Una delle prime opere celebri di Ozu, ancora del periodo muto, che già anticipa le tematiche ed in alcuni aspetti anche lo stile futuro del regista, il film ambientato nel Giappone contemporaneo prende presto i toni di una commedia, analogamente ai grandi comici americani del muto, come Chaplin e Keaton, Ozu propone un film che commistiona sapientemente la componente slapstick, di stampo più demenziale con una certa critica sociale nemmeno troppo velata, "Sono nato, ma…" è un film che si dedica all'infanzia, mostrandola in maniera delicata e lievemente edulcorata, ma tramite questa critica intelligentemente il contesto del Giappone del periodo, prendendo spesso e volentieri di mira gli adulti, il sistema scolastico, una certa chiusura dogmatica e rigidità degli educatori, che sfocia in sequenze dall'atmosfera gioviale ma che non nascondono un minimo di amarezza di fondo, a partire dallo stesso incipit del trasferimento, fino alle avventure scolastiche dei due fratellini che devono fare i conti con i bulli, fino a quella che è una sorta di caduta dell'ideale del padre autoritario ed infallibile che porterà nella seconda parte interessanti spunti di crescita per i due piccoli protagonisti.
Ozu come ci abituerà in futuro gioca molto bene sia col contesto familiare che quello sociale, legato alla tradizione, qui più che mai visto che parlavamo ancora di un Giappone imperiale, ben distante dal Giappone del dopoguerra che l'autore riproporrà nella stessa modalità in "Buon giorno", inserendo l'elemento tecnologico, riuscendo a sprigionare una forte empatia.
Molto bello visivamente, col suo tipico stile statico, fatto di piani simmetrici, che non raggiungono ancora la bellezza formale futura, ma in ogni caso ci sono immagini di assoluto valore, alternando anche parecchio le sequenze in interni, di natura più rigida, con le luminose scene in esterno, terra di svago e crescita per i due protagonisti.