Uno dei film più famosi e celebrati di Bergman, ed effettivamente è un capolavoro, straordinario nel suo rappresentare la vita sotto questa veste malinconica ed esistenzialista, tramite il personaggio di Isak Borg, apprezzatissimo professore che alla veneranda età di 78 anni deve intraprendere questo viaggio per andare a riscuotere un premio alla carriera, da qui inizia un'avventura che getta le basi per quello che sarà il road movie di stampo esistenziale, ripreso più volte in futuro, il film procedendo nella narrazione riesce a toccare splendidamente diverse tematiche correlate alla vita del protagonista, a partire dall'incubo iniziale, momento straordinario nel quale si esplicita una delle ossessioni di Bergman, che si farà per ovvi motivi sempre più marcata e presente nella sua filmografia futura, la paura e consapevolezza della morte, la scena marcia meravigliosamente tramite questo silenzio desolante e con la semplice ed immediata metafora degli orologi senza lancetta, fino all'arrivo di questo carro funebre con lo stesso protagonista che rivede se stesso nel feretro.
O ancora, gli splendidi momenti quando passano dalla casa di campagna dove il protagonista ha vissuto la sua infanzia, comprendente lo stesso posto delle fragole che da il nome al film, sono attimi di pura nostalgia dove un vecchio pieno di rimpianti rimembra le gioie e dolori della gioventù, il rapporto con la cugina di cui era innamorato, una delle prime delusioni d'amore che influenzeranno inevitabilmente la sua vita - tra l'altro, piccola parentesi, momento ripreso genialmente da Woody Allen in "Crimes and misdemeanors" - o ancora, i successivi incubi che fanno rivivere i momenti bui della vita privata del protagonista, il tradimento della moglie, la surreale scena all'università dove viene processato per il suo egoismo e la sua freddezza, estremamente evocativa nel trasmettere un misto di sensazioni dolorose tra senso di colpa e rimorso, così come i successivi momenti con la cugina Sara, con la semplice ed efficace metafora dello specchio, che gli fa temere la morte ed allo stesso tempo rappresenta la tematica del doppio, come a separare la persona sotto il punto di vista professionale, apprezzata ed incensata e quella sotto la deludente vita privata, rimasta sola e senza affetti, con la morte ad attenderlo, ed è questo uno degli argomenti principali del film, questo eterno contrasto, che si palesa anche nelle figure dei ragazzi a cui danno un passaggio, giovani e speranzosi, costantemente di buon umore, con una vita davanti ed ancora la possibilità di vivere senza rimpianti, cosa fino a quel momento non riuscita al protagonista.
Ma il film in fondo è magnanimo, nonostante il tempo trascorso, nonostante il poco tempo a disposizione del protagonista, la sua presa di consapevolezza e redenzione lasciano lo spettatore con sensazioni molto positive, trasmettendo una forte gioia di vivere, il suo cullarsi nelle memorie di una beata gioventù tra affetti familiari misto ad un nuovo approccio ai rapporti interpersonali, scalda il cuore ed emoziona, il primo piano del protagonista che dorme, questa volta sorridendo, è estremamente evocativo e lascia una meravigliosa sensazione.
Bergman come al solito è divino registicamente, poco da fare, qui alle prese col mitico Victor Sjostrom, leggenda del cinema svedese muto, soprattutto alla regia - guardare "Il vento", "Il carretto fantasma" e "L'uomo che prende gli schiaffi"- ma anche la stessa Ingrid Thulin, nel ruolo della nuora, personaggio che per buona parte del viaggio mostra una certa passività ma che pian piano mostrerà i suoi grossi problemi della vita privata diventando uno dei catalizzatori del percorso del protagonista, alternando sequenze di stampo surreale meravigliose, sempre chiare ed evocative, ad un concreto realismo, riuscendo ad emozionare e trascinare lo spettatore in questo meraviglioso road movie.