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IL GUSTO DEL SAKE' regia di Yasujiro Ozu

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stratoZ     8½ / 10  12/03/2026 12:42:50 » Rispondi
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Ultimo film di Ozu, altro splendido dramma che racchiude le tematiche che ha efficacemente trattato durante la sua carriera, il film prende liberamente ispirazione da "Tarda Primavera", modificandone solo leggermente l'aspetto narrativo, rendendolo di stampo più corale visti i vari personaggi coinvolti, ma il nocciolo della questione rimane sempre attorno a quei contrasti che generano una forte emotività, a partire dal tempo che passa, l'ormai vecchio manager aziendale che vive con la figlia, spronato indirettamente dalle sue dipendenti che pian piano si stanno sposando, ma anche dalla stessa società giapponese che sembra andare sempre più veloce, creando una forte aspettativa dietro le decisioni di una donna in età di matrimonio, è qui che il film divide efficacemente la narrazione tramite una componente nostalgica data dai frequenti incontri tra vecchi amici, ormai attempati, a parlare dei tempi passati e delle relazioni che furono, con uno di loro che ha trovato una moglie ben più giovane, simbolo del cambiamento radicale in atto nella cultura giapponese, ed allo stesso tempo che li descrive come soli ed arrendevoli nei confronti di una quotidianità statica, il film si muove spesso in questo limbo tra tradizione e modernità, frequente è l'uso di simboli, come le stesse canne fumarie industriali che aprono il film ma anche il treno.

Ozu dipinge uno splendido affresco del Giappone del periodo, con la ferita della Seconda Guerra Mondiale ancora in fase di guarigione - come si evince da alcuni dialoghi in cui i personaggi si pongono la domanda su come sarebbe ora il mondo se avessero vinto loro la guerra - che pone un ulteriore contrasto tra il costante guardare al passato e l'ansia di un futuro incerto, utilizzando degli splendidi colori che danno vivacità alle sue inquadrature, non rinunciando a diverse scene in esterno e qualche raro movimento di camera, oltre che ai classici punti di vista direttamente dal tatami.

La degna conclusione di carriera di un grandissimo maestro del cinema orientale, ma con un'influenza che va ben oltre.