Film che ho gradito molto questo di Linklater, come una grossa parte della sua filmografia d'altronde, "Blue moon" l'ho visto come un omaggio al cinema di Woody Allen, con cui ha fin troppe affinità, a partire dalla stessa ambientazione, quella di un'America vintage, qui siamo intorno agli anni quaranta, nel contesto del musical di Broadway, con la figura di Lorenz Hart, questo uomo sagace e dalla parlantina infinita che praticamente è uguale a qualsiasi personaggio interpretato da Woody, con un'unica differenza, non è ipocondriaco, ma anzi ha tendenze autodistruttive, questa serie di aspetti rende il film in questione una sorta di lungo monologo fortemente malinconico sulla vita di questo celebre paroliere rappresentata in una fase calante, è un film colmo di amarezza e rimpianti, riempito di quella sofferenza tipica delle persone che tendono a pensare troppo, che mettono costantemente cuore e passione ma non vengono mai ripagate, in particolare, mi ha ricordato "Broadway Danny Rose", forse uno degli apici malinconici di Woody.
Praticamente ambientato in una sola location, un bar al di fuori del teatro dove vi è la prima di Oklahoma, il musical di maggior successo di Richard Rodgers, storico collaboratore del protagonista, insieme al quale ha scritto opere musicali per più di vent'anni, che tuttavia ottiene questa spropositata popolarità alla prima collaborazione con un altro paroliere, la prima parte funziona ottimamente da contesto, col protagonista che intrattiene un lungo dialogo mentre si trova da solo col barista ed un pianista facendo intravedere il suo passato e soprattutto un certo risentimento nei confronti di quest'opera per la quale prova una non troppa velata invidia, già da qui si intuisce anche la personalità esuberante del personaggio, il suo acume e la capacità dialettica, oltre ad una straordinaria sensibilità per l'arte, Ethan Hawke, in un ruolo abbastanza inedito, offre una grande performance, toccante e disincantata, amareggiata e malinconica, che esplode nella seconda parte, quando entrano in gioco i vari personaggi, dallo stesso Richard, con cui intrattiene un lungo dialogo nella speranza di tornarci a collaborare, alla sua musa, Elizabeth, donna della quale è follemente innamorato, ma che ricambia solo in via amichevole, essendo grata per la l'interesse di Lorenz, stimandolo sotto il punto di vista umano ed artistico, ma dal quale non riesce ad essere attratta, l'unione di questi fattori si catalizza in un finale estremamente toccante, che lascia lo spettatore desolato e con una forte amarezza, una sensazione molto simile a quella di diversi film di Woody, col protagonista che rimane solo mentre le due persone più importanti per lui lo hanno scartato, andando ad enfatizzare quella sofferenza di un'anima sensibile, la passione di un'artista che vorrebbe non scendere a compromessi.
Un fiume di dialoghi che scalda il cuore dello spettatore, un fluire di emozioni forti che ho gradito particolarmente, Linklater dimostra ancora una volta di essere un ottimo autore, Hawke si mette in gioco e sfodera una delle performance migliori della carriera, il risultato è più che positivo.