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UN ALTRO FERRAGOSTO regia di Paolo Virzì

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stratoZ     5 / 10  13/03/2026 12:09:29Nuova risposta dalla tua ultima visita » Rispondi
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Per quanto mi riguarda, una noia mortale, Virzì realizza un sequel di una delle sue prime opere, adattandolo ai tempi, alla società ed alla politica contemporanea, l'ho trovato un film estremamente macchiettistico che nella sua coralità non riesce ad approfondire mezzo personaggio e mostra una serie di caratteri bidimensionali, potenzialmente nobile negli intenti ma fin troppo didascalico e banale, con concetti espressi quasi in maniera divulgativa, una messa in scena che si limita soltanto a mostrare questi continui battibecchi tra le due fazioni ma anche quelle interne e poco altro.

Dopo quasi trent'anni a Ventotene tornano buona parte dei personaggi del primo film, Sandro, intepretato da Silvio Orlando, è il classico uomo di sinistra ormai disperato per la situazione politica odierna e sul finire della sua vita per via di un tumore inoperabile, che gli fa perdere spesso lucidità, la sua famiglia e gli amici che lo accompagnano sono fondamentalmente una vetrina dei caratteri più stereotipati della sinistra liberale, dal figlio, omosessuale che è diventato ricco grazie alla vendita di una famosa app, all'amico di una vita con cui ovviamente ha litigato per divergenze ideologiche e di linguaggio, fino alla moglie, esausta per la situazione familiare, dall'altro lato troviamo Marisa che si è risposata dopo la morte del marito e torna sull'isola per il matrimonio della nipote, la classica influencer burina ed ingenua, con quest'uomo che è un po' il classico romano con tendenze di estrema destra, qualche precedente per violenza domestica, il taglio a buzzcut e l'attaccamento alle forze armate di cui ha fatto parte.

Il film si sviluppa con uno stile corale che prima introduce, fin troppo lentamente, le due parti, poi le fa incontrare scatenando le classiche scintille, ma sembra tutto un pretesto per piazzare qualche dialogo qua e là a mostrare le differenze di vedute e l'eterna inconciliabilità tra i due mondi, come nel caso del famoso muretto, importante simbolo dell'antifascismo, che viene abbattuto per il matrimonio, che manderà su tutte le furie Sandro, forse ultimo e morente rappresentante dell'ideologia.

Virzì con una sceneggiatura scialba e poco incisiva sembra girare fin troppo sulle stesse tematiche, proponendo più volte scontri che hanno un linguaggio alla stregua dei reel di Instagram ed ogni tanto torna sui lidi sentimentali e le vecchie questioni ancora aperte del film precedente, ma l'interesse latita, anche le sequenze di stampo più surreale, come i sogni di Sandro con i compagni mandati al confino, risultano sciocche.