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SIRAT regia di Oliver Laxe

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Mauro@Lanari     7½ / 10  17/03/2026 20:58:30 » Rispondi
I fratelli Almodóvar producono questo film per dirci nel 2025 che la Movida è finita e s'è passati a Céline. Meglio tardi che mai accorgersi della conclusione d'un fenomeno con trent'anni di ritardo. Nella 1a metà degli anni '90 la musica da dancefloor era avanguardia pura: con Roland, sequencer, campionatori, Cubase, audio-midi si componeva rumorismo percussivo freestyle (cioè con tutt'i colpi in battere, levare, 16esimi, 32esimi), un micidiale riff/groove di basso, un'armonia dissonantizzata microtonalment'e il cuore d'una melodia soul Tamla Motown. Nel '94 i Prodigy di "Music for the Jilted Generation" s'erano già incupiti e la scena di Bristol fece lo stesso quand'i Massive Attack passarono d'"Unfinished Sympathy" ('91) a "Mezzanine" ('98): scomparsa dell'estasi degli smile e tripudio di techno sempre più estremizzata fin'alla tekno con sola cassa e basso ostinati più timbrich'elettroniche sempre più alienate e disturbanti. "Non è per ascoltare, è per ballare" ("You don't listen to it. You dance to it"): l'oasi edenica s'era già mutata in raduno di tribe di freak in trance per un disperato requiem post-apocalittico evocando il Vietnam di Coppola o l'Australia della saga di "Mad Max" (1° episodio: anch'esso del '79). "È così che ci si sente quando finisce il mondo?" "Non so come ci si sente, Bigui, ma è già da un po', che è arrivata la fine del mondo" ("Is this what the end of the world feels like?" "No idea what it feels like, Bigui, but the end of the world started long ago.") Almeno si torn'a parlare di cose serie senza estetismi, l'aveva già fatto "Asteroid City" nel 2023 con una commedia nerissima, però ormai Wes Anderson è bollato come "quello pastelloso che diverte".
Mauro@Lanari  oggi alle 08:29:01 » Rispondi
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I fratelli Almodóvar producono questo film per dirci nel 2025 che la Movida è finita e s'è passati a Céline. Meglio tardi che mai accorgersi della conclusione d'un fenomeno con trent'anni di ritardo. Nella 1a metà degli anni '90 la musica da dancefloor era pur'avanguardia: con Roland, sequencer, campionatori, Cubase, audio-midi si componeva rumorismo percussivo freestyle (cioè con tutt'i colpi in battere, levare, 16esimi, 32esimi), un micidiale riff di basso, un'armonia dissonantizzata microtonalment'e il cuore d'una melodia soul Tamla Motown. Nel '94 i Prodigy di "Music for the Jilted Generation" s'erano già incupiti e la scena di Bristol fece lo stesso quand'i Massive Attack passarono d'"Unfinished Sympathy" ('91) a "Mezzanine" ('98): scomparsa dell'estasi degli smile e tripudio di techno estremizzata fin'alla tekno d'n'b con solo cassa e bass'ostinati più timbrich'elettroniche sempre più alienat'e disturbanti. "Non è per ascoltare, è per ballare" ("You don't listen to it. You dance to it"): l'oasi edenica s'era già mutata in raduno di tribe di freak in trance per un disperato requiem post-apocalittico evocando il Vietnam di Coppola o l'Australia di "Mad Max" (1° capitolo anch'esso del '79). "È così che ci si sente quando finisce il mondo?" "Non so come ci si sente, Bigui, ma è già da un po', che è arrivata la fine del mondo" ("Is this what the end of the world feels like?" "No idea what it feels like, Bigui, but the end of the world started long ago"). Almeno si torn'a parlare di cose serie senz'estetismi in un deserto associabile a "Zabriskie Point" (1970) o a "Gerry" (2002). Nel 2023 l'aveva fatto pure "Asteroid City" con una commedia nerissima, però ormai Wes Anderson è bollato come "quello pastelloso che diverte".