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MYSTIC RIVER regia di Clint Eastwood

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stratoZ     8 / 10  23/03/2026 15:03:32Nuova risposta dalla tua ultima visita » Rispondi
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Thriller eccezionale di Clint Eastwood, fortissimo e spietato emotivamente, freddo stilisticamente, un po' quelle caratteristiche che adoro, una sceneggiatura di altissimo livello che racconta la storia di questi tre amici, legatissimi da piccoli, con uno di loro che è stato rapito ed abusato per pochi giorni, portandosi le conseguenze psicologiche per il resto della vita, gli altri due che invece hanno preso strade agli antipodi, uno è diventato un detective della squadra omicidi, l'altro invece è finito in carcere per una rapina e dopo si è rifatto una vita, il punto focale del film è l'omicidio della figlia di quest'ultimo, sul quale indagherà l'amico detective.

Clint mette in scena un film che tramite la narrazione investigativa, nemmeno troppo complessa in realtà, indaga sulla mentalità dei personaggi, pone conflitti etici, mostra un'America dilaniata dalla violenza in cui la morale sembra essersi estinta, stracolma di compromessi, con alcune sequenze di una potenza emotiva devastante, la stessa scena di Sean Penn che scopre dell'omicidio della figlia, con quel montaggio alternato tra la comunione della figlia più piccola ed i poliziotti che indagano, fino a quelle urla disperate del padre al parco sommerso da una marea di uomini a placare la sua furia, passando per una fase investigativa che approfondisce bene i rapporti, mostrando le parallele indagini tra le forze dell'ordine ed i loschi uomini di Sean Penn che sperano di arrivare prima della polizia per farsi giustizia da soli, mettendo in scena quel contrasto concentrato nel personaggio tra la sete di sangue e di vendetta, molto legata al suo passato criminale, e la nuova etica da padre di famiglia, credente e prudente, che dovrebbe seguire la legge.

La sceneggiatura si diverte a giocare con il sospetto, i dettagli evidenti che tuttavia nascondono altre verità, i problemi psicologici di un personaggio come quello di Tim Robbins che fin troppo banalmente viene coperto di tutti gli indizi che porterebbero alla colpevolezza, che però vengono ribaltati nella fase finale in cui il colpo di scena non funziona soltanto in ottica di stupore, quanto è devastante a livello emotivo e riporta a nuovi dilemmi etici concentrati sulle azioni del personaggio.

Clint impone una regia secca e senza fronzoli, grazie anche a delle interpretazioni eccezionali, Sean Penn in stato di grazia, così come Tim Robbins e Kevin Bacon, una componente visiva fredda, in una Boston asettica che rispecchia le psicologie dei personaggi, così persi in rapporti di convenzione, così in colpa con se stessi, il finale è un capolavoro di amarezza nel quale tutto il marcio viene nascosto sotto al tappeto e temporaneamente soppresso, ma in fondo, il marcio continua a putrefare e direttamente o indirettamente, per quanto si possa far finta di nulla, prima o poi si sentirà.