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CREPUSCOLO DI TOKYO regia di Yasujiro Ozu

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stratoZ     9 / 10  20/03/2026 15:34:47 » Rispondi
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Per quanto mi riguarda è uno dei capolavori di Ozu, un dramma straordinario, pessimista, cupo, amaro, malinconico, che mette in mostra il disfacimento di una famiglia, concentrandosi su tre figure padre, figlia maggiore e figlia minore, che a loro modo subiscono le conseguenze dei traumi pregressi, la sceneggiatura tratteggia i personaggi in maniera incredibilmente efficace, il padre arrivato ad un punto stagnante della propria vita dopo l'abbandono della moglie, andata via di casa con un amante quando le figlie erano piccole, la figlia maggiore che si è sposata ma è recentemente tornata a casa del padre per via del brutto rapporto col marito, ubriaco e violento e la minore che ha subito il trauma dell'abbandono della madre senza avere più un punto di riferimento e recentemente si è scoperta essere incinta di un ragazzo, vedendo crollare addosso a lei tutti i pregiudizi di una società in cui ancora vige la convenzione del matrimonio concordato e in cui essere incinta al di fuori del matrimonio è considerata una vergogna. Tutti e tre sono in un punto diverso della vita coniugale, tutti e tre sembrano provare un forte malessere dato dalla condizione della stessa.

Il film si sviluppa con una messa in scena clamorosa, tra le più suggestive del regista che implementa una componente visiva molto cupa al suo stile formale e simmetrico, non mancano bellissime sequenze in esterno con una Tokyo notturna suggestiva e affascinante, tra silhouette che si muovono tra le pittoresche vie della città e locali notturni fumosi nei quali i personaggi sembrano perdersi, o ancora, la bellissima scena al porto, in cui vi è il dialogo nel quale scopriamo della gravidanza della figlia minore, con i personaggi ripresi di spalle, momento splendido sia visivamente che particolarmente toccante a livello emozionale, questo stile cupo e desolato si riflette sulle tematiche e sulla psicologia dei personaggi, spesso sospesi tra il dolore del passato che non riesce ad essere dimenticato e l'incertezza di un futuro grigio, l'evento cardine, il ritorno della madre in città, sarà la scintilla che porterà verso un dramma incommensurabile, un passato doloroso che sembra riaprire ferite apparentemente guarite, instillando anche un certo sospetto sugli eventi.

Il finale, come spesso accade con Ozu è di un'emotività incredibile, la celeberrima scena alla stazione nella quale la madre attende invano la figlia per un saluto finale è di un'amarezza desolante, con la straordinaria qualità di far provare empatia nei confronti di un personaggio fino a quel momento demonizzato, mostrando che per quanto possa aver commesso degli errori, conservi una componente umana toccante, così come il finalissimo, che riserva una scelta di compromesso amara per entrambe le parti, nel quale lo spettatore viene assalito da un senso di solitudine che si fa sempre più forte nel mentre il padre si prepara per andare a lavoro e continua la sua routine, Ozu è un maestro nel gestire i significati intrinsechi della quotidianità, e qui, siamo agli apici della sua espressività.

Film immenso.