoltura stessa, che riprende una celebre scena di "Paura nella città dei morti viventi", alla mano che fuoriesce dalla tomba, direttamente da "Zombi 2".
Nel capitolo successivo, nello scontro con Elle, il film torna allo stile esagerato ed estremamente dinamico del primo capitolo, il confronto fra le due donne che detona in una splendida scena action in cui distruggono la marcissima roulotte di Budd, arrivando alla splendida trovata dell'occhio, un gran bel momento gore
La lunga sequenza finale è il perfetto sigillo del film, un momento di confronto dove vengono chiarite tutte le circostanze e che prende, probabilmente per la prima volta, una piega di stampo malinconico, portando a tratti ad empatizzare con lo stesso Bill, facendo fuoriuscire nello spettatore emozioni che all'inizio della storia non pensava minimamente di poter provare.
Splendida seconda parte che dilata i tempi, probabilmente è meno divertente del primo capitolo, ma risulta più affine alle emozioni più lente da metabolizzare, si aggiunge un'interessante componente drammatica, l'ironia viene parecchio smorzata, anche se è comunque presente - si pensi agli esilaranti dialoghi tra Budd ed il suo datore di lavoro al locale, o ancora, al personaggio di Pai Mei, una perfetta parodia dei maestri di arti marziali orientali - portando il film su lidi prettamente malinconici e con una forte epicità di fondo.