Non è il tipo di film che mi fa strappare i capelli ma tutto sommato è un discreto biopic, Scott Hicks propone la storia di David Helfgott, talento precoce al pianoforte che nel corso degli anni ha dovuto affrontare diversi problemi, andando a scandire per bene la sua vita attraverso un montaggio peculiare che alterna diversi piani temporali, incuriosendo efficacemente lo spettatore fin dalla prima sequenza sotto la pioggia, con un Geoffrey Rush straordinario nel suo caratterizzare il personaggio, immersivo e capace di far scaturire una forte empatia, passando dal linguaggio paraverbale con la sua parlantina veloce e tremolante alla gestualità scattosa e colma di energia, spostandosi successivamente alle origini, con David ancora bambino tra competizioni ed un talento difficile da arginare, ma allo stesso tempo un padre autoritario e possessivo, che da un lato vuole il suo sviluppo in ambito musicale, dall'altro cerca di tarpargli le ali, impedendogli, anche con metodi aggressivi, di partire inizialmente per l'America e poi ricattandolo una volta che ha preso la decisione di trasferirsi nel Regno Unito.
"Shine" in fondo gestisce bene le emozioni, senza nemmeno perdersi in fronzoli inutili, è un film che va in crescendo per una buona prima parte, dando un buon punto di vista del personaggio, con la regia abile a mostrare le forti pressioni che lo porteranno ad implodere psicologicamente fino ad una seconda parte che convenzionalmente conferma un po' quel tipico schema di caduta e rinascita, l'uscita di scena, l'allontanamento dai riflettori, permettono a David di coltivare del tempo per sé e riprendere in mano la propria vita, anteponendo la felicità e la passione alla più sfrenata ambizione dettata dalle pressioni dell'ambiente, permettendo anche la nascita della sua storia d'amore e la rinascita del suo talento, una volta che i sintomi della malattia si attenuano, ma è anche una storia di perdono e metabolizzazione, il rapporto col padre che aleggia per tutta la durata del film è un elemento che contamina costantemente la vita di David, e con cui dovrà fare i conti nella via verso la pace con se stesso.
L'ultima parte di film in particolare l'ho trovata emozionante, visivamente è un po' il tipico film da oscar impacchettato ed infiocchettato benino, tra ottime interpretazioni, la colonna sonora, elemento portante del film, piena di pezzi classici, tra cui il celeberrimo terzo concerto di Rachmaninoff, considerato una sorta di tabù per i musicisti ed una buona componente visiva, tra una regia particolarmente dinamica che non disdegna i movimenti di camera e qualche 360* ed una fotografia fredda.