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THE LIVING END regia di Gregg Araki

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stratoZ     7½ / 10  16/04/2026 13:36:49 » Rispondi
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Gran bell'esordio di Gregg Araki, è un film che ho apprezzato molto per il suo stile grezzo, la cattiveria con cui mette in scena un contesto degradato, violento, minaccioso, nel quale vivono i due protagonisti, una California sporca dove tramite un bel montaggio parallelo vengono introdotti due omosessuali dalle attitudini totalmente differenti - elemento che verrà ripreso, con le dovute varianti, in futuro da quel gioiellino di "Weekend" di Andrew Haigh - uno è fondamentalmente un topo di biblioteca, od in questo caso di videoteca, appassionato di cinema che trova nell'arte il rifugio alle angherie del mondo esterno, già il modo in cui è allestita la sua camera dice molto, tra poster di Godard - verso il quale stilisticamente il film ha qualche debituccio - ed Andy Warhol, che viene a scoprire della sua sieropositività il giorno stesso, un po' chiuso a guscio emotivamente e che trova conforto solo nella sua migliore amica, restando sempre sulla difensiva, per puro istinto di conservazione, l'altro invece è fondamentalmente un ribelle, rimasto senza casa che affronta il mondo tutti i giorni a muso duro, come si vede nella bella sequenza che lo introduce nella quale ha a che fare con questi due squilibrati che gli danno un passaggio, ma anche nelle successive vicende in cui resta tutto il tempo sul filo del rasoio, reagendo sempre all'omofobia del posto, alla violenza, sia verbale che fisica, che si vede quotidianamente nelle strade.

L'incontro tra i due fa nascere una splendida storia d'amore che prende presto le fattezze di un postmoderno Bonnie e Clyde, in seguito all'instaurarsi di un rapporto nel quale entrambi sembrano trovare una parte mancante il più docile trova una figura forte e di rassicurante protezione, il più duro trova una figura dolce col quale poter mostrare la sua parte vulnerabile, trasformando presto il film in una vera e propria fuga per l'ennesimo guaio in cui si caccia Luke, provocando anche una montagna russa emotiva per via del temperamento dei due personaggi, raggiungendo momenti di assoluta tensione, il finale al riguardo è una perla difficile da dimenticare, quell'atto all'aperto con Luke che si punta la pistola contro è di una potenza emotiva incredibile, una passione trascinante e gutturale.

Gregg Araki dirige un film sporco, dai tratti underground, con un'atmosfera torbida, che mischia le suggestioni del cinema moderno ad uno spirito tendente verso il pulp, una camera che si muove costantemente, una fotografia saturissima, ed un montaggio ribelle, esattamente come l'attitudine dei protagonisti che respirano costantemente la morte, elemento che nel film viene citato e vissuto continuamente, dato dalla consapevolezza dei due di esserci molto vicini vista la sieropositività, per quanto mi riguarda è un film bellissimo.