Ottimo lungometraggio (anche se più precisamente si potrebbe parlare anche di mediometraggio data l'ora scarsa di durata) di Keaton anche se non lo considero una delle punte di diamante della sua filmografia. La trama è molto semplice, un ricco ereditiero e la giovane ragazza con cui pianificava di sposarsi, ma che lo ha rifiutato, si trovano molto casualmente in questa nave dove avrebbero dovuto passare il viaggio di nozze pensato dal protagonista nelle sue illusioni. Dopo una breve introduzione di dieci minuti, il film entra rapidamente nel secondo atto, pieno di peripezie e belle trovate da parte di una buonissima regia. I due personaggi, abituati a vivere nel benessere quotidiano si ritrovano in una nave alla deriva, senza cibo ne acqua, e dovranno arrangiarsi per svolgere anche i più semplici compiti quotidiani, è qui che Keaton da una grande dimostrazione di ispirazione, basti pensare alle innumerevoli gag che riesce a creare, su tutte probabilmente le più riuscite sono quella del quadro che lo terrifica durante la notte e quella del piccolo cannone a cui si lega involontariamente e sembra puntare sempre lui. Interessante la parte dei cannibali, in cui vi è il climax del film, con anche un grande dispendio produttivo per l'epoca, considerato l'uso di riprese subacquee, non esattamente un elemento molto comune al tempo. Il finale è una piccola chicca che valorizza un già ottimo film. Se l'esito sentimentale era scontato, è invece geniale l'utilizzo che ne fa Keaton, che lo ribalta in una gag comica che racchiude i due significati del film insieme, l'amore ricercato e la goffagine dei personaggi in questione.