Thorondir 6 / 10 02/04/2026 12:32:32 » Rispondi La cosa più apprezzabile dell'intero lavoro è il coraggio di Panahi nel girarlo. L'atto politico in sé è decisamente più potente e condivisibile dell'opera: perché "Un semplice incidente" è l'ennesimo film sull'Iran girato per gli occidentali. Un paese complessissimo ridotto a sociologia binaria dei buoni e cattivi, con tutto il corredo di propaganda a fare da contorno. Attenzione: qui non si vuole difendere l'attuale sistema al potere in Iran, si contesta che basti raccontare semplicisticamente un mondo complesso per fare un grande film. Perché al di là di una costruzione narrativa in crescendo che però si perde per strada tra forzature e improbabilità, tutta la vicenda è di un banale binarismo semplificatorio: il cattivo lo vediamo praticamente solo di notte e con il solito uso simbolico del rosso (come a dire, "questo è il volto del potere, oscuro e macchiato di sangue") mentre i buoni non vogliono essere come "loro", indugiano, hanno fisime morali, accorrono a salvare madri incinte, comprano dolcetti, ecc. Insomma, se è lecito (e anzi doveroso) aspettarsi da Panahi un film eminentemente politico, lo è meno dover accettare una tale banalizzazione politica e cinematografica. Mi spiace, ma al cinema di Panahi continuo a preferire l'ambiguità stratificata e sfaccettata di un Farhadi.