Il finale lascia intendere che la protagonista, invece di rifarsi una vita, capisca di avere un futuro come "giustiziera casalinga". E fin qui, ci si può anche fare una risata genuina. Purtroppo, è il percorso verso quel twist a far crollare il castello di carte costruito da Feig. La sceneggiatura, patinata ma inizialmente lineare, nella seconda metà comincia a frastagliarsi, lasciandosi prendere la mano da situazioni telefonate e poco incisive. La caratterizzazione dei personaggi è volutamente ambigua, ma finisce per giustificare cambi di rotta poco chiari e ingenuità nello script. Il cast comunque regge: le due protagoniste tengono botta, mentre l'antagonista maschile sembra perdersi in corso d'opera. Feig dirige con sfacciataggine, puntando tutto sul lato psicologico deviato piuttosto che sulla cura dei dettagli. Il film intrattiene, ma la sua inconsistenza narrativa lo rende presto dimenticabile.