Bel film di Alain Guiraudie, un'opera bizzarra che mischia diversi generi, dal dramma al thriller, dalla commedia nera ad interessanti venature di grottesco, dall'erotico al noir, è un film che gioca col contesto, ambientato in questo paesino nel bel mezzo della campagna francese dove per via della morte del suo ex datore di lavoro questo giovane torna dopo tanto tempo, avendo però a che fare con una realtà ben diversa da quella che si ricordava, seguendo lo schema narrativo dell'estraneo che arriva a rompere le uova nel paniere, suscitando diverse reazioni da persona a persona, in primo luogo vi è la moglie del defunto che per colmare il dolore accetta ed asseconda la richiesta di una permanenza più lunga del protagonista, passando per il figlio, che invece è riluttante a questa scelta ed entrerà in aperto contrasto, sono rapporti che si basano su una forte ambiguità, si ha costantemente la sensazione che la visione dell'autore tenda a togliere i tipici filtri che vengono anteposti nella realtà, è così che ogni rapporto viene contaminato da erotismo, violenza, risentimento, senza la minima intenzione di limitarsi, il costante inserimento del protagonista nella quotidianità del paesino sembra fargli prendere costantemente una posizione di rilievo e sostituzione della mancanza, mettendo a nudo i bisogni di un'umanità morbosa e dipendente dai rapporti affettivi, l'eccezione è rappresentata ovviamente dal figlio, che intraprende un rapporto conflittuale col protagonista, anche per via del passato, nel quale si fa trasparire una relazione omosessuale fra i due, ormai sposato, ma probabilmente impaurito dal suo ritorno e dalle conseguenze che può avere sulla sua vita, da qui si consuma l'evento cardine del film, l'omicidio del figlio, che trasforma il film in una sorta di thriller che solo inizialemente punta sulla tensione, andano a giocare coi sospetti e le dichiarazioni contraddittorie del protagonista quando messo in difficoltà, salvo poi concentrarsi su concetti ben più filosofici conditi da un forte senso del grottesco, a tal proposito la figura del parroco domina la seconda parte, in lui vi è l'estrema provocazione del regista ma anche una riflessione stessa sul senso di colpa, sulla coscienza in eterno scontro col pragmatismo, il pentimento del protagonista che in realtà passa da un compromesso, non essendo mai sincero ed incondizionato, altro modo per mettere a nudo l'egoismo intrinseco nel personaggio che tuttavia non viene visto sotto una lente di biasimo.
Molto bello sotto il punto di vista visivo, tra le pittoresche ambientazioni del borghetto francese, il bosco in pieno autunno, pieno di colori caldi e foliage, dove si svolgono diversi momenti chiave della vicenda, un forte uso del simbolismo, come possono essere i funghi, specchio del senso di colpa, che nascono sopra la terra dove vi è seppellito il cadavere, e diversi momenti in notturna, ne fuoriesce un film spesso in bilico tra la provocazione e la riflessione che gioca molto con le sensazioni dello spettatore nello descrivere un microcontesto colmo di ambiguità e bisogni gutturali, un'opera intelligente che lascia tanto margine all'interpretazione dello spettatore.