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LA CIENAGA regia di Lucrecia Martel

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stratoZ     7½ / 10  15/04/2026 14:33:38 » Rispondi
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

L'esordio di Lucrecia Martel è un buonissimo dramma che tratta la dissoluzione, perlopiù morale, di una famiglia argentina, i modelli sono abbastanza evidenti, Altman in primis, sia per la natura corale del racconto che introduce i tanti componenti della famiglia e si diverte a caratterizzarne le grottesche vicende che per l'approccio dissacrante, con lievi incursioni nel grottesco, passando da altri colossi come Pasolini, Renoir, Bunuel, in maniera minore, ma la regista argentina riesce a dare una visione del tutto personale alla vicenda, creando un film anticlimatico nel quale racconta tramite piccoli aneddoti una fetta di vita di questa famiglia in totale crisi identitaria ed unitaria, un aspetto che ho apprezzato molto è l'atmosfera torbida che si respira, a partire dall'ambientazione afosa della casa in campagna durante la stagione estiva, umidità e zanzare, una piscina sporca che non viene pulita da anni, nella quale non si vede il fondale, probabilmente uno specchio della stessa famiglia e dei rapporti di convenzione che vanno avanti per inerzia, è qui che avvengono le vicende dei personaggi, tra egoismi e superficialità, liti per dettagli insignificanti e doppi giochi alle spalle di altri familiari, il personaggio di Mecha, matriarca che ha perso la sua affidabilità e passa le giornate a bivaccare in piscina costantemente ubriaca, finendo in ospedale per un goffo incidente mentre porta dei bicchieri pieni d'alcool, o gli stessi figli, costantemente trasandati dalle figure che dovrebbero essere punti di riferimento e che per questo passano degli inauspicabili guai, come José e la sua rissa in discoteca o Luciano, uno dei figli più piccoli, protagonista di un finale shockante, passando per le due figlie, specchio dell'alienazione di giovani che sembrano aver perso la voglia e la capacità di interazione e costantemente a guardare la televisione, a tal proposito vi sono pure i riferimenti sociologici che la regista inserisce, con l'elemento dell'apparizione della vergine, visto più volte in televisione, specchio di un'Argentina ancora legata ai dogmi ed ad un certo conservatorismo - e qui ci potrebbe anche essere un po' di Fellini se vogliamo - che sembra diventato una delle ultime speranze di un popolo ormai privo di ogni valore morale.

Ritratto spietato di una famiglia argentina, una regia secca che punta al realismo e regala una narrazione evocativa che parla più per sensazioni che per concetti, l'ho apprezzato molto, anche per via di un'affascinante componente visiva che asseconda una certa decadenza asettica che si respira nel film.