stratoZ 7½ / 10 oggi alle 13:02:57 » Rispondi ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER
Fin ora è il film che ho preferito di Chloé Zhao, regista che con le precedenti opere mi aveva tutt'altro che entusiasmato, qui invece se ne esce fuori con un bel melodramma, emozionante, sentito, gutturale, messo in scena ottimamente, con due interpreti totalmente in palla, ma anche il cast di contorno fa un lavoro sublime, una componente visiva di alto livello, ambientato quasi del tutto nell'Inghilterra rurale del cinquecento, adattando l'omonimo romanzo, che creava attorno alla misteriosa figura di Shakespeare una versione molto romanzata della sua vita privata, facendone venire fuori un film che tratta intelligentemente l'elaborazione del lutto, elemento che emerge prepotentemente nella seconda parte di film, dopo una prima ben più ancorata al contesto del tempo, come si vede nelle sequenze riguardanti l'inizio della loro storia d'amore, osteggiata dalle famiglie, il turbolento rapporto del protagonista con un padre autoritario, così come la mancanza di una figura materna di riferimento per Agnes, traumatizzata dalla morte della madre in giovane età, in questo tempo di matrimoni combinati e famiglie oppressive i due riescono a creare un nucleo, nonostante la divergenza di visione sul posto dove vivere, Agnes preferisce stare nella casa di campagna, crescere i figli nella tranquilità del posto, William invece la sente fin troppo stretta per le sue ambizioni e decide di intraprendere diversi viaggi di lavoro andando a Londra a collaborare con i teatri e scrivere opere.
L'avvenimento cardine del film ovviamente, è la perdita del figlio, è qui che la potenza emotiva della pellicola si scatena sullo spettatore, le urla strazianti di Agnes dilaniata dall'immagine del figlio agonizzante restituiscono una dimensione di elaborazione del lutto quasi animalesca, un dolore insopportabile che detona e travolge la donna, allo stesso tempo, William sembra avere una reazione agli antipodi, rimane pacato, venendo scambiato quasi per noncurante dalla moglie che addirittura lo mena perché qualche giorno dopo se ne vuole tornare a Londra per lavorare, ma ben presto la sceneggiatura chiarisce e mostra tutt'altro, l'approccio di William diventa una grande rappresentazione della potenza catartica ed emotiva dell'arte, la nuova opera come omaggio al figlio, la difficoltà nel lasciarlo andare, il dramma che si catalizza e diventa un cimelio immortale, la vita che diventa fonte d'ispirazione, andando verso una visione d'insieme che mitiga il dolore e lascia un grande senso di spiritualità.
Le sequenze finali al teatro sono degli splendidi momenti, di una potenza emotiva altissima e con una messa in scena particolarmente evocativa che difficilmente lascia indifferenti.